Cosa è il calcio senza la passione popolare? In Spagna – come in Italia – i vertici della Liga credono che la necessità di riprendere il campionato valga più della vita delle persone. E fa niente che nel Paese il contagio da Coronavirus sta scaricando tutta la propria potenza virale, che la giornata di ieri abbia lasciato sul campo un bollettino di guerra tremendo: un morto ogni 16 minuti negli ospedali che si trovano nella cintura della capitale. I loro nomi li trovi in calce alla lista dei 169 deceduti nelle ultime 24 ore mentre il numero complessivo è salito a 767 (ed è destinato ad aumentare).

In questo scenario di pandemia (ancora) fuori controllo la Liga ha fissato una data sul calendario: 23 aprile. Secondo il presidente dei club iberici, Javier Tebas, è quella la data utile perché il campionato riparta. Non è solo un convincimento personale ma la linea comune emersa dalla riunione "virtuale", dai contatti telematici con i rappresentanti delle società.

E i calciatori cosa dicono? Sarebbe interessante saperlo a giudicare dai casi di positività riscontrati in questi giorni, dal Valencia fino all'Espanyol. La maggior parte – e della stessa opinione sono gli allenatori – non ha intenzione di infilare subito le scarpette e andare in campo ma l'impressione è che, in un modo o nell'altro, si arriverà a un compromesso.

Si faccia in fretta e quanto necessario. È stata questa la raccomandazione di Tebas (secondo quanto raccolto nell'articolo pubblicato dal quotidiano sportivo spagnolo ‘Marca') che ha caldeggiato il ritorno all'attività agonistica – a cominciare dalla ripresa degli allenamenti – ma nel rispetto dei protocolli di sicurezza per evitare ulteriori forme di diffusione del Covid-19. Per adesso – ma molto dipenderà anche dall'evoluzione dell'emergenza sanitaria nei prossimi giorni – l'ipotesi sul tavolo resta quella del 23 aprile, al massimo il primo week-end di maggio. Che vergogna.