video suggerito
video suggerito

Tonetto: “Gioco a footvolley, non a padel. A Roma uno Scudetto lo meritavamo, la Nazionale a 32 anni è stata magia”

Dai campi vicino alla trattoria dei genitori a Trieste alle annate vissute da protagonista in campo con la Roma fino all’esordio in Nazionale a 32 anni: Max Tonetto ripercorre a Fanpage.it la sua carriera tra cadute, rinascite e un amore infinito per il calcio (e per il mare).
A cura di Vito Lamorte
0 CONDIVISIONI
Immagine

Quando parla di Lecce gli si incrina ancora la voce. Quando ricorda Roma gli si accende lo sguardo. E quando torna su quel rigore contro l’Arsenal non cerca alibi, ma parole semplici: "Fa parte del percorso". Max Tonetto è stato un esterno moderno prima che diventasse di moda esserlo, uno che ha fatto tutta la gavetta possibile (dall’Interregionale alla Champions League e alla Nazionale) passando per infortuni, scelte di pancia e rinascite inattese.

Oggi vive a due passi dal mare, organizza eventi, allena ragazzi e gioca a footvolley dodici mesi l’anno. Ma dentro resta il ragazzo che attraversava la strada per andare a vedere un campo di calcio davanti alla trattoria dei genitori. Da lì è cominciato tutto. E da lì riparte il suo racconto a Fanpage.it tra cadute, rinascite e un amore infinito per il calcio.

Max, partiamo dall’oggi. Cosa sta facendo?
"Da dieci anni abbiamo una scuola calcio e un centro fitness a Casal Palocco, a Ostia, insieme a Simone Perrotta. Siamo rimasti nello sport, abbiamo solo allargato un po’ il cerchio rispetto al calcio giocato".

Ci racconta com’è nata questa passione per il footvolley?
"Finita la carriera vivevo vicino al mare. Il footvolley era arrivato in Italia trent’anni fa grazie ai brasiliani, si era radicato in Romagna e a Roma. Me lo hanno fatto conoscere degli amici e me ne sono innamorato. Ormai da quindici anni è il mio sport principale. Non gioco a padel: gioco a footvolley".

Il rigore sbagliato da Tonetto in Roma–Arsenal.
Il rigore sbagliato da Tonetto in Roma–Arsenal.

Non è semplice però…
"È complicato, sì. Il campo è quello del beach volley ma si gioca solo con i piedi. Non ho più vent’anni, però mi piace, è aggregante, stai all’aria aperta. Dopo il Covid abbiamo scoperto il mare d’inverno: prima usavamo strutture indoor, poi siamo rimasti all’aperto. Ora il mare lo cerchiamo dodici mesi l’anno".

Prima ancora c’era stato il beach soccer.
"Sì, con la nazionale di Maurizio Iorio facevamo il tour estivo sulle spiagge italiane. C’è la sabbia in comune, ma sono sport diversi: il beach soccer è più vicino al calcio".

Facciamo un passo indietro e torniamo agli inizi della carriera di Max Tonetto. Come nasce il calcio per lei?
"I miei genitori erano ristoratori a Trieste, lavoravano sempre. A sei anni andavo con loro in trattoria. Di fronte c’era un campo da calcio: passavo i pomeriggi a guardare gli allenamenti. Un giorno un papà mi disse: ‘Perché non provi?'. Da lì è cominciato tutto, con il San Giovanni Trieste".

Max Tonetto in azione con la maglia della Sampdoria.
Max Tonetto in azione con la maglia della Sampdoria.

A 16 anni era già in Interregionale…
"Feci una quindicina di presenze. Mi videro degli osservatori, segnai un gol e iniziai a fare provini in giro per l’Italia".

Gli anni tra Reggiana e Serie C sono stati i più duri della sua formazione?
"I più delicati e formativi. A 17 anni mi trasferisco a 400 chilometri da casa. Non c’erano cellulari, si telefonava a gettoni, cinque ore di treno per tornare. In uno di quegli anni mi rompo il ginocchio. Sono stati momenti difficili, ma ti danno la forza di non mollare. La cosa più complicata non è far bene: è rialzarsi quando cadi".

Poi arriva Carlo Ancelotti…
"Rientro dall’infortunio e me lo ritrovo sempre accanto in palestra. Non aveva nessun motivo per stare lì con un ragazzino di vent’anni, eppure mi seguiva, mi incitava, mi diceva di prepararmi perché sarebbe arrivato il mio momento. E così è stato: vinciamo la Serie B e debutto in A".

Poi il passaggio a Empoli, dove trova continuità e Luciano Spalletti.
"Sì, mi cerca con insistenza. Era un allenatore giovane, ma con idee chiarissime. L’ho ritrovato anni dopo a Roma".

Differenze tra lo Spalletti di Empoli e quello di Roma?
"L’esperienza ti aiuta quando sali di livello, soprattutto nella gestione del gruppo. Ma l’indole è rimasta la stessa: diretto, di pancia, ti guarda negli occhi. È anche un grande provocatore, cerca una reazione".

Tonetto insieme ad Aldair.
Tonetto insieme ad Aldair.

Non tutti sanno che Tonetto è passato anche dal Milan ma quell'esperienza durò pochissimo: cosa non funzionò?
"Mi voleva Zaccheroni dopo lo scudetto. Faccio tutta la preparazione da titolare, poi mi rompo la caviglia. Due mesi fuori, nel frattempo arriva Serginho. A gennaio capisco che non mi sento più centrale nel progetto e decido di cambiare. Forse è stata una scelta troppo di pancia, ma per me sentirmi importante era fondamentale".

Un'altra parentesi importante della sua carriera è stata Lecce, dove è stato anche capitano…
"Ci arrivo dopo un’esperienza negativa a Bologna. Avevo preconcetti sul Sud, lo ammetto. Poi ho fatto come nel film “Benvenuti al Sud”: ho pianto arrivando e ho ripianto andando via. Lecce è un posto meraviglioso".

Toneto ai tempi del Lecce.
Toneto ai tempi del Lecce.

La salvezza del 2004 è rimasta nella storia: cosa ricorda di quell'annata?
"Giro d’andata disastroso, nove punti. Poi un ritorno incredibile: record di punti, vittorie con Juventus e Inter. Eravamo una squadra che doveva salvarsi ma giocava per vincere sempre. Vucinic, Chevanton, Giacomazzi, Cassetti… qualità e spirito. Quella fascia da capitano la porto ancora nel cuore".

Poi arriva la Sampdoria e Novellino la trasformò in esterno nel 4-4-2: quanto è stato complesso reinventarsi tatticamente?
"Avevo fatto tanti ruoli a Lecce. Con Novellino, 4-4-2 fisso, nasce una fascia di corsa e temperamento. Faccio otto gol da esterno sinistro alto".

L’arrivo alla Roma nel 2006 ha segnato l’apice della sua carriera: cosa scattò in quell’ambiente?
"Arrivo a parametro zero a 31 anni. Spalletti mi richiama. Ritrovo il miglior Totti, Scarpa d’Oro, e un De Rossi clamoroso. In quattro anni vinciamo tre trofei, tre secondi posti, due quarti di Champions. Forse uno Scudetto lo meritavamo: lo perdiamo all’ultima giornata".

Max Tonetto con la maglia del Milan.
Max Tonetto con la maglia del Milan.

Il rigore sbagliato contro l’Arsenal in Champions nel 2009: come si supera un momento così davanti al proprio pubblico?
"È una botta forte, ma fa parte del percorso. Se perdi una finale di Champions come Maldini, sono botte enormi. La differenza la fa come ti rialzi. Il giorno dopo a Trigoria c’erano diecimila tifosi a ringraziarci: eravamo arrivati ai rigori in condizioni complicatissime. Ci vuole tempo, ma si supera".

Tonetto ha fatto il suo esordio in Nazionale a 32 anni con l’Italia di Roberto Donadoni: è stata la soddisfazione più grande della sua carriera?
"Quando superi i 30 tiri le somme. Con la Roma dissi: vorrei la ciliegina sulla torta. È arrivata. Sentire l’inno contro le Far Oer è qualcosa di magico".

Ormai è un romano d’adozione, che idea si è fatto della nuova Roma di Gasperini?
"Mi piace. Ha fame, vuole rimettersi in gioco. Porta mentalità, uomo contro uomo, coraggio. Il prossimo mercato sarà decisivo. Tornare in Champions è fondamentale: per visibilità, ambizione, crescita".

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views