Sergio Conceicao: “In Arabia i calciatori non si presentavano agli allenamenti: la famiglia, la preghiera…”

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L’ex tecnico del Milan Sergio Conceicao racconta le difficoltà incontrate all’Al Ittihad in Arabia Saudita: “Il problema erano i giocatori locali, non per cattiveria, ma per cultura. Ci sono andato perché era un bel contratto, non sono ipocrita”.

Dopo la breve esperienza al Milan, cinque mesi conclusi da una risoluzione anticipata del contratto in seguito al deludente ottavo posto in campionato, e comunque con una Supercoppa portata a casa, Sergio Conceicao è andato a prendersi una vagonata di soldi in Arabia Saudita all'Al Ittihad, anche in quel caso terminando il contratto con un anno di anticipo dopo soli nove mesi e un quinto posto nel torneo vinto dall'Al Nassr di Cristiano Ronaldo davanti all'Al Hilal di Simone Inzaghi.

Sergio Conceicao e la scelta dell'Arabia Saudita: per soldi

Il 51enne tecnico portoghese – che attualmente è in attesa di trovare una squadra – non ha problemi ad ammettere che il denaro è stato il motivo per cui ha accettato di andare a Gedda: "Loro fanno dei contratti meravigliosi. Sono ipocrita se dico che sono andato perché il campionato è bello. Sono andato perché era un bel contratto. Poi era anche una sfida importante per capire un altro mondo".

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Sergio Conceicao con la Supercoppa vinta col Milan battendo l'Inter il 6 gennaio 2025

Conceicao spiega che chi arriva dall'Europa e prova a cambiare alcune abitudini non esattamente professionali, o comunque non adeguate agli standard cui siamo abituati, trova un  muro: "Quello che mi domando è perché pagare tanto delle persone, professionisti, dirigenti, allenatori, staff, che vengono in Arabia per dare qualcosa in più, per fare evolvere il calcio, e dopo un mese, un mese e mezzo, tu ti devi adeguare a loro. Le regole che tu arrivi e cerchi di impostare… è difficile. Non è un mondo facile. Comunque devo dire grazie, perché sono stato trattato benissimo".

Le difficoltà del tecnico con i calciatori sauditi dell'Al Ittihad: "Non hanno una cultura del lavoro"

Conceicao prova a far capire in che contesto si è trovato a lavorare: "I giocatori stranieri (ovvero i big ingaggiati a peso d'oro, come i vari Benzema, Kanté, Fabinho, En-Nesyri all'Al Ittihad, ndr) non erano mai un problema – dice al podcast della ‘Gazzetta' – Il problema più grande erano gli altri. Perché quei campioni, per il livello che hanno, sono intelligenti, sanno quello che devono fare per continuare a vincere. I giocatori locali non è che lo fanno perché sono cattivi o che non hanno voglia, è proprio la cultura, non hanno una cultura del lavoro, non hanno questa questa mentalità ed è difficile gestire questa cosa".

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Sergio Conceicao discute con l'ex romanista Aouar all'Al Ittihad

Immaginiamo la faccia del portoghese quando si è trovato davanti a situazioni come questa: "Delle volte ci sono giocatori che non non si presentano all'allenamento. Proprio così… perché hanno una scusa… hanno un familiare che non sta bene, la religione… chi si è alzato per pregare alle 5 del mattino e se facciamo una sessione al mattino non si presentano. Tutto questo per me, per come sono fatto, è molto difficile. È stato veramente un insegnamento, ho imparato delle cose che non voglio più per la mia carriera". Una lezione ben pagata, c'è di peggio.

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