Roberto Mancini contro i pregiudizi sul calcio italiano: “Va male e c’è chi è felice che sia così”
Roberto Mancini considera fuorvianti e anche un po' pretestuosi i paragoni che accompagnano la crisi del calcio italiano, in particolare quelli presi e messi in controluce rispetto alle vicende della Nazionale ripartita ancora una volta da zero dopo aver fallito per la terza volta a qualificazione ai Mondiali. Il ct un sospetto lo ha, ma non lo dice chiaramente: non gli hanno mai perdonato l'aver lasciato la guida degli Azzurri (agosto 2023) per accettare il ricco incarico in Arabia Saudita. Ma resta ai fatti: il raffronto con l'Italia che aveva grandi calciatori come Francesco Totti, Alessandro Del Piero o Roberto Baggio è ingeneroso perché il movimento non produce più sei, sette fenomeni in una stessa generazione. È solo l'incipit della riflessione che va alla vigilia della gara di Nations League con la Turchia, il resto lo affida a due frasi: "Si può anche arrivare a vincere giocando da squadra, come accaduto nel 2021 pur non avendo grandi campioni" e ancora "il calcio va male e c'è chi è felice che sia così, perché i calciatori sono persone che guadagnano tanto". E cita anche la Spagna campione del mondo: se è arrivata a toccare quelle vette di calcio è perché ha portato avanti nel tempo un percorso di cui oggi sta raccogliendo i frutti con un ciclo vincente.
Mancini: "Non abbiamo più 6, 7 fenomeni tutti assieme"
Il ragionamento che il ct fa sul calcio italiano è tutt'altro che indulgente, né cerca attenuanti. Da un lato sottolinea come l'Italia abbia avuto periodi in cui la qualità del talento era tale che anche giocatori di livello assoluto erano costretti a fare panchina. "Il calcio in questo momento è in difficoltà, perché non ha più quello che ha avuto per tanti anni, ovvero per tante generazioni a volte anche 6-7 fenomeni tutti insieme". È una differenza sostanziale rispetto al passato, lapalissiana a giudicare da quel che si vede ma è qui che il discorso di Mancini prende una piega diversa: potrebbe usare quella giustificazione come un alibi difficili da smontare, invece propone una chiave di lettura alternativa e coraggiosa. Non è vero che senza quei nomi è impossibile costruire una Nazionale competitiva e non può essere solo quella la spiegazione delle difficoltà del momento.
Il riferimento agli Europei vinti nel 2021 contro ogni previsione (c'era lui in panchina e aveva accanto a sé Gianluca Vialli) non è casuale. "Quando partimmo nel 2018, nessuno ci dava una lira… Poi, dopo un po' di tempo, le cose cambiano e penso che sarà ancora così, perché il calcio è così".
La Spagna come esempio di progetto costruito nel tempo
L'altra sfumatura dei confronti che non piacciono a Mancini riguarda la Spagna. Ridurre tutto solo a una questione di calciatori è troppo semplice e anche ingiusto. "Alla Spagna invidio il titolo mondiale, ma in realtà niente, perché credo che abbia meritato tutto quello che ha fatto: è un percorso iniziato tanti anni fa. C'è stato un progetto, portato avanti molto bene". La strada indicata non è certo aspettare il nuovo Totti o il nuovo Del Piero ma allevare una squadra e darle il tempo necessario per trovare un'identità. E serve farlo con pazienza, al netto di un calendario che non lascia tempo né margini di errore: "Un giovane sicuramente dà energia. Ha voglia di fare, essendo alle prime partite e credo che questo sia importante. Chiaramente i giovani non possono avere l'esperienza di chi ha fatto 200 partite in Serie A e nelle coppe europee".
Il ct e il calcio sotto attacco: "Va male e c'è chi è felice che sia così"
La polemica del ct non riguarda soltanto i giocatori perché contesta anche il modo in cui vengono raccontati i risultati dello sport italiano. I successi nel tennis con Jannik Sinner, le eccellenze in altre discipline come l'Atletica, il Nuoto e la Pallavolo (sia maschile sia femminile) relegano il football a un ruolo marginale rispetto al passato. Mancini non ritiene giusto prendere le vittorie che si ottengono in un determinato sport come metro di valutazione per giudicarne un altro.
"Penso che in Italia lo sport sia sempre stato importante, in tutte le discipline e a tutti i livelli. Tutte le volte si fanno i raffronti. Il calcio va male e c'è chi è felice che sia così, perché i calciatori sono persone che guadagnano tanto".