Real Madrid furioso con l’arbitra Silvia Gasperotti: “Mai vista una cosa del genere in vita mia”
L'arbitra italiana Silvia Gasperotti è finita nella bufera giovedì sera per quello che è accaduto nel finale del match di Champions League femminile – nel secondo turno della fase a girone unico – tra Manchester City e Real Madrid: all'89° minuto, sul punteggio di 1-1, Silvia Cristobal è arrivata in corsa su un pallone vagante al limite dell'area e ha calciato all'incrocio dei pali, mettendo a segno un gol tanto bello quanto pesante. Tuttavia, un attimo prima che la giocatrice del Real calciasse, la Gasperotti aveva fischiato per interrompere il gioco, dopo che si era scontrata – indietreggiando per non ostacolare la spagnola – con la giocatrice del City Beth Mead.
La 33enne arbitra voleva togliersi da mezzo, ma non poteva sapere che alle sue spalle stava correndo – anche lei verso il pallone – la calciatrice del City, che è finita per essere stoppata, non potendo ostacolare la battuta della Cristobal. In quel momento la Gasperotti non ha esitato, fischiando all'istante per interrompere l'azione. Dunque non si può parlare di gol annullato, né il VAR di conseguenza poteva intervenire, visto che il gioco già era stato fermato.
La rabbia dell'allenatore del Real Madrid verso l'arbitra italiana Silvia Gasperotti: "Una cosa mai vista"
Inutili le proteste vivaci di calciatrici e staff del Real: dopo un paio di minuti, l'arbitra ha fatto riprendere il gioco scodellando il pallone a vantaggio del portiere del City. Incontenibile è stata la rabbia in panchina del tecnico delle merengues, Pau Quesada: "Questo non l'ho visto in tutta la mia fottuta vita. Questa non è Champions, questa è un'altra cosa".
Dopo la partita, l'allenatore ha poi argomentato ulteriormente: "Faccio fatica a capire perché abbia fischiato così presto. Avrebbe potuto aspettare l'intervento del VAR. Lavoriamo su questo da molto tempo: si lascia che l'azione finisca, si va al VAR e si controlla".
Cosa dice il regolamento del gioco del calcio: la decisione arbitrale è difendibile
La consultazione del regolamento del gioco del calcio in questo caso deve andare di pari passo con quello che ha pensato l'arbitra Gasperotti in quei concitati secondi, ovvero che la calciatrice del City da lei ostacolata era più vicina al pallone e dunque ci sarebbe arrivata prima della spagnola, il che si desume anche dal fatto che poi ha fatto riprendere il gioco ‘droppando' la palla per darla direttamente al portiere della squadra inglese. Quando infatti al momento dell'interruzione la sfera è fuori area, va a un giocatore della squadra che ne aveva o avrebbe avuto il possesso.
Avendo dunque ritenuto di aver interferito in maniera decisiva con l'azione, la Gasperotti ha immediatamente interrotto il gioco, appena prima che la Cristobal segnasse il gol del 2-1. Ma lo poteva fare a termini di regolamento? Qualcuno ha sostenuto che l'azione dell'arbitra italiana fosse contraria al regolamento, citando la Regola 9 che prevede l'interruzione e la palla scodellata solo se quest'ultima tocca un membro della squadra arbitrale, resta in campo e si verifica una di queste situazioni: parte un attacco promettente, cambia il possesso, o il pallone entra direttamente in porta. Qui il pallone non ha mai toccato la Gasperotti: è stata lei a entrare in contatto fisico con Beth Mead.
E tuttavia, anche se non esiste una norma specifica che imponga di fermare il gioco se l'arbitro ostacola la corsa di un calciatore, la Regola 5 dà però al direttore di gara ampia discrezionalità di interromperlo comunque per interferenze, lesioni o qualsiasi circostanza che renda l'azione non equa.
All'interno dunque di questo perimetro più ampio che ha come stella polare non solo le regole, ma lo "spirito del gioco", "le decisioni si baseranno sul giudizio dell'arbitro, che ha la facoltà di assumere le misure appropriate". E quindi la Gasperotti poteva fermare tutto perché, a suo giudizio, la propria interferenza fisica aveva reso l'azione non equa, impedendo alla Mead di recuperare il pallone o quanto meno contrastare l'avversaria.
Una valutazione che rientra nella piena discrezionalità del secondo comma della Regola 5. A quel punto, una volta fischiato, il pallone non era più in gioco e il tiro successivo finito in gol è come se non fosse mai stato scoccato. Ovviamente, visto che si parla di discrezionalità e non c'è una regola ‘ad hoc' come nel caso in cui il pallone avesse toccato l'arbitro in maniera impattante, l'arbitra non era obbligata a fischiare e fermare il gioco.
Quanto all'altro aspetto della vicenda, ovvero l'obiezione di Quesada di lasciare finire l'azione in modo da lasciare al VAR la possibilità di intervenire, è di buon senso arbitrale moderno, ma non è un obbligo regolamentare. Insomma, se anche avrebbe potuto comportarsi diversamente nella circostanza, il comportamento di Silvia Gasperotti in City-Real è assolutamente difendibile con il regolamento in mano.