Qual è l’unica condizione per cui i Mondiali di calcio 2026 potrebbero essere rinviati

Il prossimo 11 giugno inizieranno i Mondiali di calcio 2026, un'edizione che vedrà due prime volte: sarà il primo torneo a 48 squadre (dalle 32 precedenti), nonché il primo ad aver luogo in tre nazioni diverse, Canada, Messico e Stati Uniti. Mancano dunque 98 giorni alla partita inaugurale tra Messico e Sudafrica, in programma allo stadio Azteca di Città del Messico. E tuttavia, con l'infuriare della guerra in Medio Oriente dopo l'attacco di Israele e degli Stati Uniti all'Iran e l'allargarsi sempre più del conflitto fino a lambire l'Europa (un raid con droni è stato lanciato dall'Iran contro Cipro), qualche punto interrogativo si sta sollevando.
La partecipazione dell'Iran ai Mondiali 2026 è a forte rischio a causa della guerra con gli Stati Uniti
In primis ci sono dubbi fortissimi sulla partecipazione dell'Iran, che in una situazione di guerra perdurante con gli Stati Uniti – qualora, come possibile, le operazioni militari non cessino da qua a giugno – mai potrebbe presentare la propria nazionale ai Mondiali organizzati dal nemico, cosa che peraltro potrebbe avvenire anche in caso di cessazione del conflitto prima dell'inizio del torneo. Tra l'altro, tutte e tre le partite dell'Iran nel girone, contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto, si svolgeranno proprio negli Stati Uniti, il che potrebbe creare anche problemi di sicurezza.

Al momento, comunque, la FIFA va dritta per la sua strada, ribadendo "l'intenzione di una Coppa del Mondo sicura e protetta a cui partecipino tutte le squadre" e non prendendo neanche in considerazione l'ipotesi che l'Iran possa ritirarsi. Peraltro, anche in caso di partecipazione, già c'è la certezza che nessun tifoso potrà seguire la nazionale iraniana negli Stati Uniti, a causa del divieto assoluto imposto ai suoi sostenitori (così come a quelli di Haiti) di entrare in suolo americano, emesso da Donald Trump con un ordine esecutivo lo scorso giugno.
I dubbi sullo stesso svolgimento dei Mondiali: il professor Chadwick spiega il caso estremo che porterebbe al rinvio
Detto dell'Iran, c'è tuttavia chi arriva ad allungare ombre sullo svolgimento degli stessi Mondiali, tenendo conto del fatto che delle 104 partite in calendario nella fase finale, 13 si giocheranno in Messico, 13 in Canada, e le restanti 78, compresa la finale, negli Stati Uniti. Ma davvero i Mondiali 2026 potrebbero essere rinviati? È un'ipotesi realistica? C'è una sola condizione, davvero estrema e che ovviamente avrebbe ripercussioni ben peggiori a livello globale per la vita di tutti, per la quale si potrebbe arrivare a una decisione senza precedenti.
Lo spiega a ‘Sportbible' Simon Chadwick, professore di Sport e Geopolitica Economica presso la SKEMA Business School di Parigi, che ha ricoperto il ruolo di Direttore della Ricerca per gli organizzatori dei Mondiali in Qatar del 2022: "Mancano solo tre mesi alla Coppa del Mondo, quindi un rinvio del torneo all'anno prossimo sembra improbabile. Dal punto di vista logistico, economico e politico, riprogrammare il mega evento rappresenterebbe una sfida enorme. Finché il conflitto rimarrà circoscritto al Medio Oriente, sarà difficile giustificare o spiegare un rinvio".

"Tuttavia, se gli attacchi si estendessero anche all'Europa e al Nord America, la questione diventerebbe molto più grave – continua Chadwick – Inoltre, se i viaggi aerei subissero interruzioni o le forniture di petrolio soffrissero gravi ripercussioni, considerazioni pratiche potrebbero costringere la FIFA e gli Stati Uniti a valutare soluzioni alternative per la competizione. Tuttavia si intuisce che Trump e la sua amministrazione si opporrebbero fermamente alla riprogrammazione del torneo, poiché la considererebbero una capitolazione". Insomma, la possibilità di rinvio esiste, ma al momento è abbastanza remota. Sperando che rimanga tale, Italia o non Italia presente.