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Pio Esposito e la scelta di Gattuso di mandare un 20enne come primo rigorista: fatale ma necessaria

Francesco Pio Esposito primo rigorista di Bosnia-Italia ha fatto e sta facendo discutere. La scelta di Gattuso e del suo staff di affidare le sorti di una Nazione intera a un ragazzo di 20 anni ha fatto storcere il naso a molti. Ma se è arrivato il momento di cambiare, ed è arrivato, allora è stata una decisione giusta, coerente e di coraggio.
A cura di Alessio Pediglieri
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Francesco Pio Esposito ha calciato il primo rigore della serie decisiva in Bosnia-Italia. Malissimo. Un destro forte, impreciso, che si è perso ben oltre la traversa della porta difesa da Vasilj e che, insieme alla traversa di Cristante, è risultato decisivo per la terza eliminazione consecutiva della nostra Nazionale ad una fase finale dei Mondiali. Forse ha pesato enormemente la pressione e il senso di responsabilità di presentarsi per primo dal dischetto, forse è stato semplicemente frutto di un destino che aveva già scritto nuove pagine amare della storia del calcio italiano. O forse è stato figlio di una scelta azzardata e poi rivelatasi sbagliata, da parte dello staff di Gattuso nel consegnare un pallone di marmo ad un ragazzo di vent'anni. Che sui rigori non è mai stato determinante e che aveva su di sé una Nazione intera.

La disperazione di Pio Esposito dopo aver sbagliato il penalty in Bosnia–Italia
La disperazione di Pio Esposito dopo aver sbagliato il penalty in Bosnia–Italia

Quando Francesco Pio Esposito è nato, nel giugno 2005,  da lì a un anno l'Italia si sarebbe laureata campione del mondo per la quarta volta nella sua storia. Un incipit che si è rivelato un ultimo acuto, prima del crollo verticale, ad oggi ancora irreversibile: opache presenze nel 2010 e nel 2014 poi il dramma firmato Svezia, nel 2018, quello ad opera della Macedonia del Nord del 2022 e l'attuale sottoscritto dalla Bosnia. Dal primo fallimento son trascorsi 8 anni, oggi Pio Esposito ne ha venti ed è considerato uno dei talenti più fulgidi del nostro, attualmente misero, bacino giovanile. Nel 2030, quando e se l'Italia riuscirà a conquistarsi il merito di un Mondiale, ne avrà 26, in piena maturità sportiva. Non è troppo tardi per vederlo all'opera in Azzurro ma oggi la realtà racconta una storia diversa: su di lui pesa e peserà questo errore dagli 11 metri.

Perché Pio Esposito si è presentato per primo sul dischetto di Bosnia-Italia

Solo lui e i suoi compagni, Gattuso e il suo staff sanno e sapranno cos'è accaduto nei minuti precedenti la designazione dei rigoristi da consegnare a Turpin. Solo loro possono svelare da dove è nata la scelta di inserire un giovanissimo Pio Esposito primo battitore dagli 11 metri. Solo l'attaccante azzurro potrà raccontare un giorno come si è sentito e cosa sia accaduto. Ad oggi ci si può basare solamente sui fatti, che dicono che è stato lui a presentarsi dal dischetto, con la responsabilità che avrebbe abbattuto il più preparato tra i veterani, che non mancavano in lista. Sbagliando.

Tutti i rigori calciati da Pio Esposito in carriera prima di quello di Bosnia–Italia (fonte Transfertmarkt)
Tutti i rigori calciati da Pio Esposito in carriera prima di quello di Bosnia–Italia (fonte Transfertmarkt)

Perché se c'è una cosa che Pio Esposito non è (ancora), è essere rigorista. All'Inter non rientra nelle prime scelte nemmeno del suo pigmalione Chivu, in passato i suoi precedenti dal dischetto si contano sulle dita di due mani. Esperienza? Poca con i suoi 13 penalty calciati in sei anni di attività. Risultati? Soddisfacenti, con 11 gol e solo 2 errori. Decisivi? Nessuno, avendoli tirati tra Primavera e Under o in Serie B. Ma, allora,  perché affidargli una responsabilità così importante in un momento così delicato e cruciale per il nostro calcio?

La delusione azzurra dopo i rigori falliti contro la Bosnia
La delusione azzurra dopo i rigori falliti contro la Bosnia

La coerenza di Gattuso della scelta su Pio Esposito: un segnale forte e necessario

Per Gattuso, Pio Esposito è stato uno dei giocatori che fa parte della rosa azzurra dal primo istante, da quando ha ereditato la Nazionale da Spalletti. Lo ha fatto giocare, alternandolo ad altri "senatori" e attaccanti più esperti. Fa parte del gruppo in tutto e per tutto e in quanto tale lo ha "battezzato" in grado di poter calciare anche il primo rigore contro la Bosnia. In questo senso, il CT gli ha ulteriormente conferito crediti all'interno del progetto, ben sapendo che un ragazzo di vent'anni non avesse ancora gli anticorpi a certe situazioni. Ma che solo in certe situazioni si è in grado di farseli. Anche sbagliando. Soprattutto sbagliando. Perché, al netto della verità di una scelta che solo il tempo ne svelerà le reali radici, se è arrivato il momento di cambiare – ed è arrivato – allora è stata giusta, coerente e di coraggio la decisione di dare il destino di un'Italia intera in mano ad un ventenne.

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