Perché è quasi impossibile il boicottaggio dei Mondiali 2026: cosa dovrebbe accadere per far saltare il torneo

Negli ultimi mesi è stata paventata da più parti l’ipotesi di un boicottaggio dei Mondiali 2026, che si giocheranno tra Stati Uniti, Canada e Messico, soprattutto dopo alcune mosse e dichiarazioni controverse di Donald Trump sul piano internazionale.
Tuttavia, per ora le richieste arrivano quasi esclusivamente da commentatori, attivisti, singole personalità politiche e figure del mondo sportivo, mentre governi e federazioni calcistiche dei principali paesi europei hanno preso le distanze dall’idea.

Senza l’appoggio dei governi non può esistere uno stop collettivo
Un vero boicottaggio potrebbe nascere solo da una scelta politica coordinata tra più Stati, perché né i giocatori né le federazioni, da sole, avrebbero interesse a rinunciare al torneo.
Servirebbe quindi una pressione diretta dei governi sulle rispettive federazioni, simile a quanto accadde con le Olimpiadi di Mosca 1980, quando gli Stati Uniti guidarono una campagna internazionale dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan.

Oggi però mancano sia un evento di portata paragonabile sia un paese leader disposto a guidare un’azione del genere. Alcune voci in Germania e Francia hanno aperto a una discussione teorica, ma le rispettive federazioni e i ministri competenti hanno chiarito di non voler prendere in considerazione il boicottaggio. In molti altri paesi europei il tema non è nemmeno all’ordine del giorno.
Mondiali 2026, perché il boicottaggio è quasi impossibile
Per rendere davvero incisiva una protesta servirebbe l’adesione compatta di diverse potenze calcistiche europee qualificate al torneo: senza nazionali come Francia, Germania, Inghilterra, Spagna o Paesi Bassi, un Mondiale perderebbe gran parte della sua credibilità sportiva e del suo peso mediatico.
Ma costruire un fronte comune di questo tipo richiederebbe una grave crisi internazionale e una volontà politica condivisa di usare il calcio come strumento di pressione diplomatica.

Al momento, con le tensioni in parte rientrate e senza decisioni ufficiali in quella direzione, uno scenario del genere appare molto remoto. Un boicottaggio totale dei Mondiali non ha precedenti nella storia moderna del torneo e verrebbe considerato solo come estrema ratio in caso di rotture geopolitiche profonde e durature.