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Mondiali di calcio 2026

Nessuno può dire se l’Iran parteciperà ai Mondiali, per Trump conta zero: “Davvero non mi interessa”

Quando mancano tre mesi all’inizio dei Mondiali di calcio, la partecipazione dell’Iran, sotto attacco combinato degli Stati Uniti e di Israele, è appesa a un filo. Trump è sprezzante sulla vicenda, Infantino e la FIFA sono attori secondari.
A cura di Paolo Fiorenza
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Donald Trump non usa giri di parole, mentre è impegnato assieme all'alleato Israele nel tentativo di ridurre all'impotenza l'Iran dopo averne ucciso la guida suprema Khamenei e altri elementi di spicco del regime, quando gli si chiede se la guerra in atto avrà come conseguenza l'assenza della nazionale iraniana ai Mondiali di calcio che in estate si disputeranno negli Stati Uniti (oltre che in Canada e Messico): "Davvero non mi interessa", risponde secco il presidente americano.

Ad ora gli scenari al riguardo sono tutti aperti, visto che nessuno può dire quanto durerà questa guerra e se la Repubblica Islamica sopravviverà allo scossone ricevuto dal durissimo attacco iniziato lo scorso sabato. È chiaro che un cambio di governo a Teheran – che al momento sembra solo poter passare da una sollevazione popolare aiutata dall'esterno, visto che la volontà del regime è di tenere duro e non cambiare di una virgola la propria gestione teocratica e assolutistica del potere, con annessa ostilità agli Stati Uniti – modificherebbe completamente la situazione, laddove adesso sembra davvero improbabile che l'Iran possa, stando così le cose, andare a giocare in casa dell'odiato nemico.

L’ex interista Mehdi Taremi è uno dei leader della nazionale dell’Iran
L’ex interista Mehdi Taremi è uno dei leader della nazionale dell’Iran

A tre mesi dai Mondiali negli Stati Uniti, la partecipazione dell'Iran è più che mai in dubbio

Non ha sorpreso ovviamente nessuno – sarebbe stato assurdo il contrario – il fatto che l'Iran fosse l'unico Paese assente questa settimana ad Atlanta, a una riunione logistica delle nazioni partecipanti ai Mondiali convocata dalla FIFA. Del resto, dopo l'attacco combinato di Israele e Stati Uniti, il presidente della Federcalcio iraniana, Mehdi Taj, non aveva potuto che affermare di "non poter guardare con speranza ai Mondiali".

Peraltro, già prima che scoppiasse la guerra che sta infiammando il Medio Oriente allargandosi sempre di più agli altri Paesi della regione, c'erano parecchi dubbi sulla possibilità per i tifosi dell'Iran di poter seguire la squadra negli Stati Uniti la prossima estate. L'Iran è infatti una delle due nazioni qualificate alla fase finale che sono soggette al divieto di viaggio più restrittivo ("full travel ban") imposto da Trump ed emanato con un ordine esecutivo lo scorso giugno (l'altra è Haiti).

L'ordine esecutivo prevede una deroga specifica per consentire lo svolgimento dei grandi eventi sportivi, ma i criteri sono estremamente selettivi: possono entrare negli Stati Uniti solo i calciatori convocati, lo staff tecnico (allenatori, medici, massaggiatori), i dirigenti necessari e i familiari stretti degli atleti. Non possono farlo invece tutti i normali cittadini, ovvero i tifosi iraniani che volessero seguire la squadra: per loro, il rilascio dei visti turistici (B-2) è completamente sospeso.

Allo stato attuale, nessun tifoso dell’Iran potrà seguire la nazionale negli Stati Uniti
Allo stato attuale, nessun tifoso dell’Iran potrà seguire la nazionale negli Stati Uniti

Avvisaglie dei problemi generati dalla situazione di tensione in atto c'erano state già a dicembre, quando l'Iran aveva minacciato di boicottare il sorteggio dei Mondiali tenutosi a Washington, dopo che ai membri della sua delegazione era stato negato il visto per gli Stati Uniti. Alla fine una piccola delegazione, tra cui l'allenatore della nazionale, aveva partecipato alla cerimonia. Niente comunque di paragonabile all'escalation degli ultimi giorni.

La posizione della FIFA è attendista: Infantino è un attore secondario della vicenda

La FIFA prova a barcamenarsi in una vicenda che chiaramente è al di sopra e al di là della testa di Gianni Infantino, peraltro ormai amico stretto di Trump dopo l'asse cementatosi al Mondiale per Club della scorsa estate e il ‘Premio per la pace' inventato apposta dalla FIFA (non senza imbarazzi) per fare felice il presidente americano orfano del Nobel in cui sperava.

Gianni Infantino scatta un selfie con Donald Trump: l’asse tra i due è granitico
Gianni Infantino scatta un selfie con Donald Trump: l’asse tra i due è granitico

E dunque il segretario generale del massimo ente calcistico mondiale, Mattias Grafstrom, non può che prendere tempo e non dire nulla di assertivo sulla vicenda: "È un po' prematuro commentare la questione nei dettagli, ma ovviamente monitoreremo gli sviluppi su tutte le questioni in tutto il mondo. Al sorteggio di Washington hanno partecipato tutte le squadre. Il nostro obiettivo è che la Coppa del Mondo sia un torneo sicuro, con la partecipazione di tutti".

Il tempo corre veloce, mancano un centinaio di giorni all'esordio (sulla carta) dell'Iran nella fase finale del Mondiale: la nazionale dell'ex interista Taremi dovrebbe giocare contro la Nuova Zelanda a Los Angeles il 15 giugno, poi contro il Belgio sempre in California il 21 giugno e infine contro l'Egitto a Seattle il 26 giugno. Qualora sia gli Stati Uniti che l'Iran dovessero arrivare secondi nei rispettivi gironi, le due nazionali potrebbero affrontarsi in una partita a eliminazione diretta il 3 luglio a Dallas. Un match che al momento sembra fantascienza anche solo immaginare.

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