Milano rischia di non ospitare gli Europei 2032, per il nuovo San Siro è una corsa contro il tempo
Per non rischiare di scomparire dalla mappa degli Europei del 2032 Milano dovrà fare gli straordinari e incrociare le dita sperando anche in un po' di fortuna. Serve che tutto proceda per il meglio per la costruzione del nuovo San Siro, visto che quello attuale non garantirebbe la candidatura come sede del torneo che verrà ospitato assieme alla Turchia: alla fine dell'anno la FIGC dovrà indicare alla UEFA le cinque città prescelte, con la possibilità di inserire delle riserve, ma la nuova Scala del Calcio potrebbe essere tagliata fuori se dovesse accadere il minimo intoppo sul cronoprogramma.
È un rischio che diventa sempre più concreto con il passare del tempo e sembra quasi un paradosso che la città con più storia calcistica in Italia diventi semplice spettatrice di un torneo che genera interesse ma soprattutto introiti. Il requisito essenziale per far consentire a San Siro di ospitare le partite è quello di rispettare categoricamente la scadenza indicata della fine dei lavori prevista a giugno 2031, un anno prima del torneo. Qualsiasi ritardo, burocratico o amministrativo, taglierebbe fuori Milano dalla scelta.
Perché San Siro rischia di perdere l'Europeo
La città che corre più veloce di tutte dovrà fare uno sforzo in più per farsi trovare pronta e rispettare i paletti della UEFA. L'Italia ospiterà gli Europei 2032 assieme alla Turchia e dovrà presentare cinque città e altrettanti stadi che rispettano gli standard imposti per questo tipo di competizione. La FIGC ha raccolto 16 candidature, tra cui quella di Milano, ma il problema del capoluogo lombardo è evidente perché il nuovo San Siro di fatto ancora non esiste. La città rischia quindi di perdere il suo posto prima ancora che venga posata la prima pietra. I lavori per il nuovo impianto dovrebbero cominciare nel 2028 e terminare entro giugno 2031, ossia circa tre anni per demolire gran parte dell'attuale San Siro e costruire il nuovo stadio a pochi metri di distanza, come previsto dal progetto ormai al centro del lungo dibattito sul futuro dell'area.
La candidatura per gli Europei si regge su un programma serratissimo che non ammette ritardi, soprattutto perché la prima scadenza è imminente. Il 1º ottobre 2026 la FIGC dovrà indicare le cinque città prescelte, con la possibilità di inserire delle riserve, e per includere Milano dovrò avere delle garanzie non indifferenti: dovrà essere certa che il nuovo San Siro sarà pronto per giugno 2031 e valutare la solidità del progetto. Prima di arrivare al cantiere vero e proprio ci sono diversi passaggi da completare, dal Piano Attuativo alle procedure legate all'impatto ambientale: c'è pochissimo margine di errore e ogni ritardo potrebbe compromettere la presenza di Milano nella lista delle città prescelte.
Gli altri stadi candidati
La FIGC ha raccolto 16 candidature in tutto e dovrà scremare la sua lista per trovare i cinque stadi definitivi, più alcune riserve da inserire in caso di problemi. Milano dovrà essere la città principale ma dovrà dare garanzie per il progetto del nuovo San Siro che non esiste ancora, con il primo step previsto a ottobre dove rischia di perdere già il suo posto se qualcosa dovesse andare storto nel cronoprogramma. La concorrenza c'è perché ci sono altre 12 città pronte a rubare il posto: Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Palermo, Salerno, Torino e Verona, oltre a Roma e Napoli che oltre alla ristrutturazione di Olimpico e Maradona hanno anche messo in lista i possibili nuovi stadi di Lazio e Roma (quelli pensati al Flamino e a Pietralta) e il nuovo impianto dei partenopei più volte annunciato da De Laurentiis. Per Milano la partita degli Europei è ufficialmente cominciata e per vincerla dovrà presentare un progetto abbastanza solido da convincere la FIGC e abbastanza veloce per rispettare tutte le scadenze.