Matt Damon alla Bombonera per il Boca: “Possiamo andare, ma senza donne e bambini”. Fu una guerra

La passione sudamericana per il calcio è proverbiale, quella dei tifosi del Boca Juniors ancora di più. Tutto normale o quasi per noi latini, che siamo abituati al grande spettacolo sugli spalti della Bombonera ed anche a qualche esuberanza di troppo fuori dallo stadio. Ma c'è chi – arrivando da una concezione dello sport completamente diversa – può rimanere shockato qualora si trovi nel bel mezzo dell'azione. Perché una cosa è un film, un'altra è quando è tutto vero e la situazione diventa caldissima ad un passo da te.
Matt Damon di situazioni difficili, ai limiti dell'insostenibile, ne ha vissute parecchie, ma erano tutte su pellicola. Lo sbarco in Normandia nei panni del soldato Ryan deve essere stato una passeggiata al confronto dell'esperienza vissuta alla Bombonera e raccontata dal 50enne attore americano ai microfoni di Hot Ones, quando gli è stato chiesto quale fosse l'evento sportivo più memorabile a cui avesse partecipato.
Nessun dubbio, è stata una partita del Boca, ha risposto Damon, che è sposato con l'argentina Luciana Barroso: "La cosa più pazza che ho visto è stata senza dubbio una partita di calcio in Argentina. Mia moglie è argentina, siamo andati a trascorrere lì il Natale 11 o 12 anni fa. La sua famiglia è tifosa del Boca Juniors, che è una squadra molto popolare a Buenos Aires e avrebbe dovuto giocare una finale. Ho detto allo zio di mia moglie: ‘Ehi, possiamo andare a questa partita?'. È diventato molto serio e ha detto: ‘Possiamo andare… senza donne o bambini'. Ho detto: ‘Cosa?'. Stavo pensando di portare i ragazzi. Ma ho capito il motivo della sua risposta quando siamo andati…".
Il racconto dell'attore diventa quello di uno scenario di guerra: "Siamo dovuti passare attraverso tre posti di blocco della polizia. C'erano recinzioni con filo spinato, voglio dire, era totalmente pazzesco. C'erano poliziotti in tenuta antisommossa". Poi Damon mima degli spalti ipotetici e spiega: "Se questo fosse il campo, la gente sarebbe seduta qui e qui. Da entrambi i lati. Non c'era nessuno seduto qui in mezzo, nei posti migliori. Perché quelli erano i posti da cui le persone potevano lanciare oggetti e colpirsi reciprocamente".
Il dopo partita è stato altrettanto surreale: "La nostra squadra ha vinto, i tifosi dell'altra squadra se ne stavano andando e mentre i giocatori alzavano il trofeo ho detto: ‘Dobbiamo andare'. Ma siamo dovuti rimanere lì, perché avevano bisogno di tempo per permettere all'altra squadra di lasciare il quartiere. Bisognava dare loro circa 45 minuti per farlo. Quando ci hanno fatto uscire, ci hanno tenuti in una specie di gabbia, allora ho chiesto: ‘Cosa stiamo aspettando adesso?'. E lui mi ha detto che avevano ancora bisogno di altri cinque minuti per liberare l'area. È stato davvero pazzesco", ha concluso Damon. Un'esperienza indimenticabile.