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Massimo Ambrosini: “Piansi da solo dopo Siena-Milan, i compagni non sapevano che avevo capito tutto”

Massimo Ambrosini racconta il suo addio al Milan dopo la consapevolezza della mancata firma sul rinnovo del contratto. Il centrocampista racconta cosa accadde a Siena.
A cura di Marco Beltrami
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L'addio al Milan nel 2013 è ancora un tasto dolente per Massimo Ambrosini. L'ex centrocampista, oggi commentatore, ha raccontato le modalità della separazione con i rossoneri dopo tante battaglie sportive e tanti successi condivisi. Il classe 1977 capì che il club non gli avrebbe rinnovato il contratto e visse una situazione alienante nello spogliatoio di Siena.

Massimo Ambrosini racconta l'addio al Milan

Già perché mentre i compagni festeggiavano la qualificazione in Champions, lui pensava alla fine della sua lunga avventura nel Milan disperato. A "Le foot tojours", podcast di Cronache di Spogliatoio Ambrosini ha raccontato: "Avevo già capito che il Milan non mi avrebbe rinnovato il contratto, anche se non me l’avevano ancora confermato. Io piango nello spogliatoio di Siena perché so che quella era la mia ultima partita. Tutti festeggiavano perché quell’anno lì arriviamo in Champions all’ultima giornata vincendo 2-1 e arriviamo in Champions".

La delusione di Ambrosini

L'immagine che ne viene fuori è quella di un Ambrosini solo e sconsolato, in opposizione ad uno spogliatoio del Milan festante. Tutti sapevano che nella stagione successiva non ci sarebbe stato spazio per Massimo: "Piango da solo perché i compagni festeggiavano giustamente, non sapevano che io avevo già capito tutto. E loro giustamente festeggiavano".

Il possibile trasferimento al West Ham

Mentre i rossoneri dunque pregustavano il futuro in Europa, Ambrosini doveva pensare alla sua nuova avventura sportiva che poteva iniziare a Londra con la maglia del West Ham. Infatti all'indomani di Siena-Milan, il centrocampista e il suo agente partirono per incontrare il manager degli Hammers: "Prendiamo un aereo e andiamo a Londra a parlare con Sam Allardyce perché avevano chiesto informazioni e volevano farmi andare. Allora arriviamo nel ristorante a Londra, si presenta… non c’era Allardyce, era un suo fido scudiero, che cominciava a parlare di tutto fuorché di calcio. Dopodiché, dopo l’antipasto, si presenta Big Sam. E si siede, una bella bottiglia di vino, e cominciamo a parlare di tutto fuorché di calcio. Io pensavo che sarebbe stato un incontro in cui si parlava di soldi, di calcio, invece lui non parla di nulla. Parla di vita, parla di tutto, beve vino in continuazione. Quindi lui arriva all’antipasto. Io che continuavo a dare colpi al mio procuratore dicevo: “Sono venuto qui a Londra per parlare… questo mangia il primo".

Un epilogo sorprendente con "Ambro" che alla fine scelse di legarsi a zero alla Fiorentina: "Sam ad un certo punto si alzò e fece ‘Scusate, devo andare al campo di allenamento perché è arrivato un calciatore nuovo e devo fargli vedere il centro sportivo'. Io mando un messaggio al mio procuratore a pranzo e gli faccio: ‘Vieni un attimo in bagno'. Allora mi alzo, vado in bagno e via. Andiamo via, ma vedi sto' scemo. Mi fa venire a Londra per parlare, prende e va via a metà del pranzo. Dopo io torno in Italia, firmo per la Fiorentina e, nel momento in cui io firmo per la Fiorentina, il giorno in cui io firmo per la Fiorentina, proprio quel giorno arriva la proposta di Allardyce".

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