Le sanzioni al Manchester City rischiano di diventare un caso diplomatico tra Emirati e Regno Unito
La vicenda che coinvolge il Manchester City rischia di andare ben oltre i confini del calcio inglese. La possibile sanzione nei confronti del club, riconosciuto colpevole di irregolarità finanziarie da una commissione indipendente della Premier League, potrebbe infatti avere conseguenze anche sul piano dei rapporti tra Emirati Arabi Uniti e Regno Unito.
Secondo quanto riferito da Bloomberg, Abu Dhabi avrebbe fatto arrivare a Londra un messaggio preciso: più sarà pesante il provvedimento nei confronti del club e maggiore potrebbe essere l'impatto sulle future operazioni economiche tra i due paesi.
Sul tavolo della commissione ci sarebbe un ventaglio di possibilità molto ampio: si va da una sanzione economica fino a conseguenze sportive ben più pesanti, come una penalizzazione in classifica, la retrocessione o, nello scenario più estremo, l'esclusione dalle competizioni professionistiche.
Il legame tra Manchester City e Abu Dhabi
Il Manchester City nel 2008 il club è passato sotto il controllo di un fondo legato ad Abu Dhabi, dando inizio a una trasformazione profonda della società. Negli anni successivi gli investimenti hanno accompagnato la crescita sportiva ed economica del club, fino alla sua affermazione ai vertici del calcio inglese ed europeo.
Al centro dell'inchiesta della Premier League ci sono contestazioni relative a un periodo compreso tra il 2009 e il 2018. con il club di Manchester che avrebbe alterato il quadro finanziario attraverso una serie di operazioni, comprese sponsorizzazioni ritenute gonfiate, molte delle quali riconducibili a società con legami con gli Emirati Arabi Uniti.
Gli investimenti emiratini nel Regno Unito
La posta in gioco non riguarda soltanto il destino sportivo del Manchester City, perché gli Emirati Arabi Uniti rappresentano da anni un importante investitore per il Regno Unito, con interessi che spaziano dalla difesa alla tecnologia, passando per la ricerca e altri settori strategici.
Negli ultimi cinque anni gli investimenti emiratini nel paese avrebbero superato i 30 miliardi di sterline, una cifra che evidenzia il peso economico della relazione tra Londra e Abu Dhabi: nel mese di ottobre è previsto un nuovo vertice bilaterale e in questo contesto, la vicenda del Manchester City rischia di diventare un elemento di tensione all'interno di un rapporto diplomatico ed economico costruito nel corso degli anni.
La reazione di Londra e le parole del premier Burnham
La posizione degli Emirati avrebbe provocato irritazione all'interno del governo britannico: alcuni esponenti dell'esecutivo sarebbero contrariati dal modo in cui Abu Dhabi ha affrontato le accuse rivolte al Manchester City e dalla posizione mantenuta nel corso dell'inchiesta.
A complicare ulteriormente il quadro sono state alcune dichiarazioni politiche sulla possibile uscita di scena della proprietà emiratina: il primo ministro britannico Andy Burnham aveva definito molto preoccupante l'eventualità che gli attuali proprietari fossero costretti a lasciare il club a causa dello scandalo, salvo poi correggere il tiro.
Da Downing Street è arrivato successivamente un chiarimento: il principio secondo cui nessuno può considerarsi al di sopra della legge resta fermo e chi sarà ritenuto responsabile dovrà rispondere delle proprie azioni.
Il ricorso del Manchester City
Intanto il club ha scelto di passare al contrattacco sul piano legale e ha presentato ricorso contro le contestazioni relative alle irregolarità finanziarie, ribadendo la propria posizione e sostenendo di non aver commesso le violazioni contestate.
La parola finale spetterà dunque agli organismi competenti. Fino alla decisione definitiva, resta aperto uno scenario che potrebbe avere conseguenze non soltanto sulla storia sportiva del Manchester City, ma anche sull'equilibrio dei rapporti economici tra due paesi da tempo legati da interessi strategici.