La trappola, il sequestro e la liberazione: Heath pensava di andare al colloquio per allenare in Arabia

Un’ex icona del calcio inglese ha raccontato di essere scampato per un soffio a un incubo che avrebbe potuto costargli la vita. Convinto di volare verso un’opportunità professionale in Medio Oriente, nell'estate del 2024 è finito vittima di un rapimento orchestrato con la promessa di un incarico dirigenziale in Arabia Saudita
Adrian Heath, simbolo dell’Everton degli anni '80 e poi allenatore affermato negli Stati Uniti, pensava che il calcio gli stesse per dare un'altra occasione e, dopo aver ricevuto rassicurazioni e contatti apparentemente affidabili, ha accettato un invito che lo ha condotto in Marocco, dove avrebbe dovuto incontrare un presunto sceicco interessato a offrirgli un ruolo di prestigio.

All’arrivo, però, qualcosa ha iniziato a non tornare. Accolto con cordialità di facciata, è stato condotto in auto verso una zona portuale e rinchiuso in una stanza con più uomini. È lì che la situazione è precipitata: Heath ha capito di essere caduto in una trappola. Gli è stato intimato di pagare una somma enorme di denaro, sotto la minaccia esplicita di non rivedere mai più la sua famiglia.
La trappola del lavoro in Arabia e il sequestro: l’incubo di Heath
Tenuto sotto pressione per ore, anche con un coltello puntato contro, l’ex calciatore ha cercato di guadagnare tempo, spiegando che la moglie non avrebbe potuto trasferire denaro nell’immediato. Durante la notte, ha raccontato di aver pensato solo ai suoi affetti, preparandosi mentalmente al peggio.
La svolta è arrivata grazie alla lucidità dei familiari. La moglie, insospettita dalle telefonate, ha coinvolto il figlio e la nuora, che sono riusciti a localizzare il telefono di Heath. Da lì, una catena di contatti ha portato rapidamente all’intervento delle autorità statunitensi, con l’FBI che ha iniziato a seguire il caso a distanza.
Nel frattempo, Heath ha continuato a negoziare con i sequestratori, sostenendo che l’unico modo per ottenere denaro fosse lasciarlo tornare a casa. Dopo momenti di altissima tensione, uno degli uomini ha improvvisamente ordinato di riaccompagnarlo in aeroporto. Solo durante il tragitto verso lo scalo di Tangeri, Heath ha iniziato a credere di potercela fare.

Una volta in salvo, è rientrato negli Stati Uniti, dove ad attenderlo c’erano la moglie e gli agenti federali. Per settimane la famiglia è rimasta sotto protezione. “Siamo stati incredibilmente fortunati”, ha ammesso Heath al New York Times, spiegando che gli stessi investigatori gli hanno confermato quanto l’epilogo positivo sia stato tutt’altro che scontato.
La sua testimonianza ha spinto la League Managers Association a introdurre nuovi protocolli di sicurezza. Heath non avrebbe mai voluto rendere pubblica la vicenda, ma ha deciso di farlo dopo aver saputo che un altro allenatore aveva rischiato di cadere in una trappola simile. Una storia che oggi suona come un monito per tutto il mondo del calcio.