La Palestina gioca a Konya, gesto commovente del pubblico per i bambini. Partita sospesa all’89° minuto e 59 secondi
In settimana si è giocata a Konya in Turchia un'amichevole di solidarietà tra il Konyaspor, club militante nel massimo campionato, e la nazionale della Palestina, in uno stadio stracolmo con oltre 40mila spettatori. Il risultato di 2-2 è davvero solo un dettaglio, mai come stavolta, di fronte al significato non sportivo della serata, tutta dedicata alla causa della popolazione palestinese, mentre a Gaza – a un anno dal cessate il fuoco – Israele tiene ancora sotto controllo militare la maggior parte della Striscia, continua a colpire oltre la linea gialla e lascia entrare solo una frazione degli aiuti concordati, con oltre 1400 morti palestinesi contati dopo la tregua e una ricostruzione bloccata.
La partecipazione del pubblico di Konya è stata sentita e toccante. Prima del fischio d'inizio c'è stata una coreografia con lo striscione "Restate in silenzio quando i bambini dormono, non quando muoiono". Al minuto 10 e 14 secondi, le luci si sono spente in ricordo di 1014 membri della comunità sportiva palestinese uccisi dal 7 ottobre 2023. Coriandoli e centinaia di peluche e giocattoli sono stati lanciati in campo, destinati ai bambini.
La partita, che come detto era sul 2-2 allo scadere, è stata dichiarata chiusa anticipatamente in maniera simbolica all'89° minuto e 59 secondi, con l'annuncio che è "rinviata finché la Palestina non sarà libera", spiegato come un richiamo a vite, speranze e infanzie lasciate incompiute. Ovviamente non è un rinvio sportivo reale, ma un messaggio potente. A fine gara sono stati dati fiori ai giocatori palestinesi.
Com'è la situazione oggi nella Striscia di Gaza: perché bisogna non dimenticare
Gesti come quello di Konya non cambiano – né potrebbero farlo – la realtà nell'immediato, ma tengono accesa un'attenzione che, a un anno dal cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, si è fatta più intermittente. La tregua ha portato un po' di sollievo, non una normalità: secondo Danish Refugee Council e PARC, al primo ottobre 2026 circa 1,8 milioni di persone – ovvero l'86% della popolazione della Striscia di Gaza – vivono ancora in sfollamento prolungato.
OCHA, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari, nel rapporto del 25 settembre, segnala circa 200mila bambini fuori dalla scuola all'avvio dell'anno scolastico, carenze di farmaci oncologici, chemioterapia, dialisi e insulina, e 451 siti a rischio alluvione che ospitano oltre 464mila persone, con scorte insufficienti per l'inverno.
Il 2 ottobre l'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, ha chiesto un ingresso massiccio di aiuti prima del freddo: quasi due milioni di persone hanno bisogno di un riparo, e gli ingressi restano di fatto concentrati su Kerem Shalom, con gli altri valichi principali chiusi. In questo quadro, una pioggia di peluche e una partita fermata a un secondo dalla fine sono un promemoria che, cessate il fuoco o no, a Gaza vite, case e infanzie restano incompiute.