Emergono sempre più elementi in merito all'esame farsa di Luis Suarez dello scorso settembre, sul quale sta indagando la Procura di Perugia. Nelle scorse ore sul Corriere dell'Umbria sono emersi i dettagli della deposizione rilasciata da Federico Cherubini, dirigente della Juventus, in merito a ciò che è accaduto presso l'Università degli stranieri del capoluogo umbro. Il dirigente della squadra bianconera avrebbe parlato di un messaggio che l'ex attaccante del Barcellona, attualmente all'Atletico Madrid, avrebbe inviato ai membri dell'ateneo per la loro disponibilità: "Uno o due giorni dopo l'esame, Paratici ricevette un messaggio da parte dell'avvocato di Suarez, con il quale si voleva ringraziare l'ateneo per la disponibilità mostrata nel corso dell'esame. Così mi sono messo in contatto con loro e ho passato il telefono a Paratici, che ha brevemente riferito il messaggio di ringraziamento di Suarez".

La Juventus aveva già in mano l'accordo con Suarez, ingaggio da 7,5 milioni l'anno con la possibilità di arrivare a 10 tramite i bonus per due anni; e a rivelarlo è stato Fabio Paratici al procuratore capo di Perugia Cantone e ai p.m. Abbritti e Mocetti nell'interrogatorio dell'11 novembre.

Intanto Federico Cherubini, che non è iscritto al registro degli indagati, nel corso della deposizione ha spiegato il suo ruolo in occasione dell'esame per completare l'iter della cittadinanza italiana di Suarez: "Il mio ruolo è stato quello di connessione con la realtà di Perugia, essendo io di Foligno. I primi di settembre verificammo che il calciatore non aveva il passaporto italiano ed era necessario acquisire la certificazione della lingua italiana. Lo staff di Suarez ci informò che la certificazione poteva essere acquisita a Siena o a Perugia. Il segretario Lombardo mi chiese se conoscevo Maurizio Oliviero, rettore dell'Università di Perugia, e risposi che lo conoscevo e avevo il contatto telefonico. Lo chiamai e nel corso della telefonata mi rispose che la competenza del rilascio del certificato era della Stranieri. Quindi mi diede il contatto di Olivieri. Successivamente, credo il 10-11 settembre, ho ricevuto una telefonata da Oliviero perché la vicenda dell'esame era diventata di dominio pubblico. In particolare se la Juve avrebbe preso una posizione ufficiale e io gli feci presente che non avremmo fatto nulla come società perché la decisione di svolgere l'esame o meno era personale del calciatore, che peraltro non era nostro tesserato".