Alan Ruschel s'era andato a stendere in una fila di posti in fondo all'aereo. Voleva riposare un po' durante il viaggio che lo avrebbe condotto a Medellin per la finale di Copa Sudamericana contro l'Atletico Nacional. Jakson Follman lo chiamò e gli disse: "Vieni a sedere vicino a me. Che ci fa lì, tutto solo?". Poi il buio improvviso, lo schianto, le urla dei feriti, il dolore e la paura, lo shock fortissimo e la corsa in ospedale. La sequenza videoclip si interrompe di colpo il 28 novembre del 2016: la tragedia aerea spazza via la squadra di calcio brasiliana della Chapecoense e le persone che viaggiano a bordo del volo LaMia Flight 2933, partito dall’aeroporto di Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) e mai arrivato allo scalo internazionale di José Maria Cordova, in Colombia.

Oggi, a distanza di quattro anni da allora, da quell'incidente in cui riuscirono a salvarsi solo in 6 dei 77 passeggeri, Alan Ruschel e Jakson Follman (due dei tre sopravvissuti del club, l'altro è Neto) festeggiano la vittoria della squadra nel Campionato di Santa Catarina. Il primo è l'unico calciatore a indossare la casacca del club nel quale è rimasto, ripartendo da zero e sollevando il trofeo da capitano. Il secondo è stato costretto al ritiro dopo aver perso una gamba nello schianto.

"Fratello mio, che gioia vederti alzare il trofeo. La migliore risposta l'hai data in campo", dice Follman che – nonostante la perdita dell'arto – riprese ad allenarsi per gareggiare come nuotatore alle Paralimpiadi del 2020 e in tv è divenuto un volto noto per aver vinto anche un programma canoro. "Soltanto una cosa non voglio scordare: i miei amici, coloro che ci hanno lasciato. Loro sono degli eroi". Da fare accapponare la pelle.

Brividi lungo la schiena corrono anche quando scorrono le immagini di Ruschel che incoraggia la "sua Chape" nello spogliatoio e la spinge verso la vittoria. "È stato molto difficile ma siamo arrivati fin qui e abbiamo vinto", urla ai compagni di squadra che si stringono intorno a lui. Le ferite del corpo sono guarite, dentro di sé prova ancora un dolore immenso. "L’incidente mi ha insegnato una lezione: nessuno di noi sa quello cosa può accadere anche solo dieci minuti più tardi. Per questo bisogna sempre vivere la vita al massimo e inseguire con tutta la forza i sogni. Il domani non è mai una certezza".