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Italia-Israele a Udine si giocherà in un clima surreale: “10mila persone fuori e 5mila dentro”

Italia-Israele si giocherà in un clima surreale a Udine: check-point mobili, zone rosse e cortei. Gattuso: “Non possiamo certo dire che l’ambiente sia sereno: ci saranno 10mila persone fuori e 5mila dentro”.
A cura di Vito Lamorte
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Martedì 14 ottobre 2025 la città di Udine ospiterà la sfida di qualificazione ai Mondiali 2026 tra Italia e Israele, ma l’attesa per l’evento sportivo è ormai oscurata da un clima carico di tensione. Alle normali preoccupazioni legate all’ordine pubblico si sommano infatti polemiche politiche, timori per la sicurezza e una prevendita deludente che fa temere uno stadio semivuoto. La partita arriva in un momento particolarmente delicato, a pochi giorni dal secondo anniversario dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, una ricorrenza che riaccende ferite e timori.

Il CT Gennaro Gattuso in conferenza stampa ha parlato così del clima che si respira in vista del match del Bluenergy Stadium: "Non si respira una bellissima aria? Mi riferivo all'ambiente che c'è fuori. Martedì andremo a Udine, sapremo che ci sarà pochissima gente e capisco la preoccupazione. Ma sappiamo anche di dover giocare, altrimenti perderemmo 3-0 a tavolino. Sicuramente dispiace vedere cosa succede, gente innocente e bambini che muoiono. Fa male al cuore. Per tutto questo non possiamo certo dire che l'ambiente sia sereno: ci saranno 10mila persone fuori e 5mila dentro. Ma noi dobbiamo andare al Mondiale e ce la metteremo tutta, sarebbe stato bello avere lo stesso entusiasmo di Bergamo, ma so che non è una situazione facile".

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Sicurezza rafforzata e misure straordinarie per Italia-Israele

La delegazione israeliana sarà accolta con un piano di protezione eccezionale: alloggi segreti, sorveglianza continua e scorta fin dal loro arrivo all’aeroporto di Ronchi dei Legionari. Il Viminale ha predisposto un dispositivo di sicurezza imponente, con presidi delle forze dell’ordine e reparti speciali in tutta la città.

Il prefetto di Udine ha annunciato controlli intensivi su tutte le principali vie d’accesso e nei pressi della Dacia Arena, dove sono attesi circa 6.000 spettatori, a fronte di oltre 10.000 persone stimate tra manifestanti, curiosi e forze di sicurezza. Previsti anche check-point mobili, zone rosse e sorveglianza su stazioni, parcheggi e luoghi simbolici della comunità ebraica.

A complicare ulteriormente il quadro, sono stati annunciati presidi e cortei per protestare contro la presenza della nazionale israeliana nelle manifestazioni nonostante il genocidio in corso a Gaza: uno già in programma per l’8 ottobre davanti alla Prefettura e un altro il giorno del match, con una partecipazione prevista di diverse migliaia di persone. Il sindaco Alberto Felice De Toni ha espresso preoccupazione: “Avevo chiesto un rinvio, il clima non è sereno. Ora confidiamo che non ci siano infiltrazioni nei cortei”.

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Gravina non ha dubbi: "L’Italia deve giocare"

Sul tema è intervenuto anche il ministro dello Sport, Andrea Abodi, chiarendo che il Governo non intende rinviare la partita: “Il calendario è competenza di Uefa e Fifa. Le regole dell’ordine pubblico restano le stesse, ma serve massima attenzione contro ogni forma di violenza. Non si promuove la pace con l’odio”. Il ministro ha inoltre ringraziato le forze dell’ordine e invitato tutti alla moderazione dei toni.

La FIGC, per voce del presidente Gabriele Gravina, ha ribadito che la Nazionale scenderà regolarmente in campo: “Il calcio ha un ruolo che va oltre la politica. È un messaggio di unità, non di divisione”. Nonostante la valenza simbolica della sfida, la risposta del pubblico resta fredda: a una settimana dal fischio d’inizio, i biglietti venduti sono pochi e lo stadio rischia di apparire desolatamente vuoto.

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La polemica sul Mossad e la smentita ufficiale

Sul fronte politico è scoppiata anche una bufera istituzionale. Alcuni esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra hanno accusato il Governo di aver autorizzato la presenza di agenti del Mossad a Udine durante la partita. “Chiediamo chiarimenti sul mandato e sui limiti di intervento”, hanno dichiarato Andrea Di Lenardo e Serena Pellegrino.

Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha però smentito con decisione: “Non è prevista alcuna partecipazione di servizi di intelligence stranieri”. Nonostante ciò, le critiche non si sono placate: Marco Grimaldi (Avs) ha parlato di “scelta politicamente irresponsabile” e di “delegare la sicurezza nazionale a un Paese estero”.

Anche la Comunità ebraica italiana ha espresso inquietudine per il clima crescente di ostilità. “Vogliamo ricordare le vittime e pregare per la pace, ma vediamo striscioni che glorificano gli assassini: è inaccettabile”, ha dichiarato Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma.

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