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Plusvalenze in Serie A: le ultime news
3 Dicembre 2021
19:09

“Intercettazioni fondamentali”: cosa rischia la Juventus per il caso plusvalenze

Si parla tanto dell’inchiesta ‘Prisma’ della Procura di Torino con le accuse di falso in bilancio e fatture fasulle a carico dei vertici dirigenziali della Juventus. Il punto di vista dell’avvocato Ettore Traini, ex sostituto procuratore della Procura Federale della FIGC.
A cura di Vito Lamorte
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L’inchiesta della Procura di Torino denominata ‘Prisma’, relativa alla compravendite di diritti alle prestazioni sportive dei giocatori e alla regolare formazione dei bilanci, che vede coinvolta la Juventus è da giorni al centro del dibattito calcistico e non. Il tema al centro dell’indagine sono le plusvalenze effettuate nelle ultime tre stagioni e i vertici del club bianconero sono indagati per falso in bilancio e false fatturazioni. Al centro del lavoro che la Guardia di Finanza ha consegnato ai magistrati della Procura piemontese ci sarebbe anche un altro filone che riguarda i compensi elargiti ai procuratori fittizi.

Dalle numerose intercettazioni, che al momento sono secretate, potrebbero emergere elementi di interesse per la giustizia sportiva e per questo motivo la Federcalcio ha chiesto informazioni sull’inchiesta sui bilanci della Juventus e sul materiale acquisto dalla Procura di Torino, che si è resa fin da subito disponibile a collaborare per quanto consentito dalle indagini. Nelle ultime ore ci sono state nuove perquisizioni in merito alla cessione di Cristiano Ronaldo. Sono stati paventati diversi scenari, da quelli che per partito preso invocano la catastrofe a chi parla di ‘persecuzione, e per provare a fare chiarezza ci siamo rivolti all’avvocato Ettore Traini, ex sostituto procuratore della Procura Federale della FIGC.

Nell’inchiesta si parla di operazioni a specchio e non c’è solo la Juve. Quanto è probabile che il procedimento sportivo si allargherà ad altre squadre?
"Questo dipende dall’eventuali segnalazioni che sono state fatte dalla Covisoc, ossia se sono state evidenziate e segnalate alla Procedure FIGC operazioni sospette. Ma questo ancora non si può sapere. In questo momento si sa che c’è in corso un’indagine di penale dinanzi alla Procura della Repubblica di Torino e una in ambito sportivo da parte della Procura Federale della Federazione Italiana Gioco Calcio. Allo stato attuale, non sappiamo se ci sono altre società rispetto a quelle citate. Bisogna stare attenti, però, a fare la distinzione tra ‘plusvalenze fittizie’ e plusvalenze, che sono, anzi, uno dei mezzi di sostentamento di gran parte delle società. Ad esempio, Lukaku è stato comprato dall’Inter ad un prezzo ed è stato rivenduto ad una cifra più alta ma quella è un’operazione reale. Quindi non possiamo dire che le ‘plusvalenze sono il male’ ma dobbiamo stare attenti solo a quelle fittizie”.

Quanto può rappresentare un fattore la sistematicità del metodo? Si parla di decine di operazioni per alcune squadre, di singoli trasferimenti per altre…
"Se attuato come sistema per falsificare bilanci è ovvio che si tratta di una valutazione diversa perché ciò può portare anche alla contestazione di bancarotta fraudolenta, come fu per il Chievo. È ovvio che se c’è una sistematicità di operazioni false, anche sotto il profilo sanzionatorio cambia tutto".

È corretto dire che l’aspetto chiave, ai fini del provvedimento, sarà capire se l’eventuale irregolarità nel bilancio abbia salvato l’iscrizione al campionato? Cioè, in quali casi anomalie nel bilancio diventano illecito amministrativo?
"Bisogna innanzitutto fare chiarezza e dire che in questo caso non si tratta di illecito sportivo, inteso, in parole semplici come alterazione del risultato; ma si parla di illecito amministrativo, dall’articolo 31 del codice di Giustizia sportiva della FIGC. Questo articolo prevede due ipotesi specifiche: il primo comma è l’illecito amministrativo in sé, dove le operazioni ritenute fittizie possono portare ad un’ammenda; mentre il secondo comma prevede un'ipotesi più grave, dato che sono previste penalizzazione e retrocessione nel caso in cui le operazioni fossero state finalizzate ad ottenere l’iscrizione al campionato di appartenenza. In quel caso cambia la sanzione prevista dall’art.8 Lettera G-H. Secondo me non siamo in presenza di questo ma è per fornire un quadro generale chiaro“.

Rispetto ad indagini condotte dalla sola giustizia sportiva, che tipo di peso possono avere le intercettazioni acquisite dalla guardia di finanza?
"L’importanza delle intercettazioni è fondamentale e possono essere utilissime per verificare responsabilità di singoli o di società in questo tipo di operazioni. E queste possono essere utilizzate anche in sede sportiva. La collaborazione della Procura Federale e quella ordinaria è stata alla base degli ultimi scandali nel mondo calcistico italiano".

Le intercettazioni possono in qualche modo dare uno strumento in più rispetto all’analisi di plusvalenze gonfiate, per le quali non esistono parametri di valutazione a disposizione della FIGC?
"La Procura Federale, anche in ambito sportivo, nelle ultime indagini dei casi più clamorosi, come il calcio-scommesse di Cremona, ha agito sulla scorta degli esiti raggiunti in sede penale e fondamentale importanza hanno assunto le intercettazioni. Questo può essere l’elemento decisivo. Molto spesso, anzi quasi sempre, la Procura Federale si attiva sulla scorta di una contestuale indagine penale. Ovviamente in sede penale ci sono dei poteri che la Procura Federale non può avere, come quella di disporre delle intercettazioni. In considerazione dell’articolo 116 codice di procedura penale, che consente la trasmissione degli atti anche nella fase delle indagini, dalla procura ordinaria a quella della FIGC ci può essere un passaggio di elementi indiziari che in sede sportiva possono dare vita ad un’altra indagine. In sede sportiva possono esserci delle pronunce molto più veloci rispetto a quella ordinaria, dove possono passare degli anni. Ad esempio a Cremona Paoloni in sede ordinaria è stato assolto poco tempo fa ma è stato radiato in sede sportiva da anni".

I precedenti sono sostanzialmente due: la multa a Inter e Milan nel 2008 e la penalizzazione del Chievo nel 2018. Quei casi che tipo di indicazioni ci danno in relazione all’inchiesta sulla Juve?
"Sicuramente sono molto utili perché Inter e Milan nei loro casi hanno pagato con un’ammenda perché si sono configurati degli illeciti di carattere amministrativo ma non erano finalizzati all’iscrizione. Diverso è stato il caso del Chievo".

Il confine tracciato da questi precedenti, dalla multa alla penalizzazione, è quello in cui realisticamente ci andremo a muovere anche in questo caso? 
"Se si tratta di singole operazioni condotte non aggravate all’illecito amministrativo e, laddove venissero configurate delle responsabilità, il perimetro sanzionatorio è quello dell’articolo 31 primo comma, ovvero quello dell’ammenda. Nel caso del Chievo ci fu prima una penalizzazione e poi arrivò il resto ma successivamente venne riscontrato altro“.

Sono finiti nel mirino i bilanci delle ultime tre stagioni. Un eventuale illecito relativo all’annata 2019/2020, ad esempio, verrebbe punito in maniera retroattiva (con una revoca dello Scudetto, ad esempio) o si adotterebbe una sanzione afflittiva in questa stagione o dalla prossima? 
"La sanzione dovrebbe essere afflittiva e applicata al campionato attuale ma mi sento di escludere questa ipotesi per quanto riguarda la Juventus perché si applica solo nel caso più grave, cioè nel caso in cui le operazioni fossero finalizzate all’iscrizione al campionato. Anche nella peggiore delle ipotesi, questa mi sento di escluderla. L’unico rischio è quello di un’ammenda se non dovesse esserci altro che non conosciamo, ma se vi fossero società che hanno agito come il Chievo allora il discorso cambia".

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