Il portiere dell’Iran è scomparso dopo aver scritto: “Khamenei, sei Satana”. Il messaggio della moglie

La morte dell'ayatollah Ali Khamenei dopo 36 anni di pugno di ferro alla guida del regime teocratico dell'Iran, fine avvenuta in seguito all'attacco congiunto di Israele e Stati Uniti, ha precipitato il Medio Oriente nel caos totale, con l'allargamento del conflitto anche a Qatar, Emirati e altri stati arabi. Piovono bombe e missili ovunque, i droni sono ormai arma abituale di guerra contro chiunque, le borse mondiali sono in picchiata, i prezzi di gas e benzina alle stelle.
Rashid Mazaheri aveva anticipato di poco la morte del supremo leader con un post in cui lo chiamava "Satana" e lo accusava per tutti i suoi atti, e quelle parole potrebbero essergli costate care, visto che il portiere della nazionale dell'Iran, ritiratosi un paio di anni fa, è scomparso, dopo che agenti della sicurezza avevano fatto irruzione a casa sua.

Il 36enne Mazaheri è un calciatore molto famoso in Iran, ha vinto coppe con Zob Ahan e Tractor, ha giocato anche per Esteghlal e Sepahan, due big asiatiche. Già in passato il portiere si era esposto contro il regime islamico: durante le proteste di piazza del 2019-20, aveva chiesto alle autorità di non giustiziare i manifestanti con un post su Instagram. Per questo era stato convocato dalle Guardie della Rivoluzione Islamica e successivamente arrestato. E ancora, nel 2021, era stato sospeso dalla Federazione calcistica iraniana per aver sostenuto le proteste popolari per l'acqua.
Il post di Mazaheri contro l'ayatollah Khamenei: "Satana, il tuo regno su questa terra è finito"
La sera di martedì 24 febbraio – dunque qualche giorno prima dell'attacco che ha portato alla morte dell'ayatollah – Mazaheri ha scritto un post su Instagram durissimo, rivolgendosi direttamente a Khamenei e accusandolo per il massacro dei manifestanti compiuto a gennaio: "Gli iraniani non dimenticheranno mai il sangue versato dai tuoi artigli sanguinari sui corpi innocenti dei nostri figli. Hai ridotto in cenere le vite di migliaia di giovani, ma il fuoco della loro rabbia brucia ancora nei cuori del popolo. La storia ti giudicherà come criminale e assassino. E ora, Satana, il tuo regno su questa terra è finito. Non hai più potere, la tua tirannia è giunta al termine. Il muro della paura è crollato, e il popolo iraniano non piegherà più la testa davanti a te. Rashid non si arrende, non ha paura e non tacerà. Questa è la voce di un iraniano libero che dice: basta! Il tuo tempo è scaduto, e la vittoria appartiene al popolo".

L'irruzione degli agenti a casa del portiere: da allora è sparito. Il messaggio della moglie
Dal post è passato pochissimo tempo e gli agenti di sicurezza del regime hanno fatto irruzione nell'abitazione di Mazaheri nelle prime ore di mercoledì 25. Durante la perquisizione, hanno sequestrato i suoi dispositivi elettronici, tra cui il cellulare e il computer portatile. Gli agenti lo hanno anche informato che sarebbe stato presto arrestato in base a un mandato di cattura. Mentre il post del portiere spariva, sua moglie pubblicava un messaggio sul suo profilo Instagram, scrivendo che la vita di Rashid era in pericolo, ma il suo "onore" no.
Nel messaggio, Maryam Abdollahi ha confermato tutte le accuse del marito: "Come moglie di Rashid Mazaheri, dichiaro che lui ha resistito per anni a infinite pressioni, dagli arresti e dai casi inventati alle minacce e alle molestie. Oggi lo dico chiaramente e senza timore: la responsabilità della vita di mio marito, che è rimasto coraggiosamente in patria nonostante tutti i rischi, ricade direttamente sul governo".

Da allora sono passati alcuni giorni e di Mazaheri non c'è traccia. Ovviamente il caos in cui si trova l'Iran, tuttora sotto pesante attacco e con Teheran senza corrente elettrica, non favorisce avere notizie su casi di singole persone scomparse.