Ogni stagione, in ogni campionato, ci sono partite che cambiano la storia e segnano il percorso. Milan-Juventus è stata una di quelle perché ha prodotto già un effetto su questa Serie A: ha riammesso la Juve nella corsa Scudetto proprio nel momento in cui sembrava ad un passo dalla resa dopo 9 anni di vittorie. Ma al di là del semplice risultato, Milan-Juve ha detto molto altro.

Ha detto che la Juventus resta comunque la squadra più forte in senso assoluto, per la facilità con cui può cambiare ogni partita attraverso le sostituzioni. Il 3-1 è arrivato interamente dalla panchina, tra l’assist di Kulusevski e la rete di McKennie. Non è una cosa che si vede molto spesso e dà la misura di tutti i modi che ha a disposizione la Juve per vincere le partite.

Ha detto che questa Juventus nelle mani di Pirlo potrà anche essere sperimentale, incostante e in via di costruzione, ma ha conservato una caratteristica quasi innata nella storia del club: quella resilienza per cui nei momenti decisivi, in un modo o nell’altro, la Juve ce la fa. Anche trovandosi all’ultima spiaggia e contro l’avversario peggiore da affrontare in Italia, in questo momento. Un mix tra esperienza e mentalità che puntualmente, quando si lotta per lo Scudetto, fa la differenza.

Ha detto che la Juventus è finalmente in grado di vincere una grande partita senza doversi aggrappare per forza a Cristiano Ronaldo, tra i peggiori in campo contro il Milan. Per Pirlo è una grande notizia, considerando che Ronaldo sbaglia poche volte in una stagione, perché lascia intravedere nuovi margini di miglioramento. Coincide con la crescita esplosiva di Chiesa, che un domani potrebbe diventare quella di Kulusevski o il ritorno a certi livelli di Dybala, senza dimenticare il peso avuto da Morata nella prima parte di stagione.

E ha detto, soprattutto, che da qui in avanti sarà un grande campionato, quasi fosse un nuovo torneo. Con una, due, tre, forse quattro squadre in grado di poter lottare fino alla fine per vincere lo Scudetto, per la prima volta dopo anni di monopolio quasi incontrastato. C’è la Juve, c’è il Milan, che anche nel giorno della prima sconfitta ha dimostrato di essere squadra vera, forte e competitivo anche senza diversi titolari. Ci sono l’Inter e la Roma, che proprio domenica saranno contro in un’altra partita che dirà tanto.

Manca solo un tassello per completare un quadro potenzialmente entusiasmante: i tifosi sugli spalti, sempre e per sempre la parte più importante dello spettacolo.