Il Manchester United è un casino troppo grande perfino per Antonio Conte
Quando c'è bisogno di cambiare volto a una squadra in crisi Antonio Conte è uno dei primi nome della lista, l'unico in grado di trasformare le ambizioni in trofei e aggiustare anche le situazioni più critiche. Quasi tutte, perché il Manchester United è una sfida diversa da tutte le altre: si tratta di rimettere in piedi un club che da anni sembra incapace di ritrovare se stesso, ma che infondo non sembra voler cambiare. Il profilo dell'italiano è stato accostato più volte alla squadra negli ultimi anni, ma questa sembra essere davvero la situazione propizia per riportarlo in Inghilterra viste le voci insistenti. E se anche uno come Conte potesse non essere abbastanza?
È una domanda lecita da farsi quando si guarda in casa dei Red Devils. Negli ultimi anni le hanno provate tutte per restare a galla, da allenatori esperti come Mourinho e Ten Hag a nuove leve come Solskjaer, Amorim e Carrick, tutti accomunati da esperienze che non sono finite in modo felice. C'è chi ha vinto qualche trofeo e chi è riuscito a qualificare la squadra alla Champions League e anche chi l'ha portata a giocarsi una finale europea, risultati che non vanno ignorati visti la situazione della squadra, ma nessuno ha davvero risolto il casino nel quale è immerso il club. E che la situazione sia al limite del sopportabile lo si capisce dallo sfogo di Lisandro Martinez dopo la sconfitta in Champions League contro l'Atletico Madrid che ha portato a galla le problematiche societarie che da anni sono alla base del problema.
Il problema dello United va oltre l'allenatore
Conte è entrato nella lista dei papabili per la panchina dello United dopo l'intervista in cui forniva l'identikit della sua prossima avventura: "Ci sono molti club che hanno un po' perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in uno di questi club per spolverare quella storia e farla risplendere ancora una volta". La descrizione sembra riportarlo in Inghilterra: chi più del Manchester United ha perso di vista la propria storia, fatta di personaggi leggendarie, vittorie incredibili, trofei e racconti che si tramandano tra le generazioni? Da quelle parole i tifosi dei Red Devils si sono scatenati invocando il suo arrivo, a ragione visto che Carrick quest'anno sta combinando una frittata dietro l'altra. Ma c'è una differenza sostanziale tra indicare vagamente un progetto e poi accettarlo per davvero con tutti i rischi che comporta.
Il problema però è che nessuno possiede la bacchetta magica, nemmeno un allenatore che in carriera ha vinto praticamente ovunque. Conte ha riportato la Juve ai vertici del calcio italiano, ha vinto la Premier League al primo anno con il Chelsea, con l'Inter ha interrotto il dominio bianconero in Serie A e ha vinto lo Scudetto anche con il Napoli. I risultati parlano per lui e dovunque è andato ha dato un'anima precisa alle sue squadre, proprio la cura che servirebbe al Manchester United. Ma il problema arriva quando si guarda più in alto nell'organigramma, proprio dove Lisandro Martinez ha puntato il dito (rischiando pure una sanzione).
Conte vuole una squadra costruita secondo le sue idee e chiede alla società di condividere le sue ambizioni. Quando la sintonia viene meno il rapporto può deteriorarsi rapidamente, come è successo molte volte in passato. E il problema degli inglesi è esattamente questo: va oltre i calciatori e gli allenatori, insidiandosi tra la dirigenza e la proprietà. Dopo l'addio di Sir Alex Ferguson il club ha attraversato una lunga successione di progetti tecnici, senza mai riuscite a trovare la continuità, e nessuno ha mai risolto del difficoltà profonde che esistono. La situazione è incasinata da oltre un decennio e di soluzioni all'orizzonte non si intravedono.
Conte potrebbe essere il profilo giusto per restituire ambizione e risultati al Manchester United nel breve periodo. Ha l'esperienza, il carattere e il metodo per rimettere in piedi una squadra che sembra aver smarrito la propria identità e per restituire ai giocatori l'ambizione che gli manca, ma la sua capacità di incidere sul campo non può diventare un alibi per una società che da anni fatica a costruire un progetto stabile. L'italiano avrebbe bisogno di una dirigenza pronta a sostenerne le idee, a condividere le sue ambizioni e a garantirgli una squadra all'altezza degli obiettivi. Senza queste condizioni, anche i suoi metodi rischierebbero di scontrarsi con gli stessi problemi che hanno logorato chi lo ha preceduto. Il Manchester United potrebbe essere la sfida più complessa della carriera di Conte perché forse per restituire serenità a Old Trafford non basta nemmeno lui.