Gattuso non si è dimesso subito dopo Bosnia-Italia perché aveva stretto un patto con Gravina

Dopo la disfatta di Zenica e la mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali 2026, Gennaro Gattuso era pronto a dimettersi, ma ha deciso di prendere tempo. Il commissario tecnico azzurro ha scelto di non dimettersi immediatamente, anche su richiesta del presidente Gabriele Gravina, che gli ha chiesto di restare almeno in questa fase di grande incertezza.
Una scelta dettata dal rispetto e dal senso di responsabilità: Gattuso, profondamente colpito dalla mancata qualificazione alla Coppa del Mondo, ha preferito evitare decisioni impulsive subito dopo la partita. La sua posizione resta quindi sospesa, in attesa di capire quale direzione prenderà la federazione nelle prossime ore.

L'ex centrocampista della Nazionale Italiana del 2006 era molto scosso dopo la sconfitta in terra bosniaca e, secondo diverse fonti consultate da Fanpage.it, era pronto a dimettersi ma scelto di assecondare le richieste del gruppo con cui ha lavorato in questi mesi: la conferenza post-gara a Zenica è arrivata dopo diverso tempo rispetto alla normalità perché in momenti così delicati si cerca sempre di stabilire prima una strategia di comunicazione unica per evitare discrepanze davanti alla stampa.
Insomma, nel bene e nel male con lo stesso gruppo fino alla fine. Il ragionamento ‘spicciolo' è questo.
Perché Gattuso e Buffon non si sono dimessi dopo Bosnia-Italia
Situazione simile anche per Gianluigi Buffon, oggi dirigente della Nazionale, che come il CT è legato al destino della federazione e del suo attuale vertice. Entrambi, sotto contratto fino a fine stagione, si sono messi a disposizione senza forzare i tempi, pronti a valutare il futuro a ‘bocce ferme'.
Gattuso, che ha costruito un forte legame con il gruppo azzurro, non esclude la possibilità di restare, ma solo a determinate condizioni: senza sentirsi una scelta obbligata e con la piena fiducia dell’ambiente. In caso contrario, la separazione appare inevitabile.

Molto dipenderà dalle decisioni che verranno prese ai vertici della FIGC. Un eventuale cambio di presidenza porterebbe con sé una svolta anche sul piano tecnico, con l’arrivo di un nuovo commissario tecnico e una riorganizzazione dell’area sportiva.
Nel frattempo, resta la consapevolezza di un problema più profondo: al di là delle scelte tecniche, le difficoltà della Nazionale sembrano legate soprattutto a una carenza di talento, un limite strutturale che va oltre allenatori e dirigenti.