Gasperini svela come ha cambiato Mancini alla Roma: “Gli ho detto che l’atteggiamento lo penalizzava”
Gianluca Mancini è il vice-capitano della Roma di Gian Piero Gasperini il quale aveva già allenato il difensore quando era molto giovane all'Atalanta. A 30 anni ora il centrale giallorosso è un perno della squadra capitolina e con Gasp ha acquisito maggiore sicurezza e soprattutto maturità in campo. Gasperini ha spiegato proprio questo nel corso del Festival dello Sport di Trento, organizzato da La Gazzetta dello Sport. L'allenatore ha voluto capire perché Mancini si fosse stampato in fronte l'etichetta del giocatore antipatico, agonisticamente cattivo e che a volte indispettiva anche gli arbitri. Troppi gialli, dunque, e un atteggiamento inevitabilmente da cambiare per rigare dritto con Gasperini.
Ed è questo che ha raccontato Gasperini. Alla Roma dal 2019, Gasperini ha voluto capire cosa sia successo a Mancini 6 anni dopo averlo allenato l'ultima volta e soprattutto perché la Nazionale Italiana l'avesse troppo spesso evitato. In realtà Mancini è stato convocato dall'Italia, non con una certa regolarità e titolarità rientrando pienamente nel giro azzurro soprattutto con Gattuso, e proprio dopo la prima gestione Gasp. "Mi sono ritrovato una difesa di gladiatori, ci aggiungo Svilar e N’Dicka, è stata la base. Mancini lo avevo avuto giovanissimo all'Atalanta, e ho sempre pensato – quando ero suo avversario – ‘Ma perché è così antipatico agli avversari?’ e io da subito ho cercato di dirgli che l'atteggiamento lo penalizzava".
Gasperini ha raccontato di avergli parlato per dargli la sua impressione su cosa avesse visto di lui da esterno in questi anni: "Gli ho detto che non era possibile che in tanti anni non fosse andato in Nazionale probabilmente per questi comportamenti che non lo premiavano – ha detto -. Lui ha fatto una stagione fantastica, si è tornati a parlare di Mancini come giocatore: ha fatto gol determinanti ed è tornato in Nazionale". E in effetti anche il comportamento agonistico in campo di Mancini è un po' cambiato con Gasperini. Basti pensare che, ammonizioni a parte, Mancini ora è un giocatore che bada meno a puntare il suo avversario concentrandosi invece sull'assetto difensivo, la posizione in campo, mantenendo la concentrazione su ciò che avviene in campo, senza farsi condizionare da altro come evidentemente appariva agli occhi del suo allenatore negli altri anni.
La fascia da capitano data a Cristante – per via dell'anzianità maturata alla Roma – forse ha permesso a Mancini di "liberarsi" di quel peso e quella responsabilità enorme che si portava consentendogli di concentrarsi soprattutto su ciò che avviene in campo. Aspetto fondamentale per il gioco e la mentalità di Mancini. Ed è così che Gasperini in quasi due anni è riuscito a costruire una difesa giallorossa solida, consolidata, concentrata e anche molto brava a portarsi a volte al gol come dimostrato anche in questa stagione. Ma il merito della trasformazione di Mancini è assolutamente merito di Gasperini, come da sua stessa ammissione.