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Federico Barba: “Ho marcato Messi e Cristiano Ronaldo, ma tremavo quando nella Roma toccavo Totti”

Federico Barba si è raccontato in un’intervista a Fanpage tra aneddoti e curiosità. Il difensore ex Como, oggi in Indonesia, ha parlato anche del suo periodo alla Roma: “Un paio di volte ho rischiato pure di infortunare Totti in allenamento. Ho tremato dopo averlo toccato”.
A cura di Fabrizio Rinelli
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Federico Barba ha avuto la possibilità di vivere esperienze incredibili nella sua carriera da calciatore. Difensore classe 1993, oggi a 32 anni sta giocando in Indonesia, al Persib Bandung. In Italia, dopo essere cresciuto nella scuola calcio di Francesco Totti e poi nel settore giovanile della Roma, ha vissuto anche lo spogliatoio della prima squadra giallorossa con Luis Enrique allenatore giocando con campioni del calibro dello stesso Totti ma anche De Rossi. Nel suo percorso calcistico ha fatto storia la vittoria del suo Benevento in casa della Juventus di Cristiano Ronaldo allo Stadium e l'esperienza incredibile allo Sporting Gijon marcando Messi al Camp Nou contro il Barcellona.

Nella sua carriera è stato poi allenato da altri ottimi allenatori del calibro di Andreazzoli, Alberto De Rossi, Sarri all'Empoli, ma anche Pippo Inzaghi e Cesc Fabregas con cui ha vissuto la sua ultima avventura calcistica in Italia: "La sua mentalità al Como ha colpito tutti". In un'intervista a Fanpage.it, Federico Barba si è raccontato tra aneddoti e curiosità. In vista del futuro sembra avere già le idee chiare: "Ho conseguito una Laurea triennale in Diritto ed Economia delle imprese, una Laurea magistrale in Organizzazione e Gestione di attività per lo sport e ho preso anche un Master in Business sport management. E adesso sto facendo la preparazione al corso di direttore sportivo".

Federico, sei molto attivo sui social, specie su TikTok, e ultimamente hai mostrato anche un po' la tua vita in Indonesia.
"Diciamo che ci sono veramente tante persone che mi scrivono e quindi mi sembra anche corretto da un lato dargli un po' di spazio sulla mia pagina".

Perché poi se conosciutissimo in Italia nonostante la giovane età.
"Anche qui mi stanno conoscendo, devo dire che c'è un bel pubblico in generale. Qui seguono tantissimo il calcio, sono davvero molto appassionati. Si respira quella passione che c'è anche altrove".

Dal nuoto al calcio e quell'academy che ti ha cambiato la vita. Cosa è successo?
"Da piccolo ho fatto nuoto come attività sportiva. Ero stato anche un po' obbligato dalla mia famiglia. Per questo motivo, per giocare a calcio, dovevo anche andare a nuoto. Poi quando ho deciso solo di giocare a calcio ho avuto la fortuna di entrare nella scuola calcio Francesco Totti che era vicino casa dei miei genitori. Ricordo che era una realtà molto all'avanguardia e lo è ancora adesso. A quei tempi era un posto fantastico, veramente, andavi lì e stavi benissimo, c'era tutto, non ti mancava niente, uno di quei posti che ti faceva stare bene".

@fedebarba19

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♬ suono originale – Federico Barba

Da lì sei poi andato alla Roma crescendo con giovani del calibro di Florenzi, Politano, o allenatori come Andreazzoli, Incocciati, Stramaccioni, De Rossi, ci racconti?
"Sono stato fortunato anche a livello giovanile, sembra passata una vita, ma sono stato formato da allenatori e da persone che sono di altissimo livello e quindi mi reputo per questo fortunato, ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa".

C'è un aneddoto o un ricordo che ti lega a loro?
"Mi hanno costruito proprio come giocatore in primis, ma anche come persona. Ricordo Alberto De Rossi che ha dedicato la sua vita proprio al settore giovanile e nonostante avesse avuto tante possibilità di allenare nel calcio professionistico ha sempre optato per quello che era il settore giovanile. Per lui la formazione dei giovani calciatore era fondamentale".

Dovrebbe essere questa la normalità in Italia.
"A volte il risultato deve essere secondario rispetto alla crescita dei talenti e lui si occupava proprio di queste cose qui, piccoli dettagli ma significativi. Lui cura quelle dinamiche che in prima squadra non hanno molto spazio".

Barba alla Roma.
Barba alla Roma.

A Roma hai fatto anche un'esperienza importante in prima squadra.
"Sì, ero aggregato a quella Roma allenata da Luis Enrique e ho conosciuto tanti campioni vivendo uno spogliatoio così importante".

Che ricordi ti legano a Francesco Totti, ti tremano un po' le gambe a sfidarlo in allenamento?
"Con Totti siamo sempre stati un po' legati dal fatto che io fossi un prodotto proprio della sua scuola calcio, quindi ritrovarlo come compagno di squadra è stato motivo d'orgoglio per me".

E in allenamento?
"Se devo essere sincero, un paio di volte ho rischiato pure di infortunarlo in allenamento perché io ero difensore, lui attaccante, quindi ci sono state delle occasioni in cui ho tremato dopo averlo toccato".

In che senso?
"Quando lo vedevo a terra fermarsi addirittura per una botta ricevuta speravo sempre che non fossi stato io a dargliela perché altrimenti rischiavo di smettere di giocare (ride ndr)".

Ma è successo veramente?
"Sì, fa un po' ridere, però lui è sempre stato molto carino e cortese nei miei confronti, quindi non posso dir nulla".

E De Rossi invece?
"De Rossi ricordo che aveva sempre questo legame con tutti i giovani della Roma, è sempre stato per noi un punto di riferimento. Nello spogliatoio della Roma, per tutti i ragazzi che sono passati, lui era una figura su cui potersi appoggiare sempre. Anche per questo oggi al Genoa gli auguro veramente il meglio perché so che è una persona che vale tanto non solo nel calcio ma proprio come valori".

Che impressione ti fece invece Luis Enrique? Ti aspettavi questa carriera da lui?
"Ero molto giovane ed era difficile per me avere dei termini di paragone. Era tutto nuovo ma ricordo di allenamenti continui con la palla e dei metodi molto avanzati rispetto alle varie corse a secco che si facevano in quegli anni".

Ma non era il solo che ti ha colpito.
"No, infatti cito anche Montella stesso con cui mi sono allenato più volte anche con la prima squadra. Lui aveva studiato molto, e da quello che sapevo era stato per un lungo periodo in Inghilterra e faceva degli allenamenti anche lui molto evoluti in quel periodo. È stato uno dei pionieri del calcio moderno e infatti sta facendo un'ottima carriera anche lui".

Barba con la maglia del Como.
Barba con la maglia del Como.

Poi l'Empoli e Maurizio Sarri.
"Ricordo che fumava tante sigarette, anche troppo, ma sicuramente ne è consapevole. Lui è un allenatore probabilmente rivoluzionario perché ha portato delle idee nuove in un calcio moderno e poi tanti allenatori hanno preso spunto da lui".

Dall'Empoli allo Stoccarda che venne a vedere Acerbi ma poi prese te. Ci racconti?
"Era un Empoli-Sassuolo ma in realtà Acerbi era fuori mercato per loro e non riuscirono a prenderlo e per questo virarono su di me vedendomi in partita".

Sei stato poi uno degli artefici del miracolo Benevento capace di battere la Juve di Cristiano Ronaldo allo Stadium. Che ricordi hai di quella partita?
"So per certo che Ronaldo era molto arrabbiato dopo quella partita ma in generale è stato un ottimo periodo lì a Benevento, abbiamo fatto tante belle cose, abbiamo fatto anche forse la storia più volte della società con una cavalcata dalla Serie B incredibile, la vittoria allo Stadium, e quindi ci sono stati tanti momenti belli".

Federico Barba contro Cristano Ronaldo in Juventus–Benevento.
Federico Barba contro Cristano Ronaldo in Juventus–Benevento.

Lì eri allenato da Pippo Inzaghi che oggi è diventato un po' il guru dei campionati di Serie B da vincere.
"Onestamente, mi dispiace da un lato che abbia questa etichetta perché è un allenatore che può benissimo stare in Serie A. Ultimamente non ne ha avuto la possibilità, ma perché probabilmente ha fatto troppo bene in Serie B, allora uno si prende un po' questa etichetta, però le qualità per poter allenare in Serie A ce l'ha sicuramente e anzi, spero che quest'anno riesca a raggiungerla e a rimanerci con il Palermo stesso. È una persona umilissima nonostante la sua carriera, una persona veramente innamorata del calcio, ci mette tutta la passione del mondo, pensa a quello 24 ore su 24".

E se dicessi Lionel Messi?
"Eh, mi viene in mente la partita al Camp Nou con la maglia dello Sporting Gijon sfidano il Barcellona. Messi a mio modesto parere è chiaramente il più forte del mondo nonché il più forte della storia. È un mio modesto parere, eh. Ce ne sono stati altri che si possono sicuramente mettere vicino a lui, ma forse per continuità, per tutto quello che ha fatto negli anni è un qualcosa di unico e non c'è giocatore migliore".

Com'è stato doverlo marcare?
"Si percepisce da subito la la differenza che c'è che con gli altri, anche perché magari uno lo può guardare, sembra anche un giocatore piccolino, tra virgolette, ma non lo è. È un giocatore che ha forza, che è piazzato nei punti giusti e nonostante quello abbina tutto il resto con un'ottima fisicità".

Oggi sei in Indonesia nel club Persib Bandung, ti manca qualcosa dell'Italia?
"In generale quando uno si sposta all'estero le cose cambiano, il calcio cambia, muta, ha tante forme, e anche noi italiani stiamo capendo che che il calcio fuori a volte ha una forma diversa che ti permette poi di giocare, poter crescere e magari fare anche meglio".

Ti sta migliorando questa avventura in Indonesia?
"È un'esperienza che mi sta permettendo anche di giocare delle coppe extranazionali che non ho mai fatto e sto giocando la Champions League asiatica a cui partecipa anche l'Al Nassr di Cristiano Ronaldo. Ci siamo qualificati anche noi per gli ottavi di finale".

Nel tuo futuro però non c'è solo il calcio. Col tempo hai portato a termine anche un brillante percorso universitario.
"Sì, ho conseguito una Laurea triennale in Diritto ed Economia delle imprese, una Laurea magistrale in Organizzazione e Gestione di attività per lo sport e ho preso anche un Master in Business sport management. E adesso sto facendo la preparazione al corso di direttore sportivo".

Barba dopo una delle lauree conseguite.
Barba dopo una delle lauree conseguite.

Sarà questo il tuo futuro?
"Sto prendendo un attestato, ma dietro l'attestato c'è sempre un concetto di hard skill, quindi sto cercando di formarmi anche come persona arricchendo le mie conoscenze. Mi interessa infatti soprattutto che io apprenda tante cose nuove, tante cose che mi interessano e che magari un giorno mi potranno anche servire. Non lo faccio per uno scopo preciso ma preferisco arricchirmi in questa maniera, usare il mio tempo per queste cose invece che per qualcos'altro".

Hai mai avuto qualche rimpianto?
"Sono molto più per questo concetto filo buddista, nel senso che non mi guardo indietro con rammarico, anzi mi guardo indietro felice di aver vissuto tante cose, belle e brutte che siano. Ogni periodo è stata un'esperienza per poter imparare qualcosa per il futuro e magari non commettere gli stessi errori".

Qual è la scelta che rifaresti altre mille volte?
"Probabilmente l'ultima di Como che è stata una scelta particolare. Lì ho percepito un progetto, un qualcosa di diverso. Adesso del Como se ne parla tanto, ma già qualche anno fa era un'ottima realtà".

E Fabregas che impressione ti ha fatto?
"Mi ha colpito subito. Ha portato una ventata di mentalità nuova e comunque di alto livello e ci ha sorpresi tutti. Da un lato tutte le persone che ne facevano parte, ma in tanti l'hanno seguito e lo stanno seguendo perché è riuscito a rivoluzionare quello che era l'ambiente stesso e devo dire che mi ha stupito proprio in questo senso e son contento che le cose stiano andando come devono andare. Fabregas è una persona che vale, è un allenatore forte e a lui vanno solo fatti i complimenti".

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