Perché la Juventus ha mollato Luis Suarez? Cosa ha fatto cambiare idea e obiettivi di mercato? È stato solo per la consapevolezza che sarebbero mancati effettivamente i tempi tecnici tesseramento e inserimento nella lista Champions? L'indagine della Procura di Perugia sul caso dell'esame farsa sostenuto (e superato) il 17 settembre scorso dall'ex attaccante del Barcellona si concentra anche su un altro aspetto della vicenda: capire cosa è accaduto nel periodo compreso tra i giorni 8 e 14 settembre, quelli cruciali per la preparazione dell'appello calendarizzato in via straordinaria per il calciatore con la scusa dell'emergenza Covid. In quella settimana l'interesse della controparte bianconera sembra mutare, passando da un atteggiamento di premura a un maggiore distacco rispetto, invece, alla necessità – come emerso dalle intercettazioni e indicato nelle carte degli inquirenti – di favorire il conseguimento della certificazione dell'ateneo a un candidato che "non spiccica ‘na parola d'italiano" e al quale va sottoposta "una roba per principianti".

C'è un punto dell'atto emesso dall'Ufficio del Giudice per le indagini preliminari che fa da filo conduttore alla possibilità che l'improvviso cambio di rotta da parte dei bianconeri sia stato motivato da altro che poi ha fatto saltare l'operazione in corso che non era solo una trattativa di mercato ma implicava – per il meccanismo messo in atto – altri passaggi e soggetti fondamentali. E poi ancora: perché l'avvocato Chiappero e il ds Paratici avrebbero reso "false dichiarazioni" ai pm sulla questione della domanda della cittadinanza per un calciatore che avrebbero voluto ingaggiare? La Procura affronta l'argomento in questo modo:

Meticolosi approfondimenti investigativi che hanno consentito, da un lato, di comprendere come nei primi giorni del mese di settembre 2020 la dirigenza della Juventus si sia mossa ai massimi livelli istituzionali per velocizzare la pratica ministeriale di riconoscimento della cittadinanza italiana nei confronti di Suarez (contatti tra il dirigente Fabio Paratici e il ministro Paola De Micheli, la quale ha ammesso di aver procurato all'amico d'infanzia Paratici il contatto con Bruno Frattasi, Capo di Gabinetto del ministero dell'Interno; altresì, per effetto di tale segnalazione, le successive interlocuzioni intervenute tra l'avv. Chiappero e il Vice Prefetto Antonella Dinacci);

e, dall'altro, hanno fatto emergere ipotesi – tuttora al vaglio degli inquirenti – di false dichiarazioni al pm rese dall'avv. Chiappero e dal dirigente Paratici in occasione delle audizioni del 23 settembre 2020 e dell'11 novembre 2020 presso la Procura della Repubblica di Perugia.

Qualcosa non quadra nelle deduzioni degli inquirenti: ovvero, com'è possibile che – al netto della ‘catena di comando e di complicità' rilevata nel corso delle indagini e di come le parti si fossero spinte così avanti nella definizione degli accordi – improvvisamente tutto scemi, lasciando che Suarez sostenga ‘inutilmente' un esame al quale, invece, era stata data tanta importanza. In buona sostanza, nessuno s'interessa più, caldeggia, tiene contatti con vertici istituzionali, per assicurarsi il buon esito della vicenda: ossia che Suarez abbia in tasca la certificazione necessaria per ottenere passaporto e cittadinanza italiana.

Altro particolare che non torna e rappresenta uno dei punti oscuri sul quale gli inquirenti vogliono fare luce. È il 14 settembre quando l'avvocato Maria Turco, collaboratrice di Chiappero, nel corso della conversazione con Simone Olivieri (direttore generale dell'Università), afferma: "Dal mio punto di vista, se vuole dare l’esame lo dà esattamente come deve essere fatto, come fosse un semplice studente… con quelle modalità, corrette secondo quello che dice la normativa italiana… Non me ne frega niente".

Proprio quel "non me ne frega niente" viene considerato anomalo rispetto al tono e al contenuto dei colloqui avuti nei giorni precedenti, quelli dove si ragionava sui tempi e sull'organizzazione dell'esame. Anche in questo caso la domanda è la stessa: perché questo cambio di atteggiamento? Si passa dal "dobbiamo fargli una roba per principianti", compresa la possibilità che Suarez effettui addirittura un corso intensivo prima del test, a quel "non me ne frega niente". E non convincerebbe nemmeno la versione fornita dall'avvocato Chiappero nell’interrogatorio ai pm perugini secondo cui: "Il ministero dell’Interno avrebbe rappresentato l’impossibilità di definire la procedura di rilascio della cittadinanza nei tempi previsti per il tesseramento di Suarez e la conseguente iscrizione nelle liste della Champions League". Ovvero entro il 6 ottobre, come spiegato anche dallo stesso Paratici.