Del Piero dopo il disastro Italia: “Ci vuole qualcosa di più che pensare solo a salvarsi il c*lo”

Il disastro della Nazionale Italiana maschile di calcio è sotto gli occhi di tutti. Le dimissioni del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, aprono alla possibilità che presto si possa dare il via a una sorta di rivoluzione nel sistema calcistico azzurro. E in attesa delle elezioni del prossimo 22 giugno, in tanti si sono prodigati a capire cosa non stia funzionando e perché l'Italia non sia riuscita a centrare per la terza volta consecutiva i Mondiali. Nell’ultima puntata di Sky Calcio Unplugged, Alessandro Del Piero – uno che di Mondiali se ne intende dopo il successo del 2006 – ha analizzato la situazione e le prospettive del calcio italiano dopo la terza mancata qualificazione consecutiva a un Mondiale.
"Non bisogna toccare solo il presidente della federazione, ma anche altre situazioni – ha spiegato -. Noi abbiamo lacune rispetto agli altri in diversi settori, ma attenzione, questo è un problema del calcio maschile italiano, mentre nel calcio femminile e negli altri sport non accade. Questo significa che è una cosa specifica e dobbiamo capire cosa stia accadendo nel calcio maschile italiano". E prosegue: "Abbiamo fatto le Olimpiadi più belle di sempre, nel tennis siamo nei primi 10 a livello maschile e femminile – e aggiunge -. Il talento c'è e si è focalizzato in altri sport dove hanno saputo ricostruire. Non so quanto il calcio abbia questa pazienza, tempo e coraggio di fare determinate scelte ma oggi c'è la necessità di sedersi".
Del Piero è un fiume in piena: "Credo che ci siano aspetti per cui serve una squadra completa in tutti i settori, che ci sia comunicazione, unione di intenti e davvero la voglia di rappresentare qualcosa di più che solo salvarsi il c*lo – sottolinea con forza l'ex leader e capitano della Juventus -. Fondamentalmente a volte in molti pensiamo solo a quello, tutti, compreso io, lo facciamo".
‘Pinturicchio' pensa a una rivoluzione globale dell'Italia anche intesa come connessione tra governo e federazione: "Sono fondamentali le persone, dai presidenti in giù devono essere situazioni oculate – aggiunge -. Abbiamo abbandonato un po' quel calcio locale, con società acquistate di proprietà con i successivi ruoli di persone locali perdendo un po' quell'identità della propria squadra di club".
Del Piero e l'esempio di Francia, Germania e Spagna
L'esempio delle ricostruzioni fatte in Germania, Francia e Spagna sono un esempio da seguire per Del Piero, contrariamente a quanto fatto negli ultimi anni in Italia: "È un continuo mischiare le carte in tavola, ci vuole progettualità, devi rispettare dei passaggi – spiega ancora -. Oggi troppo spesso è tutto consumato in fretta, ci sono carriere di allenatori che sono passate da quasi tragedie, penso a Gasperini a Bergamo che dopo 5 ko consecutivi hanno avuto il coraggio di tenerlo oppure Ancelotti con me sembrava il più scarso del mondo con due secondi posti. Delle volte le persone ci sono solo che non funzionano, tutto qui". E conclude: "Dobbiamo fare un passo indietro e dire che non siamo più i migliori e non siamo quelli che pensiamo di sapere. Oggi l'orgoglio va messo da parte e vanno messe in campo umiltà e studio".