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Cristiano Ronaldo prenda esempio da Messi su come si esce di scena con dignità

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Per quasi vent’anni Cristiano Ronaldo ha sfidato ogni limite, compreso quello del tempo. Ora la sfida più difficile non è segnare ancora, ma capire quando è arrivato il momento di lasciare spazio agli altri.

Ci sono calciatori che smettono di giocare e poi ci sono quelli che, anche quando il tempo presenta il conto, fanno fatica a immaginarsi lontani dal campo. Cristiano Ronaldo appartiene alla seconda categoria. Per quasi vent'anni ha sfidato ogni limite, compreso quello che sembrava più invincibile di tutti: l'età.

La sua storia con il Portogallo è troppo grande per essere ridotta agli ultimi novanta minuti, a un gol mancato o a una panchina. CR7 è il miglior marcatore e il giocatore con più presenze nella storia del calcio internazionale, probabilmente è l’unico che si è avvicinato a Eusebio (probabilmente lo ha anche superato, il dibattito è aperto), è stato uno dei protagonisti della vittoria dell'Europeo del 2016 e ha contribuito ai due trionfi in Nations League: la maglia del Portogallo è ormai inseparabile dalla sua leggenda. Proprio per questo, quello che è accaduto nel ritiro di Copenaghen non è all’altezza del suo nome e della sua storia.

Cristiano Ronaldo è convinto di essere ancora centrale nella sua nazionale ma, evidentemente, per il nuovo CT le cose sono ben diverse e quello che altri selezionatori non avevano avuto il coraggio di fare a muso duro oggi è toccato a Jorge Jesus. La domanda non dovrebbe essere se abbia ancora qualcosa da dimostrare, perché chiaramente non ne ha bisogno. Il punto è un altro: capire quando smettere di chiedere al calcio di restituire ciò che il calcio ha già dato.

CR7 ha costruito la propria carriera sulla fame. Non gli è mai bastato essere forte: doveva essere il più forte. Non gli è mai bastato segnare, perché doveva segnare più degli altri. Non gli è mai bastato vincere: doveva continuare a vincere. È stata questa ossessione a trasformarlo da talento in fenomeno e da fenomeno in una delle figure più importanti della storia del pallone.

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Ma il tempo non tratta nessuno con riguardo, nemmeno Cristiano Ronaldo. Negli ultimi grandi tornei il suo rendimento con il Portogallo non è stato quello a cui ci aveva abituati: il problema non è soltanto il numero dei gol, ma ciò che accade intorno a lui. Un tempo la squadra costruiva per Ronaldo perché Ronaldo era il giocatore capace di risolvere le partite ma oggi la domanda è quasi l'opposto: quanto deve modificarsi la squadra per continuare a metterlo nelle condizioni di essere decisivo?

Anche la gestione del nuovo commissario tecnico racconta qualcosa. Ronaldo non è più automaticamente il giocatore da schierare sempre. Contro la Norvegia è rimasto in panchina per tutta la partita, mentre il Portogallo ha trovato altre soluzioni offensive. Non significa cancellare il suo passato ma riconoscere che una squadra, a un certo punto, deve poter scegliere pensando alle esigenze del presente.

Ed è qui che arriva la sfida più difficile per un campione: non imparare a vincere, ma imparare a lasciare spazio agli altri. Accettare che arrivino ragazzi che corrono di più, pressano di più, occupano meglio il campo. Capire che essere ancora capaci di segnare non significa necessariamente essere il giocatore attorno al quale costruire una squadra.

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In questo senso l'esempio di Lionel Messi è lampante. Anche Messi avrebbe potuto continuare a essere il volto dell'Argentina ancora a lungo ma ha scelto di fare un passo indietro e di considerare concluso il proprio ciclo con la Seleccìon. Non perché avesse smesso di essere Leo, ma perché aveva capito che un'eredità non si difende giocando per sempre. Si difende anche sapendo quando farsi da parte.

Sia chiaro: qui non si mette in discussione o si sbeffeggia Cristiano Ronaldo come fatto altrove (come si può prendere in giro o ridicolizzare un cinque volte Pallone d’Oro?) ma c'è un tempo per essere i migliori e un tempo per uscire di scena. Farlo con dignità avrebbe giovato soprattutto a CR7.

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Periodista, collaboro con la pagina sportiva di Fanpage.it. Appassionato di Sport, Comunicazione e Politica, lucano amaro, credo che dietro ogni persona ci sia una storia che vale la pena ascoltare. Sono contrario all'opinionismo emozionale.
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