
In questi giorni tutti, incredibilmente anche gli stessi che potevano già farlo per posizione di potere e ruolo, hanno detto che bisogna rifondare il sistema calcistico italiano. Molto bene. Quasi tutti però hanno accennato a rimedi molto vaghi, indicando più le tematiche (settori giovanili, campionati, tecnica di base) senza però effettivamente suggerire come intervenire in queste aree. Non è facile farlo, però bisogna iniziare a spiegare cosa poter fare e cosa no, altrimenti siamo sempre sul filosofico spinto. Proprio per abbandonare i bei pensieri pasciuti ma mai attuati, una cosa che bisognerebbe fare domani mattina è intervenire in maniera drastica su Coverciano.
Il Centro tecnico federale "Luigi Ridolfi" creato nell'ottobre del 1957 è il fiore all'occhiello del nostro movimento calcistico, capace negli anni di diffondere le basi fondamentali per la conoscenza del gioco a centinaia e centinaia di calciatori, allenatori, dirigenti. Coverciano negli anni è rimasto un centro d'eccellenza, un luogo dove non solo si insegna calcio con strutture di alto livello e dove i nostri nazionali italiani possono prepararsi al meglio. Il grande problema di Coverciano però è che si è musealizzato (non ci riferiamo al Museo, altra meraviglia da visitare a tutti i costi), ovvero si è completamente chiuso su se stesso nella sua logica di base, accartocciandosi e iniziando a rimestare sempre la stessa solfa mentre il mondo scriveva canzoni assolutamente nuove.
La prima, primissima cosa che si dovrebbe fare è aprire Coverciano. Si apre Coverciano ad esempio non dando la priorità assoluta agli ex calciatori di frequentare i suoi corsi, ma creando percorsi di semplice e riconosciuto merito. Il calciatore professionista anche solo di quindici anni è vissuto in un calcio già antico, troppo lontano da quello attuale. Pensa, anche perché non ha potuto studiare a fondo quello che il calcio è (fisica, dinamica, neuroscienze, cultura del Paese, tecnologie applicate, ecc. ecc.) che si possa insegnare calcio perpetuando le regole di fondo del suo essere stato calciatore. Lo abbiamo visto con Gattuso CT: un bel 3-5-2, la grinta, la corsa, la voglia, lo spirito, le cene, le dinamiche di base del calcio di venti anni fa e va bene così. No, non va più bene così, il calcio è completamente un'altra cosa, è innovazione continua e gli ex calciatori sono sullo stesso piano, se non su un piano inferiore per capacità di evolvere in questo settore.
Fuori da Coverciano ci sono una marea di persone, giovani o meno giovani, che magari nella vita hanno fatto gli ingegneri, i fisici, gli architetti e così via che hanno potenzialmente grandi idee di calcio, perché il calcio è la loro passione e riescono a vederlo fuori dall'ottica che abbiamo capito perdente degli ex calciatori. In giro per il mondo ci sono tantissime storie di non giocatori (Carlos Cuesta, allenatore del Parma, non è praticamente stato un calciatore, iniziando a conoscere e studiare il calcio a 18 anni) diventati grandi allenatori, mentre in Italia riusciamo solo a creare copie su copie di tecnici scadenti e di pochissimo coraggio.

Se un ragazzo di 20 anni ha un'idea meravigliosa su come sfruttare i mezzi spazi sul lato debole, perché deve essere scavalcato da uno che non sa che fare a 40 anni ma ha giocato una stagione in serie A? Facciamo degli esami di ammissione e vediamo chi può partecipare al corso.
Altra apertura di Coverciano è verso i territori. Oggi sono i luoghi dove si gioca a correre verso Coverciano, mentre dovrebbe essere Coverciano a sbattersi lungo tutta la Penisola per insegnare e allo stesso tempo apprendere metodi, tecniche, tattiche e logiche di un calcio nuovo, fin da subito di alto livello. Chiudersi nella torre d'avorio aspettando la crema del nostro calcio ha prodotto torte schifose, per tre volte di seguito rifiutate dall'élite mondiale.
Infine l’apertura verso una nuova generazione. Pochi giorni fa è stato varato in pompa magna da Gravina una bella idea di sviluppo dei calciatori giovani, la si è chiamata per brevità "officina del talento" e dovrebbe essere basata sulla tecnica di base. Bene. A capo di questo progetto c'è Maurizio Viscidi, di anni 64. Il presidente del settore tecnico della FIGC, che in qualche modo sovrintende anche questo progetto è Mario Beretta, di anni 67. Pochi mesi fa Gravina ha chiesto di entrare nell’ambito del settore tecnico della FIGC a Cesare Prandelli, di anni 69. Per dare colore al tutto poi, ad affiancare Viscidi due ex campioni del mondo che non hanno nessuna esperienza o comunque non si sono distinti fino a oggi per idee calcistiche innovative come Zambrotta e Perrotta.
Questo è un esempio concreto della chiusura e purtroppo dei danni che sta facendo Coverciano prima di tutto alla Nazionale. Coverciano può essere ancora per molto tempo il grande acceleratore di particelle del nostro calcio, ma o lo si spalanca oppure lo si chiude del tutto, altrimenti diventa un tempio di una religione che nessuno segue più. Bisogna distinguere la "conoscenza del mondo" dalla "conoscenza della materia". Oggi la prima è usata come unico lasciapassare per entrare nel mondo del calcio, mentre serve la seconda per portarci più avanti.