Cos’è il dossier di Roberto Baggio, le 900 pagine sparite che dovevano salvare il calcio in Italia

Il lungo ed a oggi infinito declino della nostra Nazionale di calcio ha radici profonde, insediate in un sistema che si è dimostrato incapace di rinnovarsi e, soprattutto confermatosi inadatto nell'imparare dai propri errori. Tanti e ripetuti nel tempo. Ci sono date ben scolpite nel marmo dei ricordi e non riguardano solamente quelle delle sconfitte avvenute ai playoff che hanno sancito la terza consecutiva drammatica esclusione dalla fase finale dei Mondiali. Ce n'è un'altra, dicembre 2011 quando Roberto Baggio, nominato Responsabile del Settore Tecnico FIGC il 4 agosto 2010, presentò una relazione di 900 pagine per il cambiamento radicale del "sistema Italia". Rimasto lettera morta e oggi, a distanza di 15 anni, ritornato prepotentemente dì attualità.
Baggio e la FIGC, un rapporto durato poco: il dossier "finito in un cassetto"
Il 4 agosto 2010 per volontà dell'allora Presidente Abete, all'indomani della disfatta iridata della spedizione azzurra in Sudafrica con Prandelli CT, si aprirono le porte ad una rivoluzione interna alla FIGC. Tra le novità più importanti, la nomina di Roberto Baggio a Responsabile unico del Settore Tecnico azzurro. Sotto l'egida del Divin Codino sarebbero dovute convogliare tutte le realtà di Coverciano, le selezioni azzurre dalle più giovani alla Nazionale maggiore. Scopo? Rifondare un sistema che evidentemente stava perdendo acqua già allora, con una strategia da attuarsi nell'immediato e da protrarre a lungo termine.
Baggio poco prima del Consiglio Federale di fine 2011, in occasione dell'insediamento del nuovo Comitato Direttivo del Settore Tecnico alla presenza di Giancarlo Abete e del direttore generale Antonello Valentini, nonché di Renzo Ulivieri già presidente dell'Assocalciatori, redasse e presentò una relazione dettagliata, di 900 pagine redatte con l'aiuto di una cinquantina di collaboratori (tra allenatori, preparatori, ricercatori) dal titolo tanto semplice quanto diretto al punto: "Nuove attività del Settore Tecnico di Coverciano". Esito? Come sottolineò lo stesso Baggio, che rassegnò le dimissioni dal proprio incarico nel gennaio 2013, nessuno: "Rimase in un cassetto, fu lettera morta".

Ma cosa c'era di così rivoluzionario in quella relazione da spingere i vertici federali a non considerarla per nulla e perché oggi, a distanza di 15 anni, quelle pagine sono state richiamate da tutti quale monito che, se seguito, non ci avrebbe portato oggi alla terza eliminazione consecutiva dai Mondiali? Semplicemente una riforma complessiva del paradigma culturale e strutturale della Federazione italiana, ispirandosi a modelli di successo come quelli di Spagna, Germania, Francia e Inghilterra, per intervenire su un declino già evidente all’epoca. Nel progetto di Baggio, centralità assoluta e prioritaria veniva data al talento, elemento considerato fondamentale per costruire e ricostruire il calcio a lungo termine.
I punti chiave del progetto presentato da Baggio per la riforma del calcio italiano
Nel merito, i punti cardine del progetto erano:
- Una riforma profonda della formazione di allenatori e istruttori. Baggio aveva puntato tutto sulla riforma dei settori giovanili: maggiore qualità tecnica, etica e valori morali, con ex calciatori professionisti o con competenze specifiche nei ruoli cardine.
- La valorizzazione del talento. Sapendo benissimo di cosa si trattasse, Baggio propose di ripartire coltivando tra i giovani prima e soprattutto il talento tecnico per poi sviluppare l’aspetto atletico successivamente e non il contrario, come spesso già accadeva.
- Lo scouting capillare su tutto il territorio nazionale. Baggio aveva presentato un progetto dettagliato dividendo l'Italia in 100 distretti, per permettere una più capillare presenza diretta su migliaia di partite all’anno, creando un archivio digitale dei giovani talenti, monitorandone la crescita e i dati, per non perdere per strada nessuno.
- La creazione di Centri federali territoriali. Per Baggio fondamentale erano maggiori strutture dedicate alla formazione, al monitoraggio e allo sviluppo costante sui giovani su tutto il territorio, sul modello di Coverciano. Modernizzando le infrastrutture sportive e informatiche del Settore Tecnico.
- Il rilancio dei vivai e maggiore collaborazione con i club. Baggio auspicava una simbiosi totale tra società e Federazione, con una sinergia totale per la formazione dei giovani calciatori, non solo sul fronte tecnico, ma anche – e soprattutto – su quello etico, con l'educazione e la crescita della persona, formando "atleti e uomini responsabili".
Nel 2011 quel documento venne cestinato. Oggi, di fronte all'ennesimo fallimento epocale di un calcio in totale balìa di se stesso, torna ad essere invocato quale punto di partenza essenziale per poter finalmente ripartire. E trasformare un circolo vizioso in un nuovo esaltante circolo virtuoso. Anche se con 15 anni di colpevole ritardo.