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Dani Alves va in carcere: convalidato l’arresto per la violenza nel bagno di una discoteca

Il giudice istruttore ha acconsentito dunque all’arresto senza cauzione di Dani Alves, assecondando le richieste del pm e dell’accusa. L’esterno ex di Barcellona, PSG e Juventus resta in carcere per la presunta violenza sessuale.
A cura di Marco Beltrami
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L‘arresto di Dani Alves ha catalizzato l'attenzione mediatica internazionale. Il calciatore più vincente di tutti i tempi con 44 trofei ufficiali in bacheca, è accusato di presunta violenza sessuale da parte di una donna di 23 anni. L'esterno ex di Barcellona, Juventus e PSG attualmente in forza ai messicani del Pumas, è stato trattenuto stamane presso la stazione di polizia di Mossos d'Esquadra de Les Corts nella capitale catalana, dove si era recato per rilasciare una dichiarazione. Qui il corpo di polizia regionale della comunità autonoma spagnola della Catalogna lo ha arrestato trasportandolo in tribunale. Il giudice ha deciso di accogliere la richiesta della Procura e dell'accusa privata rispedendo in carcere il giocatore dopo la sua deposizione. Ecco la ricostruzione della giornata.

Alves arrivato presso il tribunale alle ore 10, sul sedile posteriore di un'auto con il logo Mossos d'Esquadra è stato formalmente arrestato, trascorrendo circa tre ore con il resto dei criminali che aspettavano il loro turno per testimoniare. In tarda mattinata poi è stato condotto nell'aula 15 del tribunale istruttorio, dove è stato ascoltato prima di tornare in cella in attesa della decisione del giudice sul suo immediato futuro. La palla dunque è passata al giudice istruttore che ha acconsentito dunque all'arresto senza cauzione del giocatore della nazionale brasiliana, assecondando le richieste dell'accusa. A quanto pare dunque sono state trovare prove sufficienti del reato, per Alves che non potrà sfruttare il pagamento di una somma in denaro per lasciare la sua cella.

La grande accusatrice del giocatore, nella sua deposizione, ha raccontato nuovamente la sua versione dei fatti presentati nella denuncia depositata ad inizio gennaio. La 23enne che si trovava con alcuni amici per festeggiare nel nightclub Sutton a Barcellona ha spiegato di essere stata palpeggiata a più riprese e senza il suo consenso da Dani Alves, sotto le mutande. Scioccata per l'accaduto si è recata poi dal personale di sicurezza della discoteca, che con i vertici della stessa ha attivato in questi casi il relativo protocollo e ha dato comunicazione ai Mossos d'Esquadra. Una versione già smentita dall'entourage del calciatore nei giorni scorsi.

Dani Alves ha iniziato a testimoniare dopo che l'intervento della denunciante si è concluso, affermando in maniera perentoria di essere completamente estraneo ai fatti. Parole le sue che fanno il paio con quelle di qualche giorno fa in un video inviato al programma Antena 3 Y ahora Sonsoles: "Vorrei negare tutto. Ero lì, in quel posto, con più persone, a divertirmi. Tutti sanno che amo ballare. Divertirsi, ma senza invadere lo spazio degli altri e quando si sceglie di andare in bagno non si chiede a chi c'è in bagno di andare in bagno".

Il campione brasiliano ha chiuso dicendo di non aver mai visto la 23enne, e di essere molto addolorato per la piega che hanno preso gli eventi: "Mi dispiace molto, ma non so chi sia quella signora, non so chi sia, non l'ho mai vista in vita mia. In tutti questi anni non ho mai invaso lo spazio di qualcuno, meno che senza autorizzazione, come farò con una donna o una ragazza, per Dio, no. Basta, perché queste cose anno male, soprattutto alla mia gente, perché loro sanno chi sono". A giudicare da quanto deciso dal giudice però, non c'è stato nulla da fare per lui e per i suoi legali, almeno per il momento.

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