“Zanardi è un generoso, che ama condividere, prende a morsi la vita e se questo diventa stimolo per gli altri ben venga. È un esempio positivo e quello che non ha vinto in Formula 1 lo ha stravinto nella seconda vita; dobbiamo pregare e sperare vinca tante altre battaglie”. Con queste parole Giusy Versace, atleta paralimpica, scrittrice e parlamentare della Repubblica, descrive Alex Zanardi, che da alcuni giorni sta lottando tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva del policlinico Le Scotte di Siena dopo un incidente avvenuto sulla strada provinciale tra Pienza e San Quirico nel corso di ‘Obiettivo Tricolore', la staffetta di ciclisti paralimpici promossa dal progetto ‘Obiettivo 3' di cui l’ex pilota di F1 è fondatore.

Il 2005 è l’anno del terribile incidente automobilistico sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria nel quale Giusy Versace perde entrambe le gambe ed è lo stesso in cui Zanardi è tornato a correre. L’onorevole ha ricordato così quei momenti: “Lui è stato un grande stimolo per me e le persone che mi erano vicine in quel periodo mi dicevano: ‘Guarda, lui non ha mollato. Puoi farlo anche tu’. Dopo le nostre strade si sono incrociate e abbiamo condiviso tante iniziative insieme”. Ora che Zanardi sta affrontando una nuova sfida l’atleta che ha vinto un argento sui 200m e un bronzo sui 400m ai Campionati Europei ed è stata finalista dei 200m a Rio 2016; è con il fiato sospeso per l’evoluzione del quadro clinico: “Sono in apnea”.

Onorevole Versace come sta vivendo questa situazione e come ha appreso la notizia dell’incidente di Zanardi?
“È un momento molto difficile per tutti. Oltre alla situazione del Covid-19, che interessa tutti; e l’incidente di Zanardi, con cui ho condiviso tante cose insieme, sono praticamente in apnea. Io ho appreso la notizia da mio fratello mentre lavoravo al pc e, detto tra noi, inizialmente pensavo fosse una fake news ma dopo qualche telefonata ho capito che era vero. Io ho condiviso l’iniziativa solidale della staffetta, che doveva lanciare un messaggio di ripartenza non solo per lo sport, e so lui quanto ci tiene a questa cosa. Ora non possiamo fare altro che pregare. Con rispetto dobbiamo unirci al dolore della famiglia e della moglie, una grande donna e una vera colonna che sta vivendo per la seconda volta una situazione difficile”.

Ci racconta come e quando ha conosciuto Alex Zanardi e il vostro rapporto?
“Devo essere sincera, perché ci pensavo proprio in questi giorni, non ricordo precisamente la prima volta che ci siamo stretti la mano. Lui è uno di quelli che ti sembra di conoscere da sempre. Io lo seguivo già da quando correva in F1 negli ani ’90, visto che mio padre mi ha messo sui kart da piccolina. Lui è stato un grande stimolo e le persone a me vicine in quel periodo mi dicevano: ‘Guarda, lui non ha mollato. Puoi farlo anche tu’. Le nostre strade si sono incrociate e abbiamo condiviso le Olimpiadi di Rio de Janeiro. Ricordo che sbagliai una cosa in gara ed ero molto arrabbiata con me stessa, ma lui con le parole giuste mi aiutò e mi stimolò per fare meglio nella gara successiva. Abbiamo condiviso tante iniziative solidali e ci accomuna non solo la grande fede ma un modo di fare: al risveglio dal coma nessuno dei due ha pianto per ciò che non aveva, ma ha ringraziato per quello che poteva fare. Dopo che ho vinto “Ballando con le stelle” ha iniziato a chiamarmi showgirl, ma è un privilegio che ha solo lui, perché io sono un’atleta. Una delle ultime volte che ci siamo visti abbiamo deciso che lui mi insegnerà ad andare in handbike e io a ballare: per me la sfida ancora valida e mi aspetto che con la sua tempra riesca ad uscire da questo momento”.

Abbiamo visto un grande affetto e raccoglimento da parte degli italiani per Zanardi: quale crede sia il motivo che porta tanta gente ad amare e rispettare un atleta come Alex?
“Lui è stato definito un ‘inguaribile ottimista’ e la gente, per quanto non lo voglia ammettere, ha bisogno di esempi. Finché ci sono degli esempi belli non possiamo che guardare con ottimismo al futuro. Ecco, lui è uno di questi esempi positivi. Lui è uno che ascolta tanto, riesce a dirti le cose giuste e nel modo giusto. È uno di quelli che ha portato nel dibattito la disabilità e ha fatto conoscere situazioni ritenute marginali. Alex ha questo carisma naturale e riesce ad essere magnetico, non si può non volergli bene anche sforzandosi. Questa sua voglia di condividere e di avvicinare i ragazzi allo sport, per far comprendere quanto può essere opportunità di nuova vita e di inclusione sociale, lo rendono unico”.

Onorevole, lei fa parte della commissione Affari Sociali con delega del gruppo alle pari opportunità e disabilità: ci racconta come e se sta cambiando il nostro paese nel rapporto con le disabilità sia a livello sportivo che nella vita di tutti i giorni?
“Sotto il punto di vista culturale c’è ancora molto da fare. Lo sport aiuta a far cambiare la percezione che si ha della disabilità perché bisogna imparare a guardare ad essa come una risorsa e non come un peso. Tante persone vogliono dare ma bisogna riconoscergli l’opportunità. Io lavoro anche della bicamerale dell’infanzia e dell’adolescenza e ho seguito i provvedimenti legati al bullismo e al cyber-bullismo ed è venuto fuori come lo sport sia strumento per evitare situazioni spiacevoli per i ragazzi. Ho presentato proposte di legge per equiparare il trattamento degli atleti paralimpici nei gruppi sportivi dei corpi dello Stato e poi c’è l’aggiornamento dei LEA perché per tanti avere un dispositivo e avere una vita più autonoma è un diritto che viene ancora negato. Migliorare l’autonomia e la vita di un disabile oggi, presuppone un’assistenza minore in futuro: è una questione di visione. È impensabile, nel 2020, discutere ancora di diritto allo sport, riconosciuto dalla convenzione ONU del 2006 dei diritti alle persone con disabilità e ratificato in Italia nel 2009 ma è il nostro è uno dei paesi che l’ha meno applicata. La disabiltià non sempre ti tocca dalla nascita ma arriva nel corso della vita e non bisogna aspettare che ti capiti qualcosa di brutto nella vita per attenzionare e capire quanto è importante quel mondo”.

Aveva sentito Alex Zanardi ultimamente? Stavate preparando qualcosa con le vostre onlus?
“Ci siamo sentiti qualche mese fa perché abbiamo condiviso dei progetti insieme tra “Obiettivo 3” e “Disabili No Limits Onlus” e una volta durante il lockdown, ma abbiamo sempre tante cose da fare entrambi per i progetti che portiamo avanti. Spero di poterlo risentire presto".

Per concludere, Onorevole Versace, ci racconta un ricordo particolare che la lega ad Alex Zanardi?
"Se dovessi scegliere un momento che mi ha colpito, per me che lo seguivo già dai tempi della Formula 1, dico la sua intervista Late Show di David Letterman. Non conoscevo assolutamente questo suo lato ironico del suo carattere finché non vidi quell’intervista e dissi ‘Vabbè, è troppo fico’. Serio, competente, misurato ma allo stesso tempo molto ironico: un momento epico che fa capire che tipo personaggio è Alex".