Cavallo da corsa turco servito come manzo in una mensa dei poveri: il suo microchip trovato nel pasto

"Ma che diavolo è questo?!?", ha esclamato con disgusto l'uomo che in una mensa dei poveri di Mersin stava consumando un ‘kavurma', piatto tipico di carne stufata. L'oggetto in questione era un microchip, obbligatorio per legge in ogni cavallo da corsa registrato in Turchia, per monitorarne la salute e la storia agonistica. Già, perché il prelibato kavurma che era sulla tavola non era fatto con carne di manzo, come da ricetta originale (o in anche in alternativa agnello, lepre o altra selvaggina), ma appunto con la carne di un cavallo, anzi più precisamente di una cavalla da corsa, che il proprietario pensava di aver affidato nelle mani giuste, mentre invece l'aveva condannata a morte.
L'analisi del DNA svela che la carne è di cavallo e non di manzo, il microchip fa risalire al nome
Una vicenda davvero orribile, che ovviamente avrà delle conseguenze per i responsabili. Dopo la denuncia dell'uomo, un'indagine del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste turco ha rinvenuto nella pietanza carne di "animale con un solo zoccolo" (ovvero cavalli, asini e zebre), come stabilito tramite analisi del DNA. L'animale in questione – ha svelato il microchip – era Smart Latch, una cavalla purosangue di quattro anni, vincitrice di tre corse nella sua carriera (qui sotto il video di un successo del 2024) prima che un infortunio vi mettesse anticipatamente fine.
Lo stufato a base di carne di cavallo è stato servito lo scorso febbraio in una mensa per i poveri a Mersin, tra le maggiori città dell'Anatolia meridionale. L'intera storia è stata ricostruita dal proprietario della povera cavalla, Suat Topcu, che ha spiegato come una frattura a una zampa avesse costretto l'equino nello scorso ottobre a ritirarsi dalle corse. A quel punto l'aveva riportata nella sua fattoria per iniziare una nuova vita come fattrice. E tuttavia, dopo aver scoperto che non poteva avere puledri, Suat aveva donato la cavalla gratuitamente a una scuola di equitazione per bambini.
Un gesto fatto con amore, ma Smart Latch non aveva raggiunto mai la destinazione, finendo invece macellata illegalmente, venduta con l'etichetta "manzo" e infine cotta e servita nella mensa dei poveri di Mersin.

Il proprietario della purosangue racconta come sia stato possibile
"L'abbiamo portata in fattoria perché diventasse madre – ha raccontato il proprietario con grande dolore – Tuttavia il veterinario ci ha detto che non poteva essere una fattrice. Il mio errore è stato forse quello di donare il cavallo senza trasferirne ufficialmente la proprietà. Ho cercato di fare una buona azione e invece sono diventato uno strumento per qualcosa di malvagio. Ero presente quando questa cavalla è stata concepita. Me ne sono preso cura per due anni prima che andasse in pista. Chi fa del male a un animale fa del male a un essere umano".
In Turchia è vietata la macellazione dei cavalli per la produzione di carne. È in corso un'indagine per stabilire come si sia arrivati all'uccisione di Smart Latch e come la sua carne sia entrata nella catena alimentare. Intanto le autorità turche hanno distrutto 213 kg di carne e l'azienda fornitrice è stata inserita nella lista nera per rischi sanitari, con annessa denuncia penale alla procura.