Il Tribunale federale della Confederazione elvetica di Losanna ha respinto la richiesta di sospensione della squalifica inflitta al marciatore italiano Alex Schwazer. La notizia è arrivata attraverso una comunicazione ufficiale del legale dell'altoatesino, l'avvocato Gerhard Brandstaetter che ha spiegato come secondo i giudici, Schwazer non è riuscito a dimostrare la "massima probabilità" della manipolazione (da parte di terzi) delle urine usate per il controllo antidoping che portò alla squalifica.

Anche davanti alla sentenza di Losanna, Alex Schwazer non si darà per vinto. I suoi legali hanno già annunciato che la battaglia in tribunale per difendere i diritti del loro assistito è semplicemente all'inizio: "Sulla base di questo verdetto Alex Schwazer porterà aventi con massima convinzione il procedimento davanti al Tribunale federale, con lo scopo di portare le prove necessarie per una sospensione della squalifica".

Il caso giudiziario

Alla vigilia dei Giochi di Londra 2012 Schwazer (già atleta di punta dello sport italiano nel mondo) organizza un viaggio in Turchia per procurarsi eritropoietina e steroidi. Sfuggito ripetutamente ai controlli non certo capillari della federazione  viene trovato positivo all’Epo il 30 luglio 2012. Patteggia una condanna penale di nove mesi e con le sue confessioni inguaia i medici federali Fischetto e Fiorella, accusati di favoreggiamento nei suoi confronti. Nel 2015, a fine processo Schwazer si rivolge a Sandro Donati, maestro dello sport, l’uomo più in vista dell’antidoping italiano, perché sia garante verso i Giochi di Rio 2016. Donati accetta il ruolo ma il 1° gennaio 2016 arriva un controllo antidoping a sorpresa: la notizia della positività verrà comunicata solo nel giugno 2016, all’immediata vigilia dei Giochi di Rio. Il Tribunale di Arbitrato Sportivo di Losanna squalifica Schwazer (recidivo) per otto anni, fino al 2024.