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Doc è una delle poche fiction a reggere gli ascolti: in pochi anni è cambiato il modo di stare davanti alla tv

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Luca Argentero è Andrea Fanti in Doc-Nelle tue mani
Ad oggi Doc-Nelle tue mani è una delle poche serie che riesce a catturare il pubblico davanti alla tv. La media è di 4 milioni di telespettatori, un dato che oggi ha un peso, perché racconta come è cambiato il modo di guardare la televisione.

Se c'è una fiction italiana che più di ogni altra è riuscita a conquistare il pubblico quella è, senz'altro, Doc-Nelle tue mani, arrivata alla sua quarta stagione, in onda da qualche settimana su Rai1. Un successo che ha scavallato anche i confini italiani: il soggetto è stato acquistato in America, dove è stata realizzata una serie che ha avuto un immediato riscontro da parte del pubblico, nonostante alcune modifiche nella trama. Insomma, ovunque vada in onda, Doc sembra essere garanzia di successo, ma nella televisione italiana questo risultato ha un peso specifico ancor più significativo.

Il terzo appuntamento con la serie che ha come protagonista Luca Argentero, insieme ad altri volti ben noti del piccolo schermo come Pierpaolo Spollon, Matilde Gioli, Marco Rossetti e Giovannni Scifoni, è stato visto da 4 milioni di telespettatori, un dato non solo positivo, ma che racconta l'andamento delle fiction tv di questi ultimi anni. La prima stagione di Doc arrivava su Rai1 in un momento particolare, in piena pandemia, e nonostante gli ospedali fossero il teatro delle principali e nefaste notizie in Italia, la prima puntata fu seguita da 7 milioni di telespettatori, un numero strabiliante che non si toccava dai tempi de Il Commissario Montalbano, probabilmente tra i pochi titoli Rai ad avere raggiunto queste vette. Si tratta, però, di sei anni fa e il dato temporale è determinante. Tra il 2020 e il 2021, infatti, sono approdate in Rai altre serie televisive in grado di catturare l'attenzione del pubblico, un esempio è Mina Settembre con Serena Rossi, il cui esordio arrivò a contare sei milioni di persone davanti alla televisione. Anche la sesta stagione di Che Dio ci aiuti, altra fiction amatissima e forse anche per questo non rientrerebbe pienamente nelle dinamiche che toccano la nuova serialità, perché già in onda da qualche anno, fu seguita dagli stessi sei milioni. Sulla scia della fiction che aveva come protagonista Elena Sofia Ricci, c'è anche un altro titolo cult della Rai, ovvero Don Matteo, che in quegli anni superava di gran lunga i 6 milioni e mezzo di spettatori. Numeri incredibili, ma ad oggi impossibili da replicare, se non per eventi sportivi di un certo rilievo o, magari, per il Festival di Sanremo.

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Serena Rossi in Mina Settembre

Si può dire, senza che si possa considerare un azzardo, che nell'approccio ai contenuti della tv generalista, fiction comprese, ci sia un prima e un dopo pandemia. E negli anni ci sia stato un (fisiologico?) calo dell'attenzione da parte dello spettatore medio che, magari, ha direzionato i suoi interessi televisivi verso altro. È per questa ragione che, ad oggi, certi risultati fanno più rumore di altri, perché la televisione non ha perso centralità, ma ha perso appeal. E questo è un dato di fatto. Oggi a conquistare la maggior parte del pubblico televisivo è l'access prime time, con i game show condotti da Stefano De Martino e Gerry Scotti, che toccano rispettivamente il 23 o il 24 per cento di share. Un aspetto che ha portato i dirigenti, di entrambe le emittenti televisive, a prolungare in maniera sconsiderata la fascia che precede la prima serata, attivando una polemica che è destinata a far discutere ancora per un bel po', perché come un effetto domino anche il prime time è slittato ad un orario che non consente, a chiunque voglia farlo, di seguire le puntate fino alla fine.

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Matilde Gioli è Giulia Giordano in Doc–Nelle tue mani

Sarà anche questo cambiamento ad aver influito sulle modalità di fruizione da parte del pubblico, oltre alla capacità di scrivere delle storie che abbiano la forza di appassionare chi le guarda. La Total Audience, introdotta relativamente da poco, ci racconta anche un altro dato e cioè che la televisione non è più solo quella in diretta, ma è anche quella in streaming, si è passati da una fruizione in tempo reale a una on demand e anche questo, senza dubbio, incide sull'andamento dei dati Auditel. Lo share, di fatto, è la misura con cui si è soliti stabilire il successo, o il suo contrario, di un prodotto televisivo. Tutto questo meccanismo è destinato a cambiare ancora e numeri come quelli che si registravano cinque o sei anni fa, saranno sempre più irraggiungibili. Pur volendosi adeguare ai cambiamenti che ogni epoca porta con sé, il timore è quello che ci si possa adagiare a un andamento al ribasso, piuttosto che al rialzo del prodotto, che non tenda ad esaltarlo, a qualificarlo e ma ridimensionarlo riducendolo a mero riempitivo di un palinsesto che è destinato a modificarsi sempre di più e a diversificare la propria offerta, per aumentare quello stesso appeal di cui si lamentava la carenza qualche riga più su. Certamente quello delle fiction è un tema, perché sono prodotti che non hanno perso rilevanza e attrattiva, ma forse meriterebbero di essere valorizzati e di far tornare al pubblico la voglia di guardare "qualcosa di bello in tv".

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Nata nel 1992, giornalista dal 2016. Ho sempre scritto di cultura e spettacolo spaziando dal teatro al cinema, alla televisione. Lavoro nell’area Spettacolo di Fanpage.it dal 2019.
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