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Abbiamo trasformato Dawson in un meme, ma in quella scena c’era molto più di un pianto ridicolo

Un fermo immagine iconico che ha fatto la storia di internet, distorcendo completamente il senso di una scena che di ridicolo aveva ben poco, in cui un adolescente diventa adulto.
A cura di Andrea Parrella
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Siamo in tanti ad averla derisa, stravolta, decontestualizzata, ma poche sequenze sono rimaste incastonate nell'immaginario collettivo come questa che si chiude con l'epocale fermo immagine di James Van Der Beek, l'attore che interpretava Dawson, morto l'11 febbraio. Quel meme è stato il meme per eccellenza proprio per la sua natura e per il percorso evolutivo, dato che il frammento in cui Dawson si lascia andare a quell'espressione è diventato tutto fuorché ciò che avrebbe voluto rappresentare e ricordare.

Un pianto, quello del protagonista della serie dopo che Joey gli ha voltato le spalle per raggiungere Pacey, fisicamente e simbolicamente, che nel tempo è stato completamente svuotato del contesto in cui maturava. Se la disperazione del protagonista era la reazione di dolore di chi ha capito che si deve lasciare andare qualcuno che non ci ama più e lo ha appena fatto. Ma quell'immagine, privata del senso di quella scena, è diventata un'espressione derisa, ridicolizzata a uso e consumo delle più svariate interpretazioni.

Un momento di tenerezza, per certi versi il momento che più rappresenta il processo di maturazione dell'adolescente che diventa adulto, violato e mortificato dall'impietosa teoria del "sottone", spesso banalmente accostato alla semplice tristezza di inizio settimana in un lunedì come un altro. Ma la legge del meme è questa e non risparmia nulla, il processo di creazione di un meme è letale, non è soggetto a sentimentalismi e, soprattutto, una volta accaduto non si torna più indietro. Chi tra noi non ha inviato o ricevuto almeno una volta in una chat un Dawson? È questa dinamica ad aver reso quel fermo immagine il reperto archeologico per eccellenza della serialità internazionale.

James Van Der Beek se ne va compiendo il miracolo di lasciare in eredità un doppio segno profondissimo sul tempo che ha vissuto: un personaggio indimenticabile per una generazione di ex adolescenti che ha avuto la fortuna di crescere con un teen drama segnante e un riferimento iconico dell'era digitale, un frammento incompleto, uno strumento in grado di creare una comunità e circolare con la sola forza del proprio contenuto e del codice che trasmette.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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