Ufo – I casi italiani, la seconda stagione su Focus dal 13 settembre
Ottanta scatti fotografici, un rientro di routine e un maresciallo pilota a cui la torre di controllo ordina di andare a vedere da vicino che cosa stia galleggiando lì fuori. Siamo nel 1979, l'aeroporto è quello militare di Treviso-Sant'Angelo, il pilota si chiama Giancarlo Cecconi. Si avvicina finché può, fotografa, rientra. A missione conclusa mette a verbale una frase che pesa più delle immagini: la struttura di quella cosa non rientra in nessuna aerodinamica conosciuta. È uno dei fascicoli che tornano in televisione domenica 13 settembre, quando Focus, canale 35 del digitale terrestre, apre la seconda stagione di Ufo – I casi italiani in prima serata alle 21.20.
Nessuna verità rivelata, solo materiale da leggere
La linea del programma resta quella: niente proclami, niente svolte definitive sul mistero. Vengono messi in fila documenti, materiali audiovisivi mai passati in tv e interviste raccolte tra giornalisti, storici, ingegneri, fisici, astrofisici, ufologi e piloti civili e militari. Poi tocca allo spettatore decidere che cosa farne. La puntata inaugurale sceglie però un punto di vista molto preciso: dà la parola a chi stava ai comandi. Uomini con brevetti, gradi e rapporti di volo alle spalle, addestrati a riconoscere un velivolo a chilometri di distanza, che a un certo punto si sono trovati davanti qualcosa che non sapevano classificare.
Magenta 1933, il capitolo più scivoloso
Il punto di partenza è anche il più fragile dal punto di vista delle prove. Nel 2023 David Grusch, ex ufficiale dell'intelligence statunitense, ha sostenuto che il primo recupero al mondo di un oggetto volante non identificato non sia avvenuto negli Stati Uniti, ma in Italia: Magenta, provincia di Milano, giugno 1933. Un corpo metallico, circolare, privo di ali. Da quella dichiarazione la serie risale a un capitolo poco frequentato del Ventennio. I documenti citati raccontano di un gabinetto di ricerca riservato voluto da Benito Mussolini e dalla milizia fascista, sigla RS/33, con dentro anche Guglielmo Marconi, incaricato di studiare una tecnologia che nessuno, all'epoca, sapeva leggere.
Dai cieli di Piacenza all'inseguimento verso la Sardegna
Dal 1933 si passa all'era dei jet, e qui i testimoni hanno nome, grado e un libretto di volo. Piacenza, 1966: il comandante Dante Golinelli sta per decollare quando nota in cielo un punto luminoso che sulle prime scambia per una stella. Sale di quota per capirci qualcosa e più si avvicina più quel punto assume una consistenza metallica e dimensioni fuori scala. Altri tre piloti vengono mandati in ricognizione e confermano la stessa impressione.
Sette anni dopo tocca a Giulio Mainini, che guidava la squadra aerea dopo una carriera ai vertici dell'Aeronautica Militare. Oltre i 25mila piedi intercetta una luce fortissima e immobile, più in basso rispetto alla sua rotta. Convinto che si stia allontanando a velocità altissima, la insegue fin quasi al cielo della Sardegna, poi deve interrompere: l'autonomia non basta.
San Cesareo 1985, l'avvistamento al casello
Il caso più domestico arriva nel 1985, al casello autostradale di San Cesareo, alle porte di Roma. Il colonnello pilota Roberto Doz vede sopra il tettuccio dell'auto una luce accesa che dopo pochi secondi vira di novanta gradi e sparisce verso i Castelli Romani. "Mi è sembrato un UFO-bus", racconta. E aggiunge: "Il giorno dopo, al Circolo Ufficiali, si parlava di un oggetto volante non identificato".
Quando va in onda
Ufo – I casi italiani parte domenica 13 settembre alle 21.20 su Focus, canale 35 del digitale terrestre, e prosegue con un appuntamento settimanale ogni domenica in prima serata.