Timothy Cavicchini, debutto timido a Domenica In: cade il microfono, Io canto con Pausini divide
Un rocker da piazza estiva, abituato a cantare sopra le chitarre fino a notte, si ritrova la domenica alle 14 nel salotto più istituzionale della televisione italiana. Il primo pomeriggio di Timothy Cavicchini a Domenica In è stato soprattutto questo: un volume tarato per un altro palco. Il nuovo frontman della band di Mara Venier, arrivato al posto di Stefano Magnanensi, ha pagato il debutto con qualche incertezza di troppo. E il pubblico dei social, che non perdona niente e ricorda tutto, se n'è accorto subito.
Gilet di jeans e braccia scoperte: un look da concerto rock
Il segnale è arrivato prima ancora della musica. Cavicchini si è presentato in studio con un gilet di jeans senza maniche e le braccia bene in mostra, un'estetica più da festival di provincia che da contenitore familiare di Rai1. Nessuno pretendeva la giacca e la cravatta del maestro d'orchestra, ma il contrasto con il salotto di Venier, arredato di divani e interviste accorate, si vedeva. Il volto nuovo dell'orchestra ha scelto di dire subito chi è, e questo non si può rimproverarglielo. Il problema è stato il resto.
Il microfono a terra durante l'intermezzo
In uno degli stacchi musicali l'energia ha preso il sopravvento sulla presa: il microfono gli è sfuggito di mano ed è finito sul pavimento dello studio. È un incidente che in un live nessuno avrebbe ricordato il giorno dopo. In una diretta pomeridiana seguita da milioni di persone, al primo giorno di lavoro, diventa invece un fermo immagine che gira da una timeline all'altra. Più che goffaggine, sembrava l'effetto di una tensione che non trovava sfogo.
Io canto davanti a Laura Pausini: la nota che ha fatto discutere
Il momento più commentato è arrivato durante l'intervista a Laura Pausini, super ospite della prima puntata. Cavicchini ha reso omaggio alla cantante con la sua versione di Io canto, spingendo la voce oltre il necessario. Il volume era così alto che a molti spettatori è parso di sentire una stecca. Se lo sia stata davvero o se si sia trattato solo di un'interpretazione sopra le righe è argomento da tribunale social. Resta la sensazione di un'esecuzione più gridata che cantata, proprio accanto a una delle voci più controllate della musica italiana.
Un debutto da ricalibrare, non da archiviare
Tirare conclusioni dopo una sola puntata sarebbe ingeneroso. Cavicchini ha raccolto un'eredità pesante: Magnanensi era stato per dieci edizioni una presenza discreta e rassicurante, un maestro che sapeva quando fare un passo indietro. Per il nuovo arrivato la sfida non è la voce, che ha dimostrato di avere in anni di palchi. La sfida è il dosaggio, capire che il salotto di Venier ha bisogno di accompagnamento, non di assoli.
Magnanensi lo aveva accolto sui social con una battuta rivolta alla conduttrice, "c'hai guadagnato, ‘sto Timothy è proprio figo". La prima parte della promessa per ora resta sospesa. La seconda, a giudicare dal gilet, era già stata mantenuta.