Mentana glissa sul suo futuro a La7, ma non nasconde critiche: “No anatemi e sprezzo dell’avversario”

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Intervenendo al Festival di Camogli, Mentana menziona due volte il suo dissenso interno a La7 ma non si sbottona sul futuro, ribadendo però la sua idea: “Non ci si può sempre raccontare tra noi quanto siamo bravi e quanto sono stupidi e cattivi gli altri”.

Non parla mai esplicitamente del suo futuro a La7, ma Enrico Mentana sa che al Festival della Comunicazione di Camogli, dove è stato ospite per un intervento, sono molti ad attendersi un segnale, qualcosa che faccia a capire in che direzione vorrà andare nei prossimi mesi, quando il suo contratto con la rete scadrà.

Proprio per questo, scaltramente, cita due volte il tema del dissenso interno a La7 che lui ha espresso contestando la linea della rete. Mai con dichiarazioni esplicite, bensì integrando la questione del suo disappunto al discorso più ampio affrontato con la platea, ovvero il crollo della democrazia, l'avanzamento delle destre, la fine del mondo per come lo avevamo immaginato nei decenni scorsi.

L'intervento di Mentana a Camogli

In particolare Mentana, sul palco dell'evento nella giornata del 13 settembre, menziona il suo dissenso verso La7 quando si riferisce al modo in cui si costruisce il discorso televisivo attorno al racconto delle fazioni opposte: "Ormai si ragiona su lui o lei è peggio di me. Non si va sulla politica propositiva, ma su quella dell'anatema. Questo non ti porta da nessuna parte perché non ti fa costruire pensiero politico ed elaborazione riformista". Mentana quindi ripete un concetto già espresso di recente, che ha a che fare con l'incapacità delle forze politiche di proporre una prospettiva: "Quando tutti noi eravamo giovani, c'era un'idea di futuro, oggi non ce n'è nessuna. La destra vince perché è una forza presentista".

C'è poi un altro momento in cui Mentana persuade la platea lasciando intendere stia per parlare del suo avvenire professionale e dei suoi rapporti con La7, ma anche qui lo fa ricamando un concetto già espresso alcune settimane fa, quando menzionò Italo Bocchino come personaggio simbolo di coloro che a La7 si chiamerebbero come sparring partner, in attesa che dicano la cosa sbagliata da condannare: "Non ci si può sempre raccontare tra noi quanto siamo bravi e quanto sono stupidi e cattivi gli altri. Tutto questo serve a rassicurare chi guarda, ma la politica e il giornalismo sono rappresentazione dello scontro di idee, non delle persone. A furia di dire quanto è cattiva la Meloni, la gente la guarda. Perché sono lo a indicarla. Basta personalizzare come se il problema fosse togliere di mezzo gli altri". Per poi concludere: "Non concepisco uno sprezzo antropologico per chi ha vinto le elezioni, perché è la prima lesione della democrazia".

L'operazione Di Bella per sostituire Mentana e le parole di Gruber

Insomma, un Mentana conscio di come l'attenzione pubblica sia concentrata su di lui soprattutto con l'obiettivo di sapere cosa ne sarà di lui, ma che da persona che ha il senso dello spettacolo chiude il suo intervento dicendo di non avere nulla da dire in merito al fatto specifico. Quel che sarà del suo destino in televisione, ad oggi, è ancora materia ignota, ma il mistero potrebbe sciogliersi nelle prossime settimane.

Intanto, come vi avevamo raccontato, La7 si starebbe già muovendo in caso di mancato accordo per il rinnovo e avrebbe individuato in Antonio Di Bella la figura adatta a sostituirlo. Ieri sono arrivate anche le parole di Lilli Gruber in risposta a Mentana sul tema della linea di La7 troppo spostata a sinistra: "È una sua opinione, il mio interlocutore è Cairo". 

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