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Opinioni

La prima serata dopo le 21:30 fa guadagnare Rai e Mediaset, ma il pubblico non ne può più

La prima serata televisiva ha cambiato i suoi connotati. Se, fino a quindici anni fa, si poteva collocare il prime time nella fascia oraria che va dalle 20:30 alle 22:30, con il successo dei game show nell’access prime time, questa distinzione ha ormai perso valenza. Le motivazioni di questo slittamento sono molteplici, però, il rischio è che sia necessario tornare al vecchio assetto, prima che la tv finisca con l’essere sempre più “disabitata”.
A cura di Ilaria Costabile
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Il tema della prima serata che inizia sempre più tardi non è più rimandabile. Una questione sollevata dagli spettatori, ma anche dai produttori che lamentano una perdita consistente di seguito da parte del pubblico che, ovviamente, si è ritrovato a dover cambiare le proprie abitudini. Eppure questo cambio di paradigma non è avvenuto di punto di bianco, anzi, ci sono delle motivazioni ben precise del perché col passare degli anni la prima serata, che un tempo era la fascia più importante, sia stata quasi declassata, lasciando spazio all'access prime time: il nuovo regno degli ascolti tv.

La prima causa: gli investimenti pubblicitari

Possiamo retrodatare ad almeno quindici anni fa, il momento in cui i palinsesti sono cambiati in maniera significativa, tagliando risorse dove fosse necessario e allungando i tempi dei programmi allo stesso modo. Un vero lavoro di taglia e cuci che ha portato, pian piano, alla situazione in cui si trova la tv di oggi. Se almeno un decennio fa le fasce televisive erano ben delineate e consistenti, oggi questa distinzione rischia di essere sempre più fumosa. Ancor prima del prime time, a subire un ridimensionamento significativo è stata la seconda serata, un tempo contenitore di programmi di approfondimento, giornalistico e non solo, ma anche di quelli che in America si chiamerebbero late show, nei quali si lascia spazio alla satira e ad argomenti meno stringati che, invece, popolano i programmi in onda nelle ore precedenti.

La tv generalista ha iniziato a disinvestire nella seconda serata, puntando a quei programmi che, invece, sono collocati dopo il telegiornale delle 20 e che, di fatto, si sono pian piano allungati sempre di più. Eppure, prima che l'access prendesse il sopravvento, la televisione aveva come core business la prima serata collocata tra le 20:30 e le 22:30, in cui si riversavano gli inserti pubblicitari e i broadcaster volevano investire perché la maggior parte del pubblico televisivo si posizionava lì. Negli ultimi anni, però, c'è stato uno slittamento considerevole che ha portato la prima serata a fondersi con la seconda, in un effetto domino che rischia di essere controproducente.

Se l'obiettivo, soprattutto in fatto di investimenti pubblicitari, è quello che gli spot raggiungano quante più persone possibili, è chiaro che si spostino in una fascia oraria in cui c'è la più alta concentrazione di pubblico e ad oggi è quella che va dalle 20:30 alle 21:30. Se prima le trasmissioni dell'access erano da considerarsi dei camei televisivi per la loro durata "ridotta", con l'introduzione dei game show (vedi Affari Tuoi e La Ruota della Fortuna) che, ovviamente, richiedono un tempo più lungo di messa in onda lo spazio più ambito è diventato quello che precede la prima serata e, per questa ragione, va allungato il più possibile.

La seconda: le percentuali di share

Altro tema, ovviamente, è quello legato allo share (percentuale di spettatori sul pubblico totale ndr.) che negli anni ha superato i valori assoluti, ossia il numero di spettatori che guardano un dato programma, finendo per avere più importanza. Uno share più alto, anche a livello comunicativo, fa apparire una certa trasmissione come vincente rispetto a un'altra, più gli spazi televisivi si stirano in durata, più c'è possibilità che lo share si alzi (l'esempio principe è il Grande Fratello, o Ballando con le stelle), ed è anche per questa motivazione che la tv generalista, prima Mediaset poi Rai, ha ben pensato di far slittare l'inizio della prima serata. Con questa strategia è chiaro che un programma che in valori assoluti registra numeri non soddisfacenti, in fatto di share può superare anche chi, invece, pur avendo molte teste davanti alla tv, non si è prolungato fino a notte inoltrata.

La perdita di interesse da parte del pubblico

Il rischio, però, è che ad oggi la corda inizi a spezzarsi. Se uno slittamento della prima serata è plausibile nel weekend, dove il problema della sveglia mattutina per chi lavora o studia potrebbe non essere dirimente come nel resto della settimana, il fatto che anche il martedì o il giovedì sera, si possa superare anche la mezzanotte per una fiction tv è qualcosa che fa storcere il naso ai produttori. Qualcuno fa notare che il pubblico si disaffeziona, perde interesse, e anche chi potrebbe guardare la puntata di una fiction interamente, non lo fa perché finirebbe col mettere la testa sul cuscino troppo tardi, sereno del fatto che l'episodio possa essere recuperato in streaming. Ciò che si perde, non è solo la presenza reale di persone davanti alla televisione, che quindi incide sui dati riportati da Auditel e di conseguenza sulla scelta delle aziende di comprare slot pubblicitari in una data fascia oraria, ma ciò che viene meno è anche il rito collettivo del sedersi davanti allo schermo e condividere qualche ora del proprio tempo insieme. La vera domanda che, tanto Rai quanto Mediaset, dovrebbero porsi è la seguente: a conti fatti, con le offerte in palinsesto proposte oggi, ne è valsa davvero la pena?

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Nata nel 1992, giornalista dal 2016. Ho sempre scritto di cultura e spettacolo spaziando dal teatro al cinema, alla televisione. Lavoro nell’area Spettacolo di Fanpage.it dal 2019.
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