Guccini in coda al Tg1, nessun omaggio su Rai 1 e Canale 5. Meloni: “Canto le sue canzoni anche se non sarebbe contento”

C'è un elemento che accompagna, quasi come un contrappunto, l'addio televisivo a Francesco Guccini: il Maestrone è stato per decenni una presenza importante della televisione italiana, ma nel giorno della sua morte il ricordo non è passato dalle due grandi ammiraglie generaliste, Rai1 e Canale 5, se non per i Tg nazionali. A raccogliere l'eredità televisiva del cantautore è stata soprattutto Rai3, insieme alle reti radiofoniche Rai, in particolare Radio3. Una collocazione che, al di là delle scelte editoriali dei palinsesti, restituisce anche il particolare rapporto che Guccini ha sempre avuto con il piccolo schermo: molto più vicino alla televisione culturale e d'autore che alla logica dello spettacolo generalista.
La morte di Guccini in coda al Tg1: nessun omaggio sulle ammiraglie
È anche per questo che l'omaggio televisivo dopo la sua morte assume un significato particolare. Non c'è stata una grande celebrazione sulle ammiraglie generaliste, ma una sorta di ritorno alle origini: Rai3, la rete più legata all'approfondimento e alla memoria culturale, e le radio Rai, dove la parola, la musica e gli archivi hanno sempre costituito una parte essenziale dell'identità del servizio pubblico. Impossibile però non rilevare le reazioni dell'opinione pubblica all'assenza di speciali in prima serata o access che riguardassero il suo contributo alla cultura italiana. Un contributo paradossalmente apprezzato anche nel ricordo del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che lo ha definito "uno dei maggiori interpreti della canzone d'autore italiana, meritevole di un ricordo unanime al di là di qualsiasi strumentalizzazione politica". Tutto giusto, se non fosse che nel giorno della sua morte il Tg1 delle 13.30 è finito nel mirino delle polemiche perché ha messo la notizia in coda e non in testa, come fatto ad esempio un mese fa con artisti come Peppino Di Capri.

Va detto che il rapporto con la televisione commerciale è stato più episodico e meno identitario. Guccini non ha mai costruito la propria popolarità attraverso il circuito delle grandi trasmissioni generaliste o dei suoi eventi, né ha avuto bisogno della televisione per alimentare la propria carriera. La sua dimensione era soprattutto quella del concerto, del disco, del libro, dell'intervista lunga. Non è quindi casuale che negli ultimi anni abbia trovato uno spazio particolarmente congeniale in programmi come "Propaganda Live" su La7, dove nel 2022 parlò anche del rapporto con Giorgia Meloni e dell'invito ricevuto anni prima per partecipare ad Atreju.
Da Bella ciao ad Atreju: i trascorsi tra Giorgia Meloni e Guccini
È proprio sul terreno politico che, dopo la sua morte, si è riacceso il confronto. Giorgia Meloni lo ha ricordato sottolineando di voler continuare a cantare le sue canzoni, pur sapendo che forse lui non avrebbe apprezzato il gesto. "Continuerò a cantare le sue canzoni, e a ringraziarlo per averci regalato delle emozioni. Lo farò nonostante probabilmente non ne sarebbe contento, nonostante abbia letto le sue dichiarazioni livorose verso di me", ha assicurato la premier, rivendicando poi una libertà di ascolto che prescinde dalle differenze ideologiche: "sono una persona libera e la libertà di leggere e ascoltare tutto – al di là delle differenze – sarà sempre la mia bussola".
Il riferimento era anche alle posizioni che Guccini aveva espresso nei suoi confronti. Non soltanto alla rilettura di "Bella Ciao", nella quale il cantautore aveva inserito un riferimento ai "fasci della Meloni" al potere, ma anche alle sue dichiarazioni pubbliche sul governo e sulla leader di Fratelli d'Italia. Nel settembre 2022, sempre a Diego Bianchi, commentò l'ascesa della destra con il suo consueto sarcasmo: "Adesso è il momento della Meloni, dalla destra, che si tira dietro Salvini e Berlusconi", disse, aggiungendo: "Bene, godetevela voi. Hai voluto la bicicletta? Pedala". Nella stessa intervista tornò sull'invito ricevuto anni prima dalla futura premier per partecipare ad Atreju: "Ebbi una telefonata da Meloni e io non sapevo neppure chi fosse. Voleva che partecipassi a un incontro ad Atreju. Io cortesemente rifiutai, come era ovvio". Il cantautore emiliano aveva inoltre contestato la permanenza della fiamma nel simbolo di Fratelli d'Italia: "Lei dice che quando è nata il fascismo non c'era più. Però si dice cristiana e quando è nata lei Cristo era morto", osservò durante quella stessa intervista, giocando sul paradosso per contestare la giustificazione utilizzata dalla leader politica sulla propria estraneità al fascismo.
Quando si rifiutò di passare sulla tv di Berlusconi
"Gli oppressori sono anche da noi. E per sapere chi sono basta chiederlo a Fazio, a quelli cacciati della Rai", aveva sentenziato in occasione della presentazione del nuovo album Canzoni da osteria, nel 2023, a chi gli chiedeva quanto la mano della politica in Italia si facesse ancora sentire. E infatti da Fazio lui ci era voluto andare con piacere. In più, in merito alle posizioni politiche e ideologiche nette di personaggi come Zerocalcare, si era detto solidale perché "anch’io ho fatto i miei boicottaggi, quando c'era Berlusconi, non sono mai andato nelle sue reti. Anche se nessuno mi chiamava, quindi non ho fatto troppa fatica". Prevedibile, visto che nel 2012 aveva dichiarato a gran voce: "Berlusconi vincerà ancora e io mi dimetterò da italiano". Il dissenso però aveva radici ben più profonde.
Fabrizio Basciano su Il Fatto Quotidiano ha ricordato di quando, nel lontano 1995, Guccini rifiutò alla discografica EMI, che festeggiava il trentesimo compleanno, di far mandare in onda la sua esibizione a Italia 1, proprio perché era "la tv di Berlusconi". La Stampa di Torino ne scrisse così: "È la prima volta che un artista si rifiuta volontariamente di partecipare ad una trasmissione del Biscione per ragioni politiche”.
I due film su Rai Movie e Cine34
E oggi non sembra andare meglio, infatti per omaggiare il cantautore nel giorno della sua dipartita solo Cine34 ha mandato in onda il film Ti amo in tutte le lingue del mondo, in cui Guccini fa un semplice cameo. E sabato 8 agosto la Rai manda, alle 19.10 su Rai Movie, Radiofreccia, il film d’esordio alla regia di Luciano Ligabue con il Maestrone nei panni di Adolfo, il barista del Bar Laika, ricordato anche da Accorsi sui social. In un momento in cui, complice un'estate asfissiante, la tv risulta particolarmente spenta, sarebbe bastato poco per fare di più. E chissà che, come un improvviso calo delle temperature, le ammiraglie non siano pronte a stupirci.