Francesco Cicchella sul GialappaShow: “Fiaschi non è l’unico. Hanno copiato la mia parodia di Toni Servillo”

Francesco Cicchella ha scelto Non è la TV, il format di Fanpage.it live su Youtube condotto da Andrea Parrella, Grazia Sambruna e Gennaro Marco Duello, per alzare il velo su una delle questioni più spinose del mondo della comicità italiana: la proprietà intellettuale delle imitazioni. E lo fa con una testimonianza diretta, circostanziata, che trasforma una polemica a distanza in qualcosa di molto più grande. Perché se fino a ieri il caso sembrava riguardare solo Leonardo Fiaschi e la sua denuncia sul Jovanotti "cattivo", con Cicchella in studio il quadro cambia: non è un caso isolato, è una sorta di sistema.
Un sistema, magari, "in buonafede" come auspica lui stesso nel corso della diretta: "Il mio è più un appello, che non una polemica. Cerchiamo di avere il giusto rispetto reciproco per le idee altrui. Poi voglio sempre credere alla buonafede". Nel corso dell'intervista, Cicchella ha anche espresso il desiderio di tornare a Sanremo, magari proprio accanto a Stefano De Martino: "Saremmo come Amadeus e Fiorello".
Il racconto di Francesco Cicchella
Cicchella è uno degli imitatori più versatili del panorama italiano — nel suo repertorio ci sono Michael Bublé, Achille Lauro, Gigi D'Alessio e, ultima in ordine di tempo, la parodia di Sal Da Vinci portata ad Amici di Maria De Filippi. Ma è su Toni Servillo che arriva la rivelazione più pesante della serata.
Al GialappaShow hanno fatto la parodia di Toni Servillo uguale a come l'ho fatta io a teatro. Tra l'altro dopo che mi avevano invitato lì per farla, poi per altri motivi io non ho accettato.
La ricostruzione è precisa: "Gli autori della Gialappa's sono venuti a vedermi a teatro dove io facevo questa parodia di Toni Servillo e mi dissero ‘devi venire a farla in programma'. Io sono andato a un incontro con loro, anche coi Gialappi, poi non se n'è fatto più nulla per altri motivi, sono io che ho scelto di non partecipare al programma. Ma non è questo il punto. Perché poi mi sono ritrovato questa imitazione di Toni Servillo nel programma."
Su YouTube sono presenti numerosi video amatoriali, girati dal pubblico presente agli spettacoli di Cicchella, che mostrano l'imitazione, in effetti del tutto simile a quella poi proposta all'interno del GialappaShow.
"Leonardo Fiaschi è un mio caro amico e so che gli è successa la stessa cosa"
Il collegamento con la polemica Fiaschi-GialappaShow è immediato. Cicchella non si limita a solidarizzare con il collega: aggiunge un secondo caso, quello dell'imitazione di Pier Silvio Berlusconi — finito poi nel repertorio di Ubaldo Pantani — a conferma che il pattern si ripete. "Leonardo Fiaschi è un mio caro amico e so che gli è successa la stessa cosa con Pier Silvio Berlusconi". E qui Cicchella introduce la distinzione che è il cuore di tutto il dibattito: non è l'imitazione in sé il problema, è la chiave comica.
Le imitazioni sono di tutti. Non sono un copyright. Pensiamo a Giovanni Vernia che ha portato un'imitazione di Achille Lauro, così come l'ho fatta io. Achille Lauro non è di mia proprietà. Le chiavi comiche, le rivisitazioni sono diverse. Quindi, quando tu proponi lo stesso personaggio con la stessa chiave, allora diventa una cosa mia. La chiave, la reinterpretazione non è di tutti. C'è un lavoro creativo, una visione di quel personaggio. Poi, ognuno ha la sua cifra e il suo stile.
"Manca un codice etico"
Cicchella non vuole fare la guerra. Lo dice esplicitamente, e la sua posizione è quella più difficile da tenere: quella di chi ha subìto qualcosa ma sceglie l'appello invece della polemica aperta. Con una battuta si toglie il pensiero sulla sua ultima imitazione — "La settimana prossima vedremo Sal Da Vinci al GialappaShow!" — prima di tornare serio.
A parte gli scherzi, mi preoccupa il fatto che possa non esistere quel codice etico di cui parlavamo prima. Un caso, passi. Due casi, passi. Penso che altrimenti diventa un far west. Noi artisti dobbiamo tutelarci sulla proprietà intellettuale. Il mio è più un appello, che non una polemica. Cerchiamo di avere il giusto rispetto reciproco per le idee altrui. Poi voglio sempre credere alla buonafede.
Ma fate rete tra voi comici?, è la domanda che parte dallo studio di Non è la Tv: "Noi comici siamo tutti amici. C'era una sorta di codice etico per cui se qualcuno ha fatto una parodia, io non vado a copiarlo, ma offro sempre una chiave mia. Quanti imitatori hanno fatto Renato Zero, Adriano Celentano negli anni?"
Il punto è proprio lì, in quel "c'era". Il codice etico, nella ricostruzione di Cicchella, appartiene al passato. Qualcosa si è rotto — e il GialappaShow, che nella comicità italiana occupa da decenni il posto del Grande Moloch intoccabile, sembra essere l'epicentro di questa rottura.
La domanda che resta in sospeso è semplice e scomoda: se due imitatori raccontano la stessa storia, con nomi e circostanze precise, a che punto smette di essere una coincidenza e diventa una prassi?