Cazzullo non si ferma su Sal Da Vinci: “Sono un giornalista, voglio essere libero di esprimere le mie opinioni”

Aldo Cazzullo torna sul caso Sal Da Vinci. Questa volta il palcoscenico è In Altre Parole, la trasmissione di Massimo Gramellini su La7, e il tono è quello di chi non intende fare ulteriori passi indietro. Il giornalista e scrittore, conduttore de "Una giornata particolare", sostiene la libertà delle sue opinioni e soprattutto precisa che criticare Sal Da Vinci non equivale a criticare Napoli.
Dopo la retromarcia parziale a La Volta Buona — dove aveva liquidato la frase sul "matrimonio della camorra" come "una battuta" — stavolta Cazzullo rivendica il suo giudizio senza filtri: "Sono un giornalista e voglio essere libero di esprimere le mie opinioni." E ancora: "Criticare una canzone non significa criticare una città." Sulla contrapposizione Nord-Sud che ha animato il dibattito degli ultimi giorni, l'editorialista del Corriere della Sera taglia corto: "È inutile, ormai siamo tutti italiani."
Il punto, per Cazzullo, è la libertà di critica: "Il giornalista non deve fare la hola. Deve essere libero di criticare quando lo ritiene opportuno. Io voglio essere libero di dire quello che penso." Parole che riaccenderanno inevitabilmente una polemica che, a oltre una settimana dalla fine del Festival di Sanremo, non accenna a spegnersi. È diventato un must per tanti.
Addirittura Fiorello ha realizzato una imitazione di Sal Da Vinci nella sua Pennicanza: il personaggio si lamentava proprio della recensione negativa di Aldo Cazzullo scherzando anche sul Corriere della Sera. "Qua ritagliavamo sempre i suoi articoli e poi buttavamo il giornale". Una parodia surreale che però ha attecchito: "Cazzullo? Ci sono rimasto male. La mia famiglia ha sempre amato Cazzullo. Compravamo il Corriere e ritagliavamo solo il suo articolo, il resto del giornale lo buttavamo e la sera ci riunivamo tutti insieme per leggerlo… e ora dice che la mia canzone è brutta!? Mi sento male."