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Lo sfogo di Giulia De Lellis ci racconta il peso di essere una madre lavoratrice, che si faccia l’influencer o no

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Giulia De Lellis spiega di essere seguita da uno psicologo perché sente di togliere tempo a Priscilla a causa del lavoro. È lo specchio di un problema strutturale che costringe le madri a un eterno paradosso: la donna deve produrre come se non avesse figli e accudire i figli come se non dovesse lavorare.

"Lavoro tutto il giorno, tutti i giorni, e mi sento in colpa per non esserci sempre per Priscilla", sono queste le parole con cui Giulia De Lellis ha deciso di raccontare sui social una condizione che accomuna tante donne. Mettiamo via la tentazione di liquidare questo sfogo appellandoci alla sua posizione di privilegio, perché quando una delle creator più influenti in Italia confessa di farsi seguire da uno psicologo, perché non riesce a reggere il colpo di saltare alcuni momenti della vita di sua figlia, sta succedendo qualcosa di più profondo.

Il vero cortocircuito – quello che l'imprenditrice ha descritto – fotografa la trappola in cui oggi vive la generazione delle Over 30. Il modello culturale dominante ci restituisce un'equazione impossibile: la donna deve produrre come se non avesse figli e accudire i figli come se non dovesse lavorare, possibilmente esibendo una perfezione estetica e organizzativa costante.

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Giulia De Lellis insieme a sua figlia Priscilla.

A guardare i numeri, d'altronde, lo sfogo di De Lellis intercetta un problema strutturale che trova riscontro anche nei dati. Secondo il Rapporto CNEL-ISTAT sul lavoro femminile, se il tasso di occupazione delle donne che vivono sole si attesta al 69,3%, la percentuale crolla drasticamente quando si entra nel perimetro della genitorialità: l'indagine evidenzia che le madri con figli minori subiscono una forte penalizzazione, e i dati di settore elaborati per Save the Children rincarano la dose stimando che in Italia ha un impiego solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare. Non a caso, i dati dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle convalide delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali confermano che la stragrande maggioranza di chi abbandona il posto nei primi anni di vita dei bambini sono donne (oltre il 70% del totale), strette tra i costi proibitivi dei servizi e l'impossibilità di conciliare i tempi di vita.

La forza dello sfogo di Giulia De Lellis sta, allora, nell'aver ammesso che no, questa pressione costante non è normale. Che non "vale tutto" pur di reggere l'urto di questo meccanismo. Solo che finché considereremo il senso di colpa una tassa obbligatoria per la realizzazione femminile, non vedremo veri passi avanti. Continueremo a sentirci imputate in un processo in cui la sentenza è già scritta, che si faccia l'influencer o no.

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Nata e cresciuta a Napoli, amo apprendere storie e raccontarle. Ho una Laurea Triennale in Lingue e Letterature Europee e una Magistrale in Editoria e Giornalismo. Ho conseguito il Master in Giornalismo alla IULM di Milano.
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