È entrato a gamba tesa nella seconda edizione di Roast in Peace (RIP) e, negli stessi giorni, ha lasciato Le Iene, annunciandolo in onda con uno di quei monologhi diventati simbolo del programma di Italia 1. Qualcuno potrebbe leggere in questa successione di eventi una semplice coincidenza, ma la sensazione è che ci sia una logica precisa nella scelta di Max Angioni. Il comico sta vivendo un momento fondamentale della sua carriera e, in questo percorso di crescita, l'allontanamento dal porto sicuro coincide con una vera e propria consacrazione.
Nel contesto di Roast in Peace (su Prime dal 18 settembre), Angioni riesce a dare il meglio di sé, trovando nello show di Prime Video l'occasione per spingere al massimo uno stile diventato ormai riconoscibile. A RIP non ci sono freni inibitori: né quello imposto dal ruolo di conduttore a Le Iene, dove il registro comico va necessariamente integrato ai toni d'inchiesta della trasmissione, né quello della TV generalista come Zelig, che impone una naturale morigeratezza. Qui Angioni può essere se stesso all'ennesima potenza. L'accelerazione della sua verve produce una serie di battute micidiali che polverizzano i "defunti" ipotetici oggetto delle omelie comiche del programma.
Ciò che risalta in modo più evidente nei suoi meccanismi comici è la capacità di integrare una volgarità spinta all'interno del discorso comune. Il tono e la mimica di Angioni mitigano la gravità dell'espressione, un equilibrio delicato che a RIP ha trovato la sua collocazione ideale, seminando una serie micidiale di momenti/reel che in pochi giorni hanno pervaso i social. Non era accaduto lo stesso nella seconda stagione di LOL, dove un Angioni ancora agli inizi aveva faticato a far emergere le proprie caratteristiche, ritagliandosi uno spazio marginale nelle dinamiche del gioco.
Con la raggiunta maturità artistica, in Max Angioni si fondono elementi che compongono un profilo dal talento decisamente singolare: quello di un comico che rappresenta l'anello di congiunzione tra il monologo da club e una prima serata di Canale 5. Ha il tempismo spietato e la libertà di pensiero dello stand-up comedian, ma veste i panni rassicuranti del volto televisivo, riuscendo a far passare le battute più scorrette con il sorriso del ragazzo della porta accanto. In un'epoca in cui la comicità non sembra più un linguaggio trasversale capace di unire tutti i pubblici, ma si sviluppa in verticale dentro le singole nicchie di riferimento, Angioni riesce a parlare una lingua adatta per entrambi gli assi.