“Enrica Bonaccorti sapeva che il tumore non era operabile e in uno stadio avanzato”, parla l’oncologo che l’aveva in cura

Giampaolo Tortora, direttore dell'Oncologia al Gemelli di Roma, ha parlato per la prima volta del tumore che colpì Enrica Bonaccorti nel giugno del 2025, a causa del quale dovette rivolgersi a lui per tentare di superare la malattia. Forte, da sempre fiduciosa nelle cure e nei medici, è riuscita a superare l'aspetto più drammatico, caratterizzato da dolore e paura: "Essendo una persona dotata di grande classe, ironia e di senso dell'umorismo, è stata capace di continuare a vivere, ridere, fare battute. In questo senso spero che il suo esempio possa essere utile ad altri".
L'aver avuto fiducia nella medicina e nelle terapie alle quali si era deciso di sottoporla le ha permesso di "godere al meglio del tempo che le rimaneva", spiega Tortora al Corriere della Sera, "Come accade nella maggior parte dei casi di cancro al pancreas, purtroppo, il tumore non era operabile alla diagnosi, era in uno stadio localmente avanzato. Abbiamo usato le migliori terapie standard, una combinazione di chemio e radioterapia, sperando di farlo regredire e poter tentare un intervento chirurgico, ma non ci siamo riusciti. Ci sono state delle complicanze e non è stato possibile operare, né fare altri trattamenti". La conduttrice e opinionista tv è scomparsa ieri a 76 anni dopo quasi un anno di tentativi estremi e mesi di silenzio per consentire alle cure iniziali di fare il loro corso, con tutte le conseguenze del caso.

L'oncologo racconta di come Enrica Bonaccorti sia stata "consapevole dal primo momento che era una situazione complicata. Ha avuto fiducia, ha sperato, ha accettato l'evoluzione degli eventi con serenità" e di come la vicinanza della figlia Verdiana Pettinari, al suo fianco fino alla fine, e degli amici più cari abbia sostenuto al meglio questo duro periodo di stress fisico.
Ma che succede quando non si può guarire? "Ci sono ulteriori terapie da proporre, c'è la terapia del dolore (preziosissima) e tutte quelle cure palliative che aiutano le persone ad avvicinarsi al fine vita nel migliore dei modi possibili". Torta conclude parlando di come l'aver condiviso la malattia in tv abbia aiutato Bonaccorti a coltivare una forma di conforto e a combattere un inevitabile senso di solitudine: "Mi diceva che il calore, l'affetto, che ho ricevuto da amici, colleghi, dal pubblico era stato splendido. Come una dolce medicina per l'anima".