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Corona risponde a Mediaset dopo la causa per 160milioni: “Se vado a processo, tutti imputati con me”

Fabrizio Corona ha risposto a Mediaset, dopo che l’azienda ha intentato contro di lui una causa civile di 160milioni per danni reputazionali: “Un atto intimidatorio. Se vado in udiennza, devono salire tutti sul banco degli imputati: Gerry Scotti, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Ilary Blasi e Marina Berlusconi”.
A cura di Elisabetta Murina
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Fabrizio Corona risponde a Mediaset. Attraverso un comunicato diffuso lo scorso 5 febbraio, l'azienda aveva annunciato una causa civile di 160 milioni contro l'ex re dei paparazzi per danni reputazioni a tutta l'emittente, ai suoi vertici e ad alcuni dei volti più rappresentativi, come Maria De Filippi, Gerry Scotti e Silvia Toffanin. "Un atto intimidatorio, una minaccia per spaventare le persone comuni", ha detto Corona in risposta.

Durante un evento in discoteca di cui è stato ospite, salendo sul palco, Corona ha scelto di rispondere a Mediaset definendo un "atto intimidatorio" e "una minaccia per spaventare le persone comuni" la causa civile di 160milioni intentata dall'azienda nei suoi confronti. L'ex re dei paparazzi è tutt'altro che spaventato: "A me non spaventano affatto, oggi sono stato criminalizzato". Poi ha aggiunto: "E sapete perché, per adesso, non mi hanno ancora coinvolto? Perché se vado in udienza per un processo penale e vengo rinviato a giudizio, devono salire tutti sul banco degli imputati: Gerry Scotti, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Ilary Blasi e Marina Berlusconi. Poi vediamo se erano davvero diffamati".

In realtà Corona non avrebbe potuto parlare di Mediaset durante la serata. Come ha spiegato Fanpage.it, che ha visionato in esclusiva il documento, l'azienda di Cologno Monzese avrebbe inviato una lettera (tramite lo Studio Legale Gulotta Varischi Pino) a tutti i locali che lo ospiteranno vietando critiche all'azienda durante le serate. Il nome di Fabrizio Corona non viene mai menzionato in modo esplicito, ma l'obbiettivo era più che chiaro: evitare che usasse luoghi come locali e discoteche per i suoi "annunci" o per risposte mirate alla vicenda, come invece è esattamente accaduto.

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