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Morte Piero Angela

Addio a Piero Angela, Renzo Arbore: “Ha cambiato la Tv, aveva capito come ‘vendere’ cultura”

Renzo Arbore racconta con commozione Piero Angela a Fanpage.it: “Fu il primo a personalizzare un Tg e a combattere le fake news, che al tempo chiamavamo solo ciarlatani”. Poi i ricordi, gli inizi insieme, la passione per la musica e il jazz e una preghiera alla Rai: “Renda disponibile il video di quell’esibizione in cui suonavamo io, Piero e Lucio Dalla”.
A cura di Andrea Parrella
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La morte di Piero Angela lascia un vuoto enorme nella televisione e nella cultura italiana. A condividere con lui quasi cinquant'anni di carriera c'è stato Renzo Arbore. A tenerli uniti una passione viscerale per la musica jazz e la sensazione crescente di essere divenuti vere e proprie icone di un mezzo di comunicazione che ha cambiato la cultura di massa. A Fanpage.it Arbore ricorda l'amico e collega a pochi minuti dalla notizia della sua scomparsa, partendo dagli albori.

Vi siete conosciuti in Tv?

Abbiamo collaborato insieme al TG2 di Andrea Barbato. Pochi ricordano che Piero Angela è stato il primo a personalizzare un telegiornale. Prima di lui c'erano le veline, poi lui è arrivato ed è diventato popolare perché conduceva le sue edizioni in prima persona, come poi è diventata abitudine e come fa Mentana oggi, ad esempio.

Dopo il telegiornale c'è stato molto altro, in pochi anni è diventato un simbolo della divulgazione.

Ha acquisito grande credito presso il pubblico, ma dopo si è scoperto avesse un'inclinazione particolare per la "vendita" al pubblico della cultura, nel senso di capacità di far capire cose complesse e astruse in modo semplice. Ha incarnato la missione educativa del servizio pubblico, che è stata spesso ripudiata come qualcosa di non essenziale, mentre io credo che la Rai non solo deve essere educativa, ma soprattutto non deve essere diseducativa. Fortunatamente ha trasmesso questa missione al figlio Alberto che, bisogna dire, è bravissimo. Eredi così sono rari.

Oltre alla televisione, Angela era patito di jazz come lei, lo ha ricordato anche nella sua ultima lettera al pubblico. Proprio nel jazz vi siete incontrati. 

Era molto legato al pianoforte e al jazz, tant'è che abbiamo suonato molte volte insieme. La prima per i 40 anni di SuperQuark, suonammo "As time goes by" insieme a Franco Cerri. Poi lo invitai a "Meno siamo meglio stiamo" nel 2005, suonammo insieme a Lucio Dalla. Inoltre accadeva molto spesso in casa, ci ritrovavamo ad eventi privati, divertendoci a ricordare i pezzi più noti della storia del jazz. Era un intellettuale, ma anche un grande appassionato.

Purtroppo quel video con Dalla è introvabile…

Io ce l'ho tutto in archivio privato, quel Meno siamo meglio stiamo andrebbe recuperato tutto, oltre a Piero vennero Bocelli, Benigni, Frassica, Banfi, Proietti e tanti altri. Purtroppo la Rai non se lo ricorda, andava nottetempo e non viene tenuto in considerazione. Ad esempio non c'è su RaiPlay. Faccio un appello alla Rai: renda disponibili quei contenuti.

Angela è stato anche l'esempio di chi è diventato una colonna della televisione senza che la televisione avesse ancora un valore iconico. Al tempo si percepiva cosa potesse diventare la Tv?

Io credo lui si rendesse conto di aver guadagnato una grande popolarità e grandissimo rispetto, oltre ad essere ampiamente consapevole delle potenzialità di quel mezzo. Tra i meriti di Piero Angela c'è quello di essere stato tra i primi a osteggiare le fake news, che al tempo si chiamavano semplicemente ciarlatani. Ha aiutato molte persone a non cadere nella trappola dei guaritori del cancro, vendeva la scienza per sicura, ma la popolarizzava in maniera straordinaria.

Angela aveva parlato di De Crescenzo come l'ultimo illuminista napoletano. I grandi non si accostano mai per caso, cosa vi teneva insieme?

Ci legava la musica e la passione per la televisione educativa. Fummo convocati da un vecchio direttore anni fa perché c'era intenzione di rinnovare i programmi in questa chiave. Poi non se ne fece niente.

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