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Pippo Balistreri, storico direttore di palco: “Lascio Sanremo, con De Martino è tempo di dare spazio ai giovani”

Lo storico direttore di palco dell’Ariston Pippo Balistreri, in questa intervista a Fanpage.it, ripercorre quarant’anni di Festival tra retroscena, aneddoti e incidenti. Ci conferma che è arrivato il momento di fermarsi: “Questa volta per me è arrivato il momento di lasciare Sanremo”. E a De Martino consiglia di dire a tecnici e maestranze: “Sono il nuovo direttore artistico, però datemi una mano perché per me è la prima volta”.
A cura di Gianmarco Aimi
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Lo storico direttore di palco dell’Ariston Pippo Balistreri, in questa intervista a Fanpage.it, ripercorre quarant’anni di Festival tra retroscena, aneddoti e incidenti. Ora però, ci conferma che è arrivato il momento di fermarsi: "Da tempo dico che è l’ultimo Sanremo, ma questa volta per me è arrivato il momento di lasciare". Fine della corsa, dopo quasi mezzo secolo passato a far funzionare la macchina più complicata della tv italiana.

Insomma, con Pippo Balistreri, 74 anni e 41 di Festival, abbiamo compiuto un viaggio nel vero dietro le quinte di Sanremo, tra aneddoti, smentite e verità mai raccontate. E anche un consiglio che sente di dare a Stefano De Martino:Dovrebbe chiamare tutti i tecnici e le maestranze e dire: io sono il direttore artistico, però datemi una mano perché per me è la prima volta e ho bisogno del vostro aiuto”.

Dopo 41 Festival di Sanremo la vedremo ancora il prossimo anno?

Da qualche tempo dico sempre che è l’ultimo, ma questa volta per me è arrivato il momento di lasciare. Anche perché, come è giusto, bisogna aprire la strada ad altra gente che, nel frattempo, mi ha seguito e ha imparato il mestiere. Dal prossimo anno avanti i giovani.

Senza di lei, però, verrà a mancare un bel po’ di esperienza.

L’esperienza verrà sopperita dal fatto che, anziché una persona, quello che facevo io lo faranno tre o quattro persone. Si divideranno i vari compiti e riusciranno a lavorare bene.

Non pensa di restare in nessun altro modo? Per esempio come consulente.

Nella mia decisione hanno influito anche altri fattori. Per esempio che io non sono un dipendente Rai, ma un esterno. E dentro la tv pubblica, tra sindacati, dirigenti e altri funzionari, c’è un sacco di gente che, se non fai parte dell’azienda, ti guarda sempre come fossi diverso. Insomma, non fai parte della loro famiglia e mi chiamavano solo perché avevano bisogno. Sono tutti elementi che mi hanno portato a stufarmi e ad abbandonare tutto. Non c’è stato nessuno che mi ha detto di lasciare, ma è tempo di dare spazio ad altri.

Con Levante e Gaia a Sanremo 2026
Con Levante e Gaia a Sanremo 2026

Allora ripercorriamo la sua carriera al Festival, che è stata segnata, come direttore di palco, da tantissimi episodi discussi. Il primo nel 1983 con Vasco Rossi che lasciò il palco prima che finisse “Vita spericolata”. Si è detto che fosse una protesta contro il playback.

Non è andata così, anche se è una ricostruzione che gira da tempo. Il microfono scappò dalla tasca di Vasco perché era un Sennheiser con il cavo e la cuffietta. Lui, a fine esibizione, se lo mette in tasca e se ne va, ma il filo, arrivato a fine corsa, gli scappa dalla tasca e cade sul palco creando un rumore fortissimo, tanto che ci siamo spaventati. Questa è la dimostrazione che il microfono era funzionante e aperto, non certo in playback. Il resto sono dicerie.

L’anno successivo, nel 1984, i Queen a Sanremo come ospiti. Freddie Mercury, però, reagì male quando si rese conto che l’esibizione sarebbe stata in playback.

Quello era un playback, è vero, ma perché i Queen erano ospiti. Mentre invece Vasco Rossi, che era in gara, cantava dal vivo su una base. Freddie Mercury aveva chiesto di cantare e suonare live, ma noi non avevamo niente: non c’era l’orchestra e non c’era un gruppo di tecnici per affrontare un’esibizione del genere. Probabilmente, visto che all’epoca in pochi parlavano bene l’inglese, ci fu un malinteso. Loro erano convinti di suonare e cantare dal vivo, mentre una volta sul palco si sono ritrovati totalmente in playback. Da lì la reazione.

Non sono mancate neanche le proteste clamorose. Nel 1992 il contestatore Mario Appignani, “Cavallo Pazzo”, riuscì a salire sul palco gridando che il Festival era truccato. Tre anni dopo, nel 1995, Pino Pagano minacciò di buttarsi dalla balaustra per la disperazione di non avere lavoro. C’è chi ha ipotizzato che fossero episodi concordati.

In entrambi i casi non c’è stato niente di concordato. Tanto che con Pino Pagano, quello che voleva lanciarsi dalla balaustra, Pippo Baudo salì, lo abbracciò e lo rassicurò, e poi lo portò nel suo camerino. In quel momento Baudo domandò a tutti noi: “Avete dei soldi in tasca?”. Io avevo 500 mila lire e glieli diedi per tranquillizzarlo, per dimostrargli che le promesse del conduttore erano vere. Soldi che, in seguito, non ho mai ricevuto indietro. Una volta ne abbiamo parlato con Baudo e lui si è messo a ridere: nessuno glielo aveva mai ricordato.

Mario Appignani, Cavallo Pazzo a Sanremo 92
Mario Appignani, Cavallo Pazzo a Sanremo 92

Torniamo agli artisti. Nel 1996 i Blur si esibirono a Sanremo con “Charmless Man”, sostituendo alcuni membri della band con una bodyguard e un cartonato. Una provocazione ironica verso il festival. Non vi eravate accorti dei musicisti sostituiti?

Certo che ce ne eravamo accorti. Il fatto è che gli ospiti stranieri, nelle loro partecipazioni a Sanremo, hanno sempre avuto tutte le libertà di esprimersi che chiedevano. Nessuno gli ha mai detto di no per qualsiasi cosa. Per cui queste manifestazioni passavano, anche perché erano famosissimi e le case discografiche ci tenevano a fare bella figura con loro.

Anche nel 2001 con Brian Molko dei Placebo che distrusse la chitarra sul palco?

Quello è l’unico Festival nel quale non c’ero, condotto da Raffaella Carrà. Non andavo d’accordo con un ispettore della Rai, molto amico alla Carrà e al regista Sergio Iapino, compagno di Raffaella, e ho detto che non avrei partecipato. Per cui mi sono perso i Placebo.

Nel 2010, invece, l’orchestra del Festival protestò lanciando gli spartiti in aria quando Malika Ayane fu esclusa dalla finale mentre tra i finalisti entrava il trio formato da Pupo, Emanuele Filiberto di Savoia e Luca Canonici.

In quel momento c’era in diretta Antonella Clerici. Giustamente io, che mi occupavo dell’orchestra insieme a tante altre cose, all’inizio non ho gradito quella protesta. In seguito, però, ho capito che l’orchestra aveva ragione, perché i musicisti, invitati alla votazione dei brani, non consideravano la canzone di Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici meritevole di avere quella classifica. Sul momento ho pensato il contrario, poi gli ho dato ragione.

Nel 2020 si arriva alla lite tra Morgan e Bugo che si è trasformata in uno dei momenti più surreali della storia del Festival. Lei ha capito perché arrivarono a tanto?

Bisogna ripartire dalla prima prova a Sanremo. Bugo e Morgan provarono la partitura che Bugo, o il suo team, avevano preparato. Ma alla seconda prova Morgan decise di cambiare lo spartito: disse che voleva arrangiarlo in un’altra maniera e non gliene fregava niente della prova precedente. Scrisse un nuovo arrangiamento, ma quando lo consegnò ai musicisti si rifiutarono di suonarlo perché non si capiva un granché. E hanno risuonato lo spartito di Bugo. Evidentemente a Morgan questa cosa non è andata a genio e durante la diretta ha cambiato le parole della canzone. Con l’abbandono di Bugo sono stati eliminati come coppia.

Morgan e Bugo
Morgan e Bugo

Poco prima di entrare in scena i due litigarono anche nel backstage, come si vede in un video mentre stanno per imboccare le scale dell’Ariston. Lei era presente?

Sì. In buona sostanza Morgan voleva che Bugo gli facesse dei salamelecchi e che lo ringraziasse perché lo aveva portato a Sanremo. Non è successo, la canzone era di Bugo e quindi, non avendo avuto quella riconoscenza, sono nati i problemi successivi.

Ancora nel 2023 Blanco, dopo un problema audio, prese a calci la scenografia floreale. Anche su questo episodio ci sono dei dubbi: organizzato a monte o reazione istintiva?

Blanco non faceva parte dei concorrenti, era un ospite quell’anno. Ho notato, durante le prove del brano, che si fermava proprio in quel momento, quando cioè avrebbe poi distrutto le rose sul palco, dicendo che non sentiva. Per due prove ha fatto la stessa cosa, anche se non abbiamo riscontrato problemi tecnici. Infatti mi è sembrato tutto programmato per compiere l’azione che poi ha fatto sul palco durante la diretta. Un modo per farsi pubblicità.

I problemi tecnici a Sanremo sono sempre molto discussi.

Quest’anno c’è stato un grosso problema, ma di solito i problemi maggiori vengono dallo scambio dei microfoni. Non dovrebbe succedere, ma nella baraonda può capitare.

Il “problema più grosso” di quest’anno è stato prima dell’esibizione di Alicia Keys con Eros Ramazzotti?

Esatto. In quel caso la colpa non voglio dire che non sia di nessuno, ma è successa una cosa curiosa. Il pianoforte di Alicia Keys passava attraverso un computer, una sorta di filtro, per permettere di avere dei suoni come li aveva chiesti lei. La ciabatta che alimentava questo allaccio era rotta, ma non del tutto: ogni tanto funzionava. Quando andavamo a provare funzionava, quando tornavamo in diretta si staccava. Per questo, durante la diretta, quando ci siamo accorti che non andava abbiamo mandato la pubblicità. Siamo tornati a provarla e non ci dava nessun problema. Tornati in onda ha continuato a funzionare, solo in seguito ci siamo accorti che si era spenta di nuovo. In pratica, fino a quel momento non avevamo capito che fosse la ciabatta a mandare corrente a fasi alternate. Infatti Alicia Keys si è esibita senza problemi, ma quella ciabatta si sarebbe potuta staccare in qualsiasi momento.

Eros non è particolarmente fortunato, perché qualche anno prima, nel 2023 durante il duetto con Ultimo, Ramazzotti dimenticò il testo e protestò perché il gobbo elettronico non funzionava.

Qui parliamo di un’altra questione. A volte, quando le telecamere girano per le inquadrature, per non far vedere che un cantante utilizza il gobbo elettronico con il testo viene spento e poi riacceso. E può succedere che, dopo il passaggio delle telecamere, non venga riacceso. Noi, prima di ogni esibizione, chiedevamo sempre a tutti i cantanti se volessero o meno il gobbo. In quel caso Eros Ramazzotti lo aveva chiesto, perché gli capita di non ricordarsi le parole. Può sembrare strano, ma tanti artisti, una volta sul palco, si dimenticano le loro canzoni.

Un altro momento che si è trasformato in un meme è del 2025 durante il duetto “Crêuza de mä”, quando ci furono problemi ai microfoni tra Bresh e Cristiano De André che ripeterono l’attacco più volte. In quel caso di chi o di cosa è stata la colpa?

Qui i tecnici non c’entrano nulla. In quella esibizione Cristiano De André si era messo il trasmettitore bodypack nella tasca posteriore dei pantaloni ed era seduto su uno sgabello. Così, muovendosi, continuava ad sganciarsi e riagganciarsi. Quindi, anche se inconsapevolmente, è stato lui a creare quel difetto, non era la tecnologia che non funzionava.

In tutti questi anni di Ariston qual è stata la richiesta più strana che ha fatto un artista?

La prassi è sempre stata questa: gli artisti mandavano una scheda tecnica e noi preparavamo tutto per come lo avevano chiesto. Tutto quello che volevano è stato realizzato, anzi anche qualcosa di più. A memoria devo dire che non mi viene in mente nessuna richiesta esagerata o bizzarra. Certe cose irrealizzabili potevano avvenire prima degli anni Novanta, ma da quando la Rai è responsabile di tutto quello che accade al Festival di Sanremo ha dimostrato di essere il massimo a livello logistico e tecnologico che si possa desiderare in Italia. Il gruppo Rai, ci tengo a precisarlo, è il più forte di tutti. Ho conosciuto tanti tecnici, ma quelli della Rai sono dei maghi. Fanno cose meravigliose, sia nell’organizzazione sia per le parti video e audio. Cinque serate dal vivo penso che non esistano in nessuna parte del mondo. Non è facile organizzarle senza problemi tecnici, con decine di musicisti che si alternano sul palco in poco tempo. C’è chi sostiene che si potrebbe organizzare meglio, ma di solito chi lo dice organizza l’esibizione di un solo cantante, anche per più giorni consecutivi, senza però tutti quei cambi palco o la passerella di artisti con esigenze molto diverse tra loro.

Lei ha attraversato epoche diverse. Con quali direttori artistici si è trovato meglio?

Mi sono trovato bene con tutti, a parte la parentesi del 2001 come ricordavo prima. Ma quello che mi ha insegnato più di tutti è stato Pippo Baudo. Era un direttore artistico molto competente e riusciva a far capire l’importanza di tutti gli aspetti di uno show così complesso. Negli anni Ottanta, quando abbiamo lavorato a Sanremo le prime volte, non c’era ancora l’orchestra ma le basi, e già allora da Baudo c’era solo da imparare. Era davvero competente a livello musicale: suonava, leggeva gli spartiti, aveva una cultura a 360 gradi. Su qualsiasi aspetto di una rassegna complicata come Sanremo lui sapeva aggiungere esperienza.

Il passaggio di consegne tra Conti e De Martino per Sanremo 2027
Il passaggio di consegne tra Conti e De Martino per Sanremo 2027

Ora che il Festival passa nelle mani di Stefano De Martino, cosa gli consiglia?

Stefano De Martino, prima di iniziare, dovrebbe andare sul palco, chiamare tutti i tecnici e le maestranze e dire: “Io sono il direttore artistico, però datemi una mano perché per me è la prima volta e ho bisogno del vostro aiuto”. È importante la collaborazione di tutti. Il Festival non si organizza dall’oggi al domani: è una macchina molto difficile da far funzionare.

A livello personale, tra tutte le canzoni passate dall’Ariston durante Sanremo mentre lei era direttore di palco, quali sono quelle che porta più nel cuore?

La cantante che mi è rimasta nel cuore è Giorgia, perché rispecchia maggiormente i miei gusti musicali e ho sempre trovato nelle sue canzoni i riferimenti che amo. A me piace tanto.

Visto che è stato il suo ultimo Festival, c’è qualcuno che sente di dover ringraziare?

Ringrazio la Rai… (la voce gli si rompe dalla commozione, ndr). Scusa, ma l’emozione nel ricordare così tanti anni di impegno è forte. Pur non facendo parte dell’azienda sono stato trattato benissimo, quindi ci tengo a ringraziare tutti quelli che hanno lavorato con me.

Gianmarco Aimi

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