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Peppe Iodice su Pucci e Sanremo: “Avrei rinunciato anch’io. Come fece Troisi nel 1981”

A Fanpage.it Peppe Iodice difende la scelta di Andrea Pucci di rinunciare a Sanremo e rivela: “Avrei fatto lo stesso. La qualità della vita viene prima di tutto”. Il comico napoletano paragona il caso a Troisi che nel 1981 lasciò il Festival.
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Il caso Andrea Pucci continua a tenere banco. Ne hanno parlato tutti. Da Giorgia Meloni a Carlo Conti, fino ai colleghi – amici e meno amici – del comico milanese. Tra questi c'è anche Peppe Iodice. Fanpage.it lo raggiunge in un momento particolarmente frenetico della sua carriera. È a margine di una riunione per la prossima puntata del Peppy Night, il suo show su Canale 21 che continua a riscuotere grande successo di pubblico. Quest'anno, nella settimana dell'ultima puntata di Falsissimo, ha ospitato ancora una volta Fabrizio Corona, confermando la capacità del programma di essere sempre al centro del dibattito mediatico napoletano.

Ma c'è un'altra grande novità che lo tiene impegnato: il suo primo film da protagonista, "Mi batte il corazon", pronto a sbarcare nelle sale dal 19 marzo. Un traguardo importante per il comico napoletano che arriva dopo decenni di gavetta tra piazze, teatri e televisione. Quella stessa gavetta che ha condiviso con Andrea Pucci. Sul caso che ha scosso l'attualità italiana, Peppe Iodice ha le idee molto chiare.

Peppe Iodice e Andrea Pucci a STEP.
Peppe Iodice e Andrea Pucci a STEP.

Peppe, con Andrea Pucci hai condiviso tanto. 

Sono un suo amico, assolutamente. Per me questo sentimento viene prima del Festival, prima di qualsiasi cosa.

Sei stato felice, quindi, quando Carlo Conti lo ha annunciato come co-conduttore? 

Più che felice. Tantissimo. E sono stato altrettanto dispiaciuto quando ho saputo che lui ha preferito rinunciare. Quindi tutto quello che sto per dirti è assolutamente condizionato da questo sentimento che per me è fondamentale. Tu vedi un professionista e sembra che vedi un robot, ma non è così. Si sottovalutano troppo spesso aspetti morali, sentimentali. Uno che deve far ridere sul palco, fuori fa una vita normale. Questo non si capisce. Quello che ha provato Andrea, invece, io l'ho capito.

Lo hai sentito? 

Certo. Ti posso dire quello che gli ho detto, quello che gli ho scritto e cioé: "Per me è fondamentale una qualità della vita alta, buona, quindi se andare a Sanremo con tutte ‘ste polemiche ti abbassavano la qualità della vita, hai fatto la scelta giusta a non andarci".

Come hai conosciuto Andrea Pucci?

Abbiamo fatto Colorado insieme, anni fa. Ma in tutta la carriera ci siamo sempre sfiorati, abbiamo frequentato e fatto serate simili. Parliamo del mondo degli eventi, del mondo delle piazze. Andrea Pucci è uno che ha sempre avuto tra le mani il termometro del pubblico. Ha fatto quella gavetta lì, ha fatto quel tipo di esperienza che niente e nessuno ti può togliere.

Se tutto questo fosse successo a Peppe Iodice?

Avrei rinunciato anche io, ovviamente. Se avessi sentito dolore, tra l'annuncio e la rinuncia, per tutto quello che è successo, avrei rinunciato senza pensarci. Ognuno ragiona con la propria sensibilità. Ti devo dire che nella mia vita, nella mia carriera, ci sono state delle situazioni, delle polemiche che hanno alimentato dentro di me un senso di rivalsa e di sfida. Altre volte, invece, mi hanno fatto stare male. Ecco allora che torna il consiglio che ho dato ad Andrea: la qualità della vita deve rimanere alta, se qualcosa me la fa abbassare io questa cosa la mollo all'istante. Può essere Sanremo, come qualsiasi altra cosa.

Hai compreso la scelta di Pucci, quindi? 

Assolutamente. Facciamo un mestiere che fa ridere la gente, per questo motivo dobbiamo stare bene, dobbiamo essere sicuri, altrimenti diventiamo meccanici. Per far ridere gli altri, serve il cuore aperto. Se lo inquinano, se lo chiudono, non si può fare. Andrea ha fatto bene, assolutamente. Avrebbe affrontato tutto con l'idea di un plotone d'esecuzione pronto ad aspettarlo. Ci sono altri due amici che mi hanno raccontato il clima lì.

Di chi parliamo?

Di Pio e Amedeo. Loro hanno usato la motivazione opposta: andiamo lì e facciamo il culo a tutti. Lo hanno fatto col cuore leggero. Se lo fai col cuore leggero va bene, ma se per un mese ti hanno sparato contro…ma come fai ad andare là sopra e raccontare la leggerezza? Nun se po fà. Tra l'altro il pubblico di Sanremo non è il pubblico migliore del mondo per un comico. Non ci dimentichiamo di Troisi.

Troisi nel 1981 raccontò di aver rinunciato a Sanremo due giorni prima.
Troisi nel 1981 raccontò di aver rinunciato a Sanremo due giorni prima.

Parli della sua rinuncia al Festival nel 1981?

Esatto. Il ragionamento di Massimo Troisi fu il medesimo. Salire sul palco avrebbe abbassato la sua qualità della vita. E rinunciò alla promozione di un film come Ricomincio da Tre, sua opera prima, un film che era fondamentale e importante. Le dinamiche chiaramente erano molto diverse. Lì c'era una Rai che non voleva che parlasse di religione, di politica, del terremoto dell'Irpinia. Due giorni prima, decise di rinunciare. Un fenomeno che aveva capito di non aver bisogno di niente se non della sua serenità. E poi sappiamo bene come è andata a finire col film e con la sua carriera. È entrato nella storia.

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